Arte
Il mercante di nuvole. Studio65: cinquant'anni di futuro. Ediz. italiana e inglese
editore: Skira
pagine: 296
Pubblicato in occasione della mostra per i cinquant'anni dello Studio65 alla GAM di Torino, città dove lo studio fu fondato nel 1965, Il Mercante di Nuvole ne ripercorre mezzo secolo di attività: una bella favola, uno straordinario viaggio attraverso cinquant'anni di futuro. Dagli anni dell'occupazione della Facoltà di Architettura nel 1967, quando lo Studio65 sviluppa il suo atteggiamento progettuale ironico, critico e dissacrante, ai primi progetti di interni in cui nascono il Leonardo, il divano Bocca, il Capitello, il Baby-lonia, oggetti di pop design che diventeranno simboli di quella rivoluzione dei costumi e dei linguaggi, per poi proiettarsi nel 1975 in giro per il mondo, alla ricerca di occasioni interessanti che permettessero di continuare a credere che fosse possibile progettare e realizzare i sogni per rendere il mondo migliore. Il Mercante di Nuvole. Studio 65: cinquant'anni di futuro documenta questi progetti che, nell'arco di mezzo secolo, nascono dall'avventurarsi alla scoperta degli angoli più remoti del mondo, dalla Vecchia Europa al Medio Oriente, dall'Asia del celeste impero all'isola di Bali nel Sud-Est tropicale, dall'Africa mediterranea a quella più nera, dalla Russia alla California, sempre nel rispetto per delle singole diversità e con lo sguardo curioso di un bambino002E. Il volume è Il Catalogo della mostra di Torino (GAM, 27 Novembre 2015 - 28 Febbraio 2016).
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Terre incognite. Geografia per viaggiatori curiosi
editore: Polaris
pagine: 347
Nella seconda metà dell'Ottocento, quando l'esplorazione delle regioni sconosciute del globo entrò nella sua fase più organizzata ed eroica, da tutti i paesi dell'Occidente centinaia di studiosi, avventurieri, scienziati, militari percorsero quei territori che sulle carte geografiche, incomplete e imprecise, venivano definite "Terre Incognite". Di pari passo ebbe un notevole impulso l'editoria geografico-etnologica che vide la pubblicazione di resoconti di viaggio, di libri descrittivi, dei primi atlanti moderni e dei periodici che informavano i lettori dell'andamento delle spedizioni in corso. Da allora e fino a pochi anni fa, sostituite idealmente le navi a vapore con gli aerei e le carovane di muli con i fuoristrada, lo spirito dell'esplorazione era rimasto quello di fine Ottocento. Questo libro, sostituite le pur eleganti incisioni con più moderne immagini a colori, si rifà a quella tradizione. Trent'anni di viaggi raccontati con l'atmosfera e lo stile incisivo di chi, quelle Terre Incognite, le ha percorse con l'animo dell'esploratore e la missione del moderno cronista di reportage. Oggi, qualcosa di quanto è raccontato in queste pagine non esiste più, qualcos'altro sta rapidamente scomparendo. Altro ancora resiste, ma spesso solo per gli occhi del turista. Effetti di un mondo che cambia rapidamente. Questo libro è la testimonianza del nostro mondo prima della globalizzazione.
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La pittura infamante. Secoli XIII-XVI
di Gherardo Ortalli
editore: Viella
pagine: 183
A partire dalla seconda metà del Duecento, sulle mura dei più importanti edifici pubblici delle città italiane di tradizione comunale cominciarono ad apparire sorprendenti immagini di persone portate al rogo, impiccate, capovolte, in pose grottesche e offensive. Erano l'espressione di una nuova pratica penale in via di consolidamento e destinata a sopravvivere fino al secolo XVI ed oltre: la pittura infamante. Con essa i depositari del potere pubblico punivano, con tutti i crismi dell'ufficialità, i colpevoli di determinati delitti, seguendo una via consona alla mentalità del tempo. In questo libro - un vero classico di storia medievale, di nuovo disponibile in una edizione aggiornata e ampliata - l'autore esamina la pittura infamante nei suoi più diversi aspetti: dove e quando nacque e si sviluppò, che efficacia ebbe nel giudizio dei contemporanei, quali fini si propose, quali situazioni le furono più congeniali, fino a spiegarne la genesi in riferimento alla particolare evoluzione della società dei comuni, tra guelfismo e ghibellinismo, tra "grandi" e "popolo".
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Parmigianino. Dessins du Louvre. Catalogo della mostra (Parigi, 17 dicembre 2015-15 febbraio 2016)
editore: Officina libraria
pagine: 190
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Il manifestarsi dell'arte. Estetica come fenomenologia
di Günter Figal
editore: Mimesis
pagine: 336
Il volume qui tradotto presenta, in forma sistematica, il programma di un'estetica sviluppata in ottica fenomenologica. Lo sviluppo di questa estetica come fenomenologia deve essere inquadrato nel più ampio contesto del progetto filosofico che Günter Figal sta elaborando in particolare negli ultimi anni. In effetti, con "Il manifestarsi dell'arte" Figal propone ulteriori contributi alla prospettiva filosofica delineata soprattutto nella sua opera principale, "Oggettualità. Esperienza ermeneutica e filosofia" (Milano, 2012). In "Il manifestarsi dell'arte" la natura fenomenologica che motiva la filosofia dell'oggettualità viene ripensata e sviluppata, in modo molto originale, alla luce del problema dell'arte. L'estetica elaborata da Figal non si limita a integrare o a precisare tale progetto, bensì ne rappresenta il vero e proprio culmine, costituendo un motivo di fondo per ripensare la stessa fenomenologia.
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Luci in galleria a Milano, per gallerie e passaggi scoperti
editore: Ancora
pagine: 128
I passaggi commerciali sono un'invenzione dell'Ottocento che si è diffusa prima che altrove a Parigi
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Salvatore Fiume
editore: Skira
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Firenze capitale (1865-2015). I doni e le collezioni del re
editore: Sillabe
pagine: 351
Il volume è il Catalogo della mostra di Firenze (Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti, 19 novembre 2015-3 aprile 2016).
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La realtà e lo sguardo. Storia del fotogiornalismo in Italia
editore: Einaudi
pagine: 595
I milioni di immagini he popolano ormai il nostro mondo ci aiutano ancora a vedere e capire la realtà che ci circonda o invece la nascondono come uno schermo, calandoci in un gigantesco "Truman Show"? Un'immagine è ancora in grado di stupirci e sconvolgerci? Nel 1922 Marcel Duchamp scriveva ad Alfred Stieglitz:" Sai esattamente cosa penso della fotografia. Vorrei che portasse a disprezzare la pittura finché qualcos'altro a sua volta renderà insopportabile la fotografia". Quel momento è forse arrivato? Il fotogiornalismo sta morendo per obsolescenza? Ha esaurito la sua funzione storica? Ricostruendo i percorsi di oltre cento anni di storia del fotogiornalismo italiano il libro ci conduce fino a queste domande. Ragiona sulle funzioni attribuite nel secolo scorso alla fotografia d'informazione e sulle caratteristiche e i limiti che ne hanno segnato l'evoluzione in Italia. Analizza le scelte culturali e politiche del nostro fotogiornalismo, seguendo la storia delle testate e quella dei fotoreporter. Esamina i generi e gli stili, il rapporto fra la fotografia e la sua messa in pagina, le diverse prospettive e sensibilità con cui i fotogiornalisti italiani hanno scelto di osservare e raccontare la realtà. Descrive l'intreccio fra le trasformazioni del paese e quelle della stampa, i cambiamenti del linguaggio del fotogiornalismo in rapporto alle mutate richieste della società.
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