Neri Pozza
A occhi chiusi
di Green Linda
editore: Neri Pozza
pagine: 319
Lisa Dale non è mai stata una di quelle madri che si rimproverano di essersi perse le tappe importano della crescita dei figli
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Il libro degli amici
di Elio Pecora
editore: Neri Pozza
pagine: 142
Il folto gruppo di prosatori e di poeti che abitano le pagine di questo libro - da Elsa Morante ad Amelia Rosselli, da Aldo Pa
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Ombre dal fondo
editore: Neri Pozza
pagine: 155
«Il giornalismo è diventato, tragico paradosso, il contrario di quello che vorrei: serve a distogliere il vostro sguardo»
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La compagnia delle anime finte
di Wanda Marasco
editore: Neri Pozza
pagine: 238
Dalla collina di Capodimonte, la «Posillipo povera», Rosa guarda Napoli e parla al corpo di Vincenzina, la madre morta
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Tempo di vivere, tempo di morire
di Erich Maria Remarque
editore: Neri Pozza
pagine: 384
Russia, Seconda guerra mondiale
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I bastardi dovranno morire
di Emmanuel Grand
editore: Neri Pozza
pagine: 351
Wollaing è una cittadina del Nord della Francia dove, a poco a poco, hanno proliferato grappoli di casette con i tetti di tego
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Tre piani
di Eshkol Nevo
editore: Neri Pozza
pagine: 255
In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani
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Tra il Po, il monte e la marina. I romagnoli da Artusi a Fellini
di Pier Mario Fasanotti
editore: Neri Pozza
pagine: 300
La Romagna ha dato i natali ad alcuni tra i personaggi più rilevanti della storia dell'arte e della letteratura del nostro pae
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La pittura e lo sguardo. Scritti sull'arte
di Avigdor Arikha
editore: Neri Pozza
pagine: 414
Avigdor Arikha è stato uno dei più grandi pittori della seconda metà del XX secolo. Non tutti sanno che, parallelamente alla sua produzione pittorica, ci ha lasciato un'opera di teorico e storico dell'arte non meno sorprendente per acutezza e originalità, che viene qui raccolta nella sua integralità. Congiungendo lo sguardo del pittore con quello del critico, Arikha riesce a situare l'atto del dipingere in una prospettiva completamente nuova, che lo mostra non semplicemente "da vicino", come qualsiasi storico dell'arte può fare, ma piuttosto "da dentro", nella genesi stessa delle opere. Che si tratti dell'astrattismo cromatico di Velasquez o del nitrito del cavallo graffito nella grotta magdaleniana di Gabillou, dello scacco di Giacometti o del ramo d'oro di Poussin, dell'assolo di Bonnard o del «miracolo logico» di Matisse nell'incontro tra il Jazz e l'Apocalisse di Beatus, della pittura pompeiana di David o del Raffaello di Ingres, noi siamo catturati ogni volta dalla novità del suo sguardo e lo seguiamo mentre penetra là dove quello del critico e dello storico si arrestano: l'individuazione del problema che ciascun pittore ha avvertito e ha cercato di risolvere, talora a dispetto del suo tempo.
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Che cos'è reale? La scomparsa di Majorana
di Giorgio Agamben
editore: Neri Pozza
pagine: 78
Quarant'anni dopo il libro di Sciascia, il mistero della scomparsa di Ettore Majorana, avvenuta il 25 marzo 1938, è rimasto immutato. Com'è possibile che il più promettente e geniale fra i fisici riuniti intorno a Enrico Fermi sia sparito senza lasciare traccia? Sciascia aveva ipotizzato che la decisione di scomparire e di abbandonare la fisica fosse stata presa da Majorana nel momento in cui si era reso precocemente conto che le ricerche di Fermi avrebbero portato alla bomba atomica, ma la sua ipotesi è stata sempre smentita dai fisici. Agamben in questo libro affaccia un'altra e più persuasiva ipotesi. Analizzando attentamente un articolo postumo di Majorana sul "Valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali", che dimostra che nella fisica quantica la realtà deve dissolversi nella probabilità, Agamben suggerisce che Majorana, scomparendo senza lasciare tracce, ha fatto della sua persona la cifra stessa dello statuto del reale nell'universo probabilistico della fisica contemporanea e ha posto alla scienza una domanda che aspetta ancora la sua risposta: che cos'è reale?
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Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica
di Christopher Lasch
editore: Neri Pozza
pagine: 670
"Come può accadere che delle persone serie continuino a credere nel progresso, malgrado le importanti confutazioni che parevano aver liquidato una volta per tutte la validità di questa idea?" Muovendo da questo interrogativo, Christopher Lasch dà avvio in questo libro - vera e propria pietra miliare di ogni pensiero critico della modernità - a un'affascinante ricostruzione storica, filosofica, sociologica dell'idea di progresso, ultima fede, autentica religione secolarizzata dell'occidente. Il libro parte dall'interpretazione largamente accettata secondo la quale l'idea di progresso rappresenterebbe la versione secolarizzata della fede cristiana nella provvidenza. Opponendosi, infatti, al mondo antico e alla sua visione ciclica della storia, e rivendicando all'opposto una direzione di quest'ultima - dalla caduta dell'uomo alla sua definitiva redenzione -, la cristianità avrebbe permesso all'occidente di concepire la storia come un "processo generalmente in moto verso l'alto". Per Lasch, tuttavia, nel ventesimo secolo quest'idea del progresso basata sul pensiero di una "finalità" della storia, sulla speranza in un qualche stato finale di perfezione terrena, diventa "la più morta delle idee morte", spazzata via dal fallimento dei totalitarismi e di ogni considerazione utopistica del futuro. Nel secolo scorso si mostra, infatti, in ambito soprattutto anglosassone, l'estrema secolarizzazione della fede nel progresso. La sua idea viene separata dalla città celeste e riportata sulla terra, e la fede nel progresso diventa fede nel "progresso tecnologico" e nell'estensione del benessere materiale, dell'abbondanza e del consumo. E allora anche che ogni critica del progresso viene bollata come una faccenda di oscurantisti, chiacchiera di tutti coloro che "si rifugiano nella devozione, nell'estetica e nel mito". Il risultato è che questa cieca fede nel progresso appartiene oggi in egual misura tanto alla destra che propone di mantenere il nostro standard di vita smodato a spese del resto del mondo e delle nostre stesse minoranze, quanto alla sinistra che pensa, invece, di estendere gli standard di vita occidentali al resto del mondo. Un programma suicida, per Lasch, perché nel primo caso approfondirà il solco che separa le nazioni povere da quelle ricche e genererà moti di ribellione e terrorismo sempre più violenti contro l'occidente; e, nel secondo, porterà ancora più rapidamente all'esaurimento di risorse non rinnovabili, all'inquinamento irreversibile dell'atmosfera terrestre e alla distruzione del sistema ecologico da cui dipende la vita dell'uomo. Tutto ciò rende urgente, per Lasch, la costruzione di un punto di vista radicalmente nuovo che tagli corto sia con la convinzione che il nostro standard di vita sia destinato a un costante miglioramento, sia con l'altra faccia dell'ideologia del progresso: quella struggente nostalgia che essa produce per la semplicità passata, per le comunità del "mondo che abbiamo perduto".
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