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Platone e le 'ragioni' dell'immagine

Platone e le 'ragioni' dell'immagine
titolo Platone e le 'ragioni' dell'immagine
sottotitolo Percorsi filosofici e deviazioni tra metafore e miti
Autore
Collana Università/Filosofia/Temi metafisici e problemi del pensiero antico
Editore Vita e pensiero
Formato Libro
Pagine 336
Pubblicazione 2007
ISBN 9788834313947
 

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La caverna, la skiagraphìa o ‘pittura d’ombra’, il mito degli androgini, il sofista che crea un mondo ruotando attorno uno specchio che lo rifletta, Socrate tafano e torpedine marina: le immagini celeberrime del corpus platonico sono qui rimeditate alla ricerca delle ‘ragioni’ che consentono di leggerle non quali semplici tratti decorativi, ma come veicoli di verità. L’immagine (eikòn, èidolon) è infatti definita da Platone (Soph. 240 A) «una cosa che, fatta a somiglianza di una cosa vera, è distinta da questa e tale e quale la vera». Se, secondo la potente e celebre teoria della mìmesis, l’immagine è ontologicamente e gnoseologicamente decettiva (poiché copia dei sensibili, a loro volta copia delle idee), non è però del tutto priva di verità, ipotesi avallata dall’uso platonico di èidola legòmena, o ‘immagini di parole’ e dalla tesi (Tim. 71 A ss.) secondo cui l’anima appetitiva apprende il vero solo per via di ‘immagini e fantasmi’. ‘Falsa’ è allora per Platone quella immagine che, come le ombre della caverna, vela e nasconde il proprio strutturale rapporto con il modello. Essa è prodotta da qualcuno che vuole, per suo tramite, ingannare altri disposti – poiché inesperti del fondamento e oggetto vero di bellezza e felicità – a farsi ingannare. L’obbligo socio-culturale di creare ed esibire invece immagini ‘vere’ risulta anche dal fatto che la prima forma della consapevolezza di sé matura, secondo Platone, nella contemplazione del proprio sé in imagine: l’immagine speculare rinviata dagli occhi dell’interlocutore che ci sta dinnanzi e che ci confuta, come fa Socrate paralizzante torpedine, oppure quella riflessa nel volto dell’amante con cui condividiamo la nostalgia della Bellezza persa con la caduta-incarnazione nel corpo. Nell’un caso e nell’altro occorre dunque saper ‘immaginare’ bene, cioè, per quanto possibile, con verità.
 

Biografia dell'autore

Linda M. Napolitano Valditara (1951) è professore associato di Storia della filosofia antica all’Università di Trieste. Socio della International Plato Society (Dublin) e del Centre d’Etude sur la pensée antique: kairos kai logos (Aix-en-Provence), si è occupata in particolare di filosofia e matematica nella tradizione platonica; dell’uso, in Platone e nella tradizione, di metafore visive a fini gnoseologici e morali; dell’etica platonica e dei rapporti tra filosofia antica e tragedia greca. Più di recente si occupa di antropologia, psicologia e delle strutture espressive in particolare nel corpus platonicum. Tra le sue pubblicazioni: Le idee, i numeri, l’ordine. La dottrina della ‘mathesis universalis’ dall’Accademia antica al neoplatonismo (Napoli 1988); Lo sguardo nel buio. Metafore visive e forme grecoantiche della razionalità (Roma - Bari 1994); Virtù, felicità e piacere nell’etica dei Greci (Milano 1999); ‘Prospettive’ del gioire e del soffrire nell’etica di Platone (Trieste 2001).

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