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Libri di Linda M. Napolitano Valditara

Il dialogo socratico. Fra tradizione storica e pratica filosofica per la cura di sé

di Linda M. Napolitano Valditara

editore: Mimesis

pagine: 326

Il dialogo è oggi rinvio costante di varie discipline umanistiche e perno di molte delle cosiddette pratiche filosofiche
28,00

La sapienza di Timeo

Riflessioni in margine al "Timeo" di Platone

di Linda M. Napolitano Valditara

editore: Vita e pensiero

pagine: 514

Le ipotesi ermeneutiche avanzate nei saggi di questo libro, suddiviso in quattro parti, intendono provare a interpretare alcune ‘stranezze’ del Timeo, rimaste ancora senza spiegazione, nonostante l’amplissima letteratura sul dialogo platonico. La prima parte affronta questioni strutturali del testo, considerandone la ‘cornice letteraria’ e la (solo) apparentemente ovvia assenza di un impianto dialettico. La seconda si occupa invece di questioni generali o di fondo: il ruolo della misura nella produzione demiurgica del mondo e nella vita, incarnata e non, delle anime individuali; il possibile valore ‘asimmetrico’– non bilaterale – del rapporto fra Idee e sensibili; la possibilità di considerare operante nel linguaggio dell’Anima del mondo una matematica cosiddetta ‘embodied’ e la relazione, non oppositiva ma continuativa e interdipendente, fra intelligibile e sensibile. La terza parte è dedicata invece a questioni particolari e ‘scientifiche’ (astronomiche, fisiologiche e biologiche), quali la dipendenza delle anime individuali dai cerchi cosmici di Identico e Diverso e la produzione di tali anime da parte del Demiurgo; il ruolo dell’anima thymoeidès rispetto alle sue stesse configurazione e collocazione anatomiche; la fisiologia e la funzione delle immagini speculari; i problemi della riproduzione umana e della differenziazione fra i sessi. L’ultima parte torna infine sull’ampia, interessante tematica della ricezione del testo di Platone, valutandola in particolare nell’ambito del pensiero gnostico e riguardo al Didaskalikòs.
35,00

Platone e le 'ragioni' dell'immagine

Percorsi filosofici e deviazioni tra metafore e miti

di Linda M. Napolitano Valditara

editore: Vita e pensiero

pagine: 336

La caverna, la skiagraphìa o ‘pittura d’ombra’, il mito degli androgini, il sofista che crea un mondo ruotando attorno uno specchio che lo rifletta, Socrate tafano e torpedine marina: le immagini celeberrime del corpus platonico sono qui rimeditate alla ricerca delle ‘ragioni’ che consentono di leggerle non quali semplici tratti decorativi, ma come veicoli di verità. L’immagine (eikòn, èidolon) è infatti definita da Platone (Soph. 240 A) «una cosa che, fatta a somiglianza di una cosa vera, è distinta da questa e tale e quale la vera». Se, secondo la potente e celebre teoria della mìmesis, l’immagine è ontologicamente e gnoseologicamente decettiva (poiché copia dei sensibili, a loro volta copia delle idee), non è però del tutto priva di verità, ipotesi avallata dall’uso platonico di èidola legòmena, o ‘immagini di parole’ e dalla tesi (Tim. 71 A ss.) secondo cui l’anima appetitiva apprende il vero solo per via di ‘immagini e fantasmi’. ‘Falsa’ è allora per Platone quella immagine che, come le ombre della caverna, vela e nasconde il proprio strutturale rapporto con il modello. Essa è prodotta da qualcuno che vuole, per suo tramite, ingannare altri disposti – poiché inesperti del fondamento e oggetto vero di bellezza e felicità – a farsi ingannare. L’obbligo socio-culturale di creare ed esibire invece immagini ‘vere’ risulta anche dal fatto che la prima forma della consapevolezza di sé matura, secondo Platone, nella contemplazione del proprio sé in imagine: l’immagine speculare rinviata dagli occhi dell’interlocutore che ci sta dinnanzi e che ci confuta, come fa Socrate paralizzante torpedine, oppure quella riflessa nel volto dell’amante con cui condividiamo la nostalgia della Bellezza persa con la caduta-incarnazione nel corpo. Nell’un caso e nell’altro occorre dunque saper ‘immaginare’ bene, cioè, per quanto possibile, con verità.
30,00

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