Il Mulino: Studi della Fondazione Michele Pellegrino
Le muse del Calvario. Angelo Grillo e la poesia dei benedettini cassinesi
di Francesco Ferretti
editore: Il Mulino
pagine: 394
Il monaco cassinese Angelo Grillo (1557-1629) fu tra i primi a sperimentare uno stile già barocco, contribuendo all'evoluzione del gusto da ideali di "candidezza" e "coltura" a ideali di "novità" e "capriccio". Questo studio ricostruisce e analizza le stagioni della poesia spirituale del monaco, mettendola in dialogo con altri generi da lui praticati (rime amorose e rime morali), oltre che con le indicazioni di poetica contenute nel suo epistolario. L'aspetto più innovativo dello "stil pietoso" proposto da Grillo è la contaminazione di sacro e profano. L'esito non è però uno stile ludico e irriverente alla maniera di Marino, bensì una forma tanto eccessiva nei suoi ornamenti quanto fedele al proprio oggetto spirituale: le "Muse" profane sono programmaticamente convertite e subordinate al progetto vertiginoso di una poesia del "Calvario". Per meglio chiarire le ragioni di questo stile, che anticipa alcune istanze dei poeti metafisici inglesi, il volume prende in esame anche alcuni poemi agiografici composti da monaci cassinesi che furono amici o compagni di strada di Grillo. Anche tra i confratelli, infatti, agisce un'analoga poetica della conversione: una volontà di disciplinare, senza davvero rinnegarli, i modelli profani di poesia e di aggiornare la loro lezione ai paradigmi post-tridentini di composizione devota.
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Predicare nel Seicento
editore: Il Mulino
pagine: 232
Il volume si presenta come seconda anta di un trittico che si è aperto con "La predicazione nel Seicento", uscita nel 2009, e che si chiuderà con "Prediche e predicatori nel Seicento". Una guida per attraversare quello che oltre mezzo secolo fa è stato efficacemente definito il Mato Grosso della letteratura di pietà tra Cinque e Ottocento, con l'immensa foresta del Seicento ancora fitta di grovigli e sorprese. In questa fase dell'indagine, orientata, di proposito, su figure rimaste in ombra, da Giovanni Azzolini a Luigi Giuglans su scritti meno noti di grandi autori come Emanuele Tesauro e Francesco Fulvio Frugoni, su tratti peculiari dall'opera di Daniello Bartoli e di Paolo Segneri, vengono passate al vaglio forme e "nuove maniere" dell'universo del predicare, dall'"officio" all'"esercizio" all'"uso", dal "talento" all'"arte" al "teatro", dalla "passione" alla "persuasione" alla "sottigliezza", dal "potere" all'"ingegno" alle "regole", aspetti tutti che si intrecciano strettamente a nodi cruciali della cultura barocca e su cui convergono oggi dibattito e ricerche interdisciplinari. Felice esempio, come il precedente, di monografia a più voci, il volume indaga tendenze, metodi, modelli, testi e contesti di una forma d'arte preziosa, complessa, affascinante.
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Marcello II Cervini (1501-1555). Riforma della Chiesa, Concilio, Inquisizione
di Chiara Quaranta
editore: Il Mulino
pagine: 496
Fondata su un'ampia indagine documentaria, questa biografia ricostruisce il percorso umano e religioso di Marcello Cervini, papa Marcello II nel 1555, nei decenni che fecero da sfondo al dilagare in tutta Europa della Riforma protestante e alla drammatica crisi allora vissuta dalla Chiesa di Roma. Alla corte di Paolo III, di cui fu segretario e consigliere, il Cervini affinò i suoi talenti sul terreno diplomatico, fino a diventare una figura chiave della politica curiale. Destinato a incarichi di altissima responsabilità, egli fu chiamato a presiedere le prime sessioni del concilio di Trento che, proprio grazie alla sua energica azione, avrebbero sancito la definitiva condanna delle dottrine d'oltralpe. Il cruciale ruolo politico e religioso che egli ebbe nel guidare i lavori dell'assemblea consente di cogliere i drammatici conflitti che percorsero l'assemblea conciliare e ne influenzarono gli esiti, anche alla luce del suo ruolo di fiduciario dei Farnese e di autorevole esponente della congregazione del Sant'Ufficio istituita nel 1542. Questa ricerca rivela la molteplicità di strategie elaborate in quei decenni cruciali da un personaggio la cui elezione papale parve segnare una svolta nella storia della Chiesa di Roma, per confluire poi nel tenace mito agiografico dell'austero riformatore sottratto da una morte subitanea al compito di realizzare l'incisivo rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche lungamente auspicato.
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La predicazione nel Seicento
editore: Il Mulino
pagine: 249
La parola che evoca l'inferno e il cielo, il nulla e il tutto, l'orrore della colpa e la speranza della salvezza. È il compito della predicazione, forma che del Seicento costituisce uno dei più complessi lasciti. E come tale offre un campo ancora molto da esplorare. Lo fa questo libro, nel quale a un grande quadro d'insieme sulle forme e tendenze specifiche della predicazione barocca seguono cinque indagini particolari su aspetti rimasti in ombra: dalla «scuola» dei Canonici regolari lateranensi alla retorica dei «Sermoni divoti» all'oratoria sacra dei gesuiti del Collegio Romano; e su testi poco noti di autori famosi come Emanuele Tesauro e Giacomo Lubrano. Se, come scriveva Bossuet, la predicazione è arte che non finisce mai di sorprendere, il volume - singolare tipo di monografia a più voci - continua a farcene conoscere nodi, aspetti e figure di rilievo.
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Il francescanesimo dalle origini alla metà del secolo XVI. Esplorazioni e questioni aperte. Atti del Convegno della Fondazione M. Pellegrino (Torino, novembre 2004)
editore: Il Mulino
pagine: 278
Questo volume è frutto del lavoro di un nutrito gruppo di studiosi di storia religiosa; nato dal dibattito sviluppatosi attorno a un testo di importanza cruciale per la comprensione del francescanesimo, "Nel nome di san Francesco" di Grado Giovanni Merlo, ha lo scopo di fare luce sui vari aspetti e sfaccettature del "fenomeno francescanesimo", aprendo nuovi indirizzi alla ricerca futura.
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Rime sacre dal Petrarca al Tasso
editore: Il Mulino
pagine: 231
Conclusa la grande stagione della poesia sacra medievale, l'interesse per le tematiche spirituali rimane ben vivo nella letteratura in versi dei secoli successivi; al punto che un poeta in gioventù "profano" come fu il Petrarca affronta, in uno dei suoi ultimi componimenti, temi quali la visione beatifica e la resurrezione della carne. Allo stesso modo, temi morali e religiosi sono continuamente presenti nei versi di poeti rinascimentali quali Vittoria Colonna e Torquato Tasso. Ma oltre che nelle opere dei grandi letterati, la tradizione delle rime religiose si mantiene ben viva nei quattrocenteschi "daudari", raccolte di composizioni poetiche scritte da religiosi, che si rifanno agli Inni di San Francesco e delle Laudi di Jacopone.
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