fbevnts Tutti i libri editi da Viella - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 45
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Viella

La «Summa trium librorum» di Rolando da Lucca (1195-1234)

Fisco, politica, scientia iuris

editore: Viella

Il più antico trattato di diritto pubblico che la dottrina giuridica medievale abbia prodotto è la "Summa Trium Librorum" di R
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70,00

Il contributo di Giovanni D'Anna allo studio della letteratura latina

editore: Viella

pagine: 148

L'8 Dicembre del 2008 si è spento Giovanni D'Anna, professore di Letteratura Latina alla "Sapienza" di Roma e membro delle più prestigiose istituzioni culturali. Per onorare la memoria del Maestro, colleghi e amici, presso l'Accademia dell'Arcadia e l'Istituto Nazionale di Studi Romani, hanno promosso due giornate sul contributo fornito da D'Anna allo studio di poeti e prosatori latini. In un articolato panorama i relatori hanno fatto emergere alcuni percorsi tematici privilegiati, ai quali D'Anna ha nel tempo rivolto maggiormente le proprie cure, come testimoniato dalla sua ricchissima bibliografia allegata in appendice. In primo luogo il filone costituito dalle dichiarazioni programmatiche ed estetiche, dalle polemiche letterarie degli stessi scrittori latini. A tali ricerche si affianca il filone relativo agli orientamenti programmatici della storiografia latina, nella quale D'Anna ha saputo illustrare la vocazione ad armonizzare quelli che nel mondo greco erano indirizzi contrapposti e fra loro polemici. Naturalmente altri poli tematici sono stati evidenziati: Cicerone, filosofo nonché critico e storico della letteratura; gli scrittori arcaici, quali ad esempio Pacuvio; l'"Eneide", con le connesse problematiche di natura letteraria e archeologica concernenti le varie configurazioni del mito sulle origini di Roma. Il volume si pone non solo come un bilancio sui risultati di una straordinaria vita di ricerca, ma anche come un prezioso punto di riferimento per nuovi traguardi.
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20,00

La musica dei semplici

L'altra controriforma

editore: Viella

pagine: 468

La musica che si racconta in questo libro è molto diversa dalla musica delle corti, delle élites e dei chiostri
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40,00

Il pane della ricerca

Luoghi, questioni e fonti della storia contemporanea in Italia

editore: Viella

pagine: 240

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25,00

Un italiano a Bucarest: Luigi Cazzavillan (1852-1903)

editore: Viella

pagine: 258

Luigi Cazzavillan nacque ad Arzignano (VI) nel 1852. Fu garibaldino, giornalista, commerciante, imprenditore, benefattore. Volontario, sotto il comando di Garibaldi, nella guerra franco tedesca del 1870-1871, partecipò poi alla guerra serbo-turca del 1876, dopo la quale passò in Romania. Qui, dopo essere stato corrispondente di guerra per vari giornali italiani, decise di stabilirsi, diventando imprenditore nel campo della stampa e direttore di giornali. Nel 1844 fondò il quotidiano "Universul", uno dei più importanti del vecchio Regno romeno, introducendo nel Paese l'utilizzo della rotativa oltre a quello della pubblicità commerciale. Verso la fine del secolo Cazzavilan si imponeva come una delle maggiori personalità della colonia italiana a Bucarest, della quale divenne presidente. Con le sue sostanze promosse o contribuì a numerose iniziative di beneficenza, sia in Romania che nel natio Veneto. Morì a Vienna, dove si era recato per cure mediche, ancora giovane nel 1903. Un monumento nel "parco Cazzavillan" di Bucarest ne ricorda ancora oggi la figura.
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30,00

Federico II: la condanna della memoria. Metamorfosi di un mito

di Fulvio Delle Donne

editore: Viella

pagine: 206

Federico II di Svevia (1194-1250) è un personaggio dotato di un fascino imperituro, che lo ha portato a godere di una doppia vita: una nel mondo, contingente, l'altra nel mito, immortale. Essere ricordati è il desiderio di tutti i grandi, ma per Federico II - l'eccelso imperatore, l'unico degno di quel nome vissuto nel XIII secolo - è quasi una damnatio, una condanna, ancora maggiore dell'oblio, perché la sua esistenza reale ha finito con l'essere sepolta sotto le concrezioni della memoria trasfigurata. Nel libro si segue il percorso che ha portato Federico II dalla storia al mito, e che, viceversa, ha ricondotto nella storia il protagonista dell'anonimo Itinerarium, il poeta-imperatore capace di improvvisare i motti in versi che ancora oggi identificano molte città pugliesi. Se la figura storica è ricostruibile con l'attenta lettura delle fonti, accanto ad essa si è venuta costantemente a collocare quella mitizzata, che lo stesso Svevo ha ampiamente contribuito a creare, ma che l'ha spesso reso indistinguibile nei tratti autentici. Affrontare l'immagine di Federico II attraverso le attestazioni del suo mito serve a definirne i contorni, ma impone, al tempo stesso, un termine perentorio alle invenzioni fantastiche che l'hanno immersa in una strumentale dimensione atemporale, trasformando tutto ciò che le è correlato - e innanzitutto Castel del Monte - in oscuri e irrazionali simboli esoterici.
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22,00

L'artista girovago

Forestieri, avventurieri, emigranti e missionari nell'arte del Trecento in Italia del Nord

 

editore: Viella

pagine: 352

Gli artisti sono sempre girovaghi: si muovono in caccia di lavoro, richiamati da centri di potere, da committenti, da altri oc
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48,00

La Nikopeia. Immagine di culto, «palladio», mito veneziano

di Stefan Samerscki

editore: Viella

pagine: 125

Come Venezia trova nel Medioevo il suo simbolo in San Marco, allo stesso modo la Repubblica lagunare nell'epoca moderna viene rappresentata dall'icona bizantina della Nikopeia di San Marco. Essa appare nel Cinquecento nel tesoro della Basilica di San Marco e viene utilizzata come immagine contro la peste. Successivamente l'icona viene esposta pubblicamente solo nel periodo del declino economico e politico, stilizzata come simbolo dell'identità veneziana collegandola con il mito della nascita della città. In primo luogo simbolo dello Stato, veniva però considerata anche di aiuto nelle difficoltà personali in ragione della grande venerazione da parte del popolo. In questa maniera riuscì a superare indenne la fine del dominio dei dogi e fino a oggi riveste un posto importante come immagine mariana venerata in città. Attingendo a fonti finora sconosciute, questa ricerca segue l'origine e il destino del "palladio" veneziano dagli inizi fino ai giorni nostri.
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18,00

Nazioni d'Italia

Identità politiche e appartenenze regionali nello spazio italiano di Sette-Ottocento

 

editore: Viella

pagine: 304

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30,00

Esortazione agli ebrei. Testo latino a fronte

di Gioacchino Da Fiore

editore: Viella

pagine: 196

Nel corso del medioevo l'atteggiamento dei cristiani nei confronti degli ebrei era fondamentalmente negativo e si esprimeva anche attraverso le opere di una letteratura antiebraica, al cui interno spiccavano i testi di un monaco cluniacense, l'abate Pietro il Venerabile, e di un convertito spagnolo, Pietro Alfonsi. Gioacchino da Fiore conosceva questi testi, elaborando dal canto suo una posizione del tutto differente. Egli non si rivolgeva agli ebrei per convertirli, ma ai cristiani, per convincerli che con l'incarnazione di Gesù la storia del popolo di Israele non era finita: nel futuro degli ultimi tempi della storia, che secondo l'abate si stava avvicinando nei giorni in cui egli scriveva, gli ebrei e i gentili si sarebbero riuniti in un unico popolo di credenti. Questa visione, che non trovava precedenti né ebbe seguito, fu affidata a un testo in cui Gioacchino da Fiore accumulava e commentava ampiamente brani delle Scritture sacre degli israeliti - il Vecchio Testamento dei cristiani -, trovandovi la conferma della dottrina della Trinità e la prefigurazione dell'avvento del Messia nella persona del Cristo. In tutto questo egli affidava a se stesso un ruolo analogo a quello del profeta Elia e indirizzava ai suoi ascoltatori una Esortazione a prepararsi ad accogliere insieme ebrei e cristiani alla fine della storia umana. Introduzione di Alexander Patschovsky.
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25,00
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60,00

L'ara dipinta di Thaenae. Indagini sul culto martiriale nell'Africa paleocristiana

editore: Viella

pagine: 256

L'ara dipinta conservata nel museo di Sfax è un monumento unico nel suo genere, sia all'interno della necropoli di Thaenae, da cui proviene, sia nell'ambito dell'archeologia del Mediterraneo di età tardoantica. Gli autori analizzano sotto differenti prospettive di ricerca. L'analisi delle immagini porta alla conclusione che il monumento vada ricondotto alla sensibilità delle comunità cristiane d'Africa della prima metà del IV secolo e sia specchio di quella sete del martirio da esse spesso evocata. In un'epoca in cui poche e spesso ambigue sono le immagini del martirio, l'ara si pone come una testimonianza imprescindibile per chi voglia indagare i modi e le forme con cui le iconografie pagane si piegarono a narrare, già dai primi secoli, i nuovi valori del Cristianesimo. Con una postfazione di Sofia Boesch Gajano.
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32,00

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