Libri di A. Di Gennaro
Amore in bilico. Lettere a Katherine Whitmore (1932-1947)
di Pedro Salinas
editore: Editoriale Jouvence
pagine: 556
Questo è uno dei documenti più intensi e più belli della letteratura spagnola del XX secolo: la raccolta inedita delle lettere
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Taccuino per stenografia (1937-1938)
di Emil M. Cioran
editore: Mimesis
pagine: 74
Il "Taccuino per stenografia", redatto da Cioran durante i primi anni di permanenza in Francia, presumibilmente tra il 1937 e
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Ultimatum all'esistenza. Conversazioni e interviste (1949-1994)
di Emil M. Cioran
editore: La Scuola di Pitagora
pagine: 480
«Per me scrivere è un ultimatum all'esistenza», afferma Cioran in una delle preziose interviste raccolte nel presente volume,
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L'insonnia dello spirito. Lettere a Petre Tutea (1936-1941)
di Emil M. Cioran
editore: Mimesis
pagine: 83
Bucarest, inizio anni '30: è qui, nella "piccola Parigi" dei Balcani, che il destino di Emil Cioran interseca quello di Petre
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Dio e il nulla. La religiosità atea di Emil Cioran
editore: Mimesis
pagine: 188
Il presente volume prende le mosse dal convegno omonimo che si è svolto a Napoli il 15 e il 16 novembre 2017, promosso dalla s
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Emil Cioran, itinerari di una vita. L'Apocalisse secondo Cioran (ultima intervista filmata)
di Gabriel Liiceanu
editore: Mimesis
pagine: 147
Fino alla caduta di Nicolae Ceausescu (1989), la figura di Emil Cioran è fortemente osteggiata nella Repubblica Socialista di
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Tra inquietudine e fede. Corrispondenza (1967-1992)
editore: Mimesis
pagine: 144
Il presente volume raccoglie in maniera integrale lo scambio epistolare, costituito da cinquantatré missive, intercorso tra Em
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Un'altra verità. Lettere a Linde Birk e Dieter Schlesak (1969-1986)
di Emil M. Cioran
editore: Mimesis
pagine: 77
Il presente volume raccoglie in maniera integrale lo scambio epistolare, costituito da quattordici missive, intercorso tra Emil Cioran, Linde Birk e Dieter Schlesak negli anni 1969-1986. Esso rappresenta una preziosa testimonianza per comprendere l'evoluzione psicologica di Cioran in Francia e per chiarire il suo rapporto di amore-odio verso la Romania. Afflitto da un'"ineffabile nostalgia", lo scrittore transilvano ritorna col pensiero alle origini e rimpiange, come pochi altri, le proprie radici e la propria terra natia. Nell'esilio parigino, la lontananza dalla patria è vissuta come incommensurabile perdita e ricordo struggente di un passato immemore, al di là del tempo. Ma è proprio attraverso quest'incessante anelito della memoria che l'humus balcanico e il retroterra valacco, originariamente rinnegati, riaffiorano alla coscienza e prepotentemente si rivelano nell'esercizio della scrittura. Un retaggio gravoso, misto di fatalità e disincanto, che inevitabilmente segna l'uomo e il filosofo di Ràsinari, alla perenne ricerca di "un'altra verità'.
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La speranza è più della vita. Intervista con Paul Assall
editore: Mimesis
pagine: 93
Nel marzo del 1985, intervistato dal giornalista tedesco Paul Assall, Emil Cioran tenne presso la sede dell'emittente radiofonica "Südwestfunk" (Baden-Baden) un'importante conversazione, focalizzata sui temi della speranza, della storia e dell'utopia. In disaccordo con le voci imperanti del pensiero filosofico-teologico, moderno e contemporaneo, l'intellettuale rumeno illustra le principali linee guida della propria tragica Weltanschauung, fondata sul nichilismo e sul rifiuto totale di ogni prospettiva storicistica (ideologica, escatologica). All'idea di "progresso ", egli sostituisce il "regresso", all'"utopia", il "disinganno". La storia, secondo l'eretico Cioran, da sempre magistra vitae, insegna come l'uomo sia ontologicamente macchiato, e quindi condannato ad un inesorabile "cammino verso il peggio". In tal senso, inutile attendersi un miglioramento morale del genere umano o un'evoluzione della società. L'unica forma di "salvezza", forse, è rassegnarsi al divenire assurdo del mondo, accettando la "caduta" e il "fallimento" come un'imperscrutabile fatalità.
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Tradire la propria lingua. Intervista con Philippe D. Dracodaïdis
di Emil M. Cioran
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 36
"Come si può essere pazzi o poeti nella lingua di Cartesio?", si chiedeva Cioran nel 1956. Quasi trent'anni dopo, intervistato all'Istituto Francese di Atene, egli racconta come il passaggio dalla sregolatezza del romeno alla nitida geometria del francese, sia stato per lui salutare sul piano dello stile, senza tuttavia intaccare la profondità e la sostanza del proprio pensiero. Il dialogo con questo "Giobbe temperato alla scuola dei moralisti" tocca una gamma assai varia di temi: dal riso all'odio di sé, da Caadaev a Weininger, dal culto di Pascal alla fascinazione per il taoismo, offrendoci una preziosa testimonianza, di carattere biografico e meditativo, di una delle figure più affascinanti e controverse del Novecento europeo.
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Vivere contro l'evidenza. Intervista con Christian Bussy
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 40
Vedere le cose così come sono, nella loro intrinseca vacuità, rende la vita quasi intollerabile, osserva Cioran. Eppure, è proprio quando l'evidenza sembra cospirare contro la vita che la vita, sfuggendo alla mera necessità biologica, assurge a fenomeno straordinario, esercitando tutto il suo irresistibile fascino. Il semplice respirare diventa allora un atto eroico, ed ogni istante si trasforma in un miracolo. Nel 1973, infrangendo la sua naturale ritrosia, Cioran si concede per la prima volta alle telecamere. E così, rievocando la vita incerta da eterno studente nel Quartiere Latino, Cioran parla della scrittura come frutto della "miseria interiore", del sentimento dell'Irreparabile in Pascal e Baudelaire, degli eroi nichilistici di Dostoevskij, della passione intramontabile per Bach, dell'importanza dell'amicizia, del problema del male, del suicidio come idea salutare, suggerendo, infine, come si possa sopportare la vita nonostante l'evidenza che sarebbe stato meglio non essere nati.
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Il paziente grave. Dalla psichiatria alla salute mentale
editore: Armando editore
pagine: 380
Nei vari servizi di un Dipartimento di salute mentale c'è sempre quello dedicato ai "pazienti gravi". Sottrarsi allo "stress" di dover inventare ogni volta percorsi terapeutici nuovi permette di affrontare le situazioni problematiche sfruttando in maniera agevole e rapida l'esperienza precedente. Il lavoro di formazione raccontato nel libro mostra il tentativo di riflettere collettivamente su questo percorso lavorativo e ha per focus gli operatori stessi, il loro rapportarsi di fronte ad una persona problematica, la storia degli interventi fatti, di quelli mancati, nuove idee, altre soluzioni.
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