Libri di Umberto Curi
Padre e re. Filosofia della guerra
di Umberto Curi
editore: Castelvecchi
pagine: 276
Nella cultura occidentale, la guerra non è l'espressione irrazionale di una fase primitiva della civiltà ma la «continuazione
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Le verità del cinema
di Umberto Curi
editore: Alboversorio
pagine: 46
Tra cinema e verità sembra sussistere un'opposizione insanabile. Mentre, infatti, in quanto è una forma di poiesis, il cinema ha a che fare col "verosimile", la filosofia tende a raggiungere la verità. A ciò si aggiunga che il cinema appare lontano, in quanto intrattenimento, dall'austera serietà di cui è accreditata la filosofia. Risalendo alla "poetica" di aristotele, e richiamando gli esiti più maturi della filosofia francese della seconda metà del novecento, in questo saggio umberto curi cerca di dimostrare che al cinema può essere riconosciuto uno statuto paragonabile a quello del mythos antico, sicché esso esprime un altro modo, non meno rigoroso rispetto al locos, di sviluppare l'interrogazione filosofica.
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L'albero e la foresta. Il Partito Democratico della Sinistra nel sistema politico italiano
editore: Franco Angeli
pagine: 104
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Lo schermo del pensiero. Cinema e filosofia
di Umberto Curi
editore: Cortina raffaello
pagine: 170
Il cinema può essere considerato un "testo" ricchissimo di temi e motivi propriamenti filosofici. Lo dimostra Umberto Curi analizzando alcuni dei grandi film comparsi negli ultimi vent'anni, da "La messa è finita" a "Nove settimane e mezzo", da "Adele H." a "Eyes Wide Shut": a partire da temi come l'amore, la guerra, il potere, il tempo, la memoria, l'analisi filosofica mette in evidenza come il cinema riesca nell'impresa straordinaria di rendere visibile l'intellegibile, di tradurre il pensiero in immagini.
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Filosofia del Don Giovanni. Alle origini di un mito moderno
di Umberto Curi
editore: Mondadori bruno
pagine: 250
Nonostante il gran numero di testi disponibili sulla figura del Don Giovanni se si prescinde dal saggio di Kierkegaard sono in
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Endiadi. Figure della duplicità
di Umberto Curi
editore: Feltrinelli
pagine: 176
Nel riferimento ai principali nodi speculativi intorno a cui si articola la ricerca di Parmenide e Eraclito, Platone, Aristotele e Plotino, questo libro rilegge alcuni fra i testi più significativi della tragedia attica, da Eschilo a Euripide e del repertorio mitologico classico, valorizzandone la straordinaria ricchezza filosofica e mostrando attraverso quali suggestivi percorsi di riflessione i protagonisti di quelle vicende possano essere interpretati come figure dell'indissolubile connessione fra identità e alterità, assunta come connotato peculiare della condizione umana.
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Meglio non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche
di Umberto Curi
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 292
A re Mida che gli chiede quale sia la cosa più desiderabile per l'uomo, Sileno risponde: "Non essere nato, non essere, essere
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Pensare con la propria testa
di Umberto Curi
editore: Mimesis
pagine: 114
Sono qui presentate in formato audio Mp3 una serie di lezioni introduttive alla storia della filosofia tenute da Umberto Curi. Da Platone a Heidegger, da Kant a Eraclito, da Hegel a Foucault a Nietzsche, i grandi filosofi di tutti i tempi sono chiamati a prendere parte ad un percorso critico che "si propone non già di insegnare pensieri, ma di aiutare a pensare. Lo studente", e così l'ascoltatore, "imparerà non la filosofia, ma a filosofare". Chi intenda avventurarsi lungo questo sentiero dovrà perciò ingaggiare un vero e proprio combattimento, una guerra senza esclusione di colpi contro i comuni pregiudizi, contro le opinioni indiscusse, contro le rappresentazioni caricaturali di un pensiero - la filosofia -mai riducibile all'univocità, bensì essenzialmente immerso nella contrapposizione plurale. A partire dalle tracce lasciate dalle lezioni, il saggio che accompagna i Cd elabora un itinerario parallelo, esplorando le forme diverse che, nella ricerca filosofica di Umberto Curi, ha assunto la scoperta della duplicità come connotato peculiare della condizione umana.
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Straniero
di Umberto Curi
editore: Raffaello Cortina Editore
pagine: 174
Chi è lo "straniero"? Perché ci imbarazza e ci interroga? Perché ci spaventa e ci attrae? Possiamo continuare a illuderci che
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Leggere l'«Introduzione del '57» di Marx
di Umberto Curi
editore: Ibis
pagine: 143
Il testo conosciuto come "Introduzione del '57" è certamente, insieme al "Manifesto del partito comunista", lo scritto marxiano che ha goduto di più larga fortuna e di maggiore risonanza lungo il corso del ventesimo secolo. Ritrovata fra le carte di Marx in un quaderno siglato M e recante la data del 23 agosto 1857, l'Einleitung rimase inedita fino al 1903, quando Karl Kautsky ne curò la prima pubblicazione. Corredata di un ampio saggio introduttivo e di un adeguato apparato di commento critico-esegetico, la presente edizio-ne ambisce a presentarsi come la prima traduzione in lingua italiana fedele al manoscritto originale. Il lettore potrà ritrovarvi alcuni fra i più importanti temi della critica marxiana dell'economia politica, proposti allo stato nascente. Da queste pagine emerge già nitidamente la struttura logico-concettuale che si ritroverà, più ampiamente articolata, nella grande opera che vedrà la luce otto anni dopo, e che consacrerà la fama dell'autore del Capitale.
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Via di qua. Imparare a morire
di Umberto Curi
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 236
"Via di qua; ecco la mia meta". Nell'annuncio del protagonista del racconto di Kafka La partenza risuona l'universale della condizione umana, quell'andar via a cui non occorre una destinazione, poiché è già meta in sé: la morte, ineluttabile, inconcepibile, inconoscibile, eppure evento-limite che conferisce alla vita il senso più autentico. Nella sua vicenda millenaria, talvolta la filosofia si è incaricata di strappare alla morte l'aculeo velenoso, ossia di liberare l'uomo dal timore della morte, riducendola a puro nulla, quindi espungendola dall'orizzonte dell'esistenza. Una strategia che il filosofo Umberto Curi non condivide affatto. Come il principe di Danimarca, è convinto da tempo che i contenuti di pensiero abitino anche al di fuori della disciplina che ne è ufficialmente titolare, e li va a cercare con mano sapiente nella tragedia e nel mito dell'antica Grecia, nella poesia e nella narrazione contemporanee. Lì incontra ricchissime testimonianze che, da prospettive diverse, recuperano la morte alla pienezza della vita, senza per questo disinnescare in modo consolatorio il potenziale angoscioso della fine. Sfuggono infatti a intenti edificanti, e non potrebbero mai essere rifuse in un eserciziario della buona morte, simile a quelli diffusi in Occidente secoli fa. Ci possono solo suggerire con Rilke - ed è suggerimento prezioso - che "bisogna imparare a morire: ecco in che cosa consiste tutto il vivere".
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