Arte
«In centro et oculis urbis nostre»: la chiesa e il monastero di San Zaccaria
editore: Marcianum Press
pagine: 438
Di fondazione ducale antichissima, anteriore a quella della chiesa di San Marco, il cenobio benedettino femminile di San Zaccaria, contiguo al centro politico-religioso marciano, fu uno dei più illustri, privilegiati e ricchi monasteri veneziani. I saggi contenuti in questo volume, esito del convegno tenuto a Venezia nel novembre 2014, affrontano, con nuovi e originali contributi, la storia, l'architettura e l'arte del monastero e della chiesa dalle fasi più antiche ai recenti restauri.
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Inseguendo i segni del cielo
di Arrigo Barbaglio
editore: Valentina Edizioni
pagine: 32
Racconto e fotografia si uniscono e accendono l'immaginazione. Guarda questi cieli... quali personaggi riesci a intravedere? Età di lettura: da 7 anni.
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Ritornare a Israele. Giorgio La Pira, gli ebrei, la Terra Santa
editore: Scuola Normale Superiore
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Gio Ponti, stile di
editore: Mondadori Electa
pagine: 197
"Sotto l'egida d'una parola altamente impegnativa, 'Stile', si inizia una indicazione di opere d'architettura e d'arredamento, e anche di disegni, e di opere di pittura e di scultura". Così scrive Gio Ponti, nel gennaio 1941, nel primo numero di "Stile", la rivista "di idee, di vita, d'avvenire, e soprattutto d'arte" da lui creata e diretta per le edizioni Garzanti, dopo aver lasciato l'Editoriale Domus. "Lo Stile nella casa e nell'arredamento" come recita inizialmente il titolo completo della rivista - viene pubblicato con cadenza mensile per tutta la durata della guerra, e prosegue fino al 1947, quando, dopo oltre settanta numeri, Ponti riprende le trattative con Gianni Mazzocchi per ritornare alla direzione di "Domus". In questi sei anni "Stile", è la rivista di Ponti, la sua "creatura": egli ne è l'ideatore e il direttore, ma anche il redattore e l'impaginatore; ne disegna numerose copertine, "a dire con arte il suo pensiero" e firma, con il suo nome o con uno dei suoi vari pseudonimi (Archias, Artifex, Mitus, Serangelo, Tipus, ecc.), oltre quattrocento articoli, tra editoriali, note e corsivi.
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Architettura della rigenerazione urbana. Progetti, tentativi, strategie
editore: Forum Edizioni
pagine: 144
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Parola di Burri. I pensieri di una vita
di Stefano Zorzi
editore: Mondadori Electa
pagine: 111
Alberto Burri (1915-1995), consacrato dalla critica e dal mercato internazionale come uno dei più grandi maestri del Novecento, non ha mai accettato di parlare di sé né della sua arte. Nei filmati documentari che lo riprendono al lavoro non proferisce parola. "Per me parlano le mie opere", ha caparbiamente sostenuto per quasi mezzo secolo, nel corso del quale ha rifiutato interviste, celebrazioni, premi e riconoscimenti. Ha dunque un valore esclusivo il lungo dialogo raccolto dall'autore in questo libro per il quale, al di fuori dei soliti circuiti della critica d'arte, Burri si è infine deciso a parlare apertamente (per la prima e unica volta) del suo lavoro e della sua vita.
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L'altra Gioconda di Leonardo. I misteri di un capolavoro ritrovato
di Silvano Vinceti
editore: Armando editore
pagine: 160
Leonardo ha realizzato due Gioconde? Questa domanda, ancora senza risposta, attraversa e si intreccia con la storia del grande genio Toscano. Una lunga ricerca storico-documentaria ripercorre tutta la storia della Gioconda . Un avvincente tuffo in un complesso e intricato passato dove l'autore cerca di dare una risposta a due enigmi irrisolti: quale fu la vera identità della Gioconda, esiste la possibilità di una seconda Gioconda? Per la soluzione dei misteri, percorre nuove strade, riporta alla luce documenti storici trascurati o sottovalutati, come il Testamento del Salai, la complessa relazione fra Leonardo e il suo allievo.
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Robert Mapplethorpe. Fotografia a mano armata
di Jack Fritscher
editore: Johan & levi
pagine: 348
New York, autunno 1978. Giovedì sera, alle otto spaccate, Robert Mapplethorpe, elegante e sfrontato nella sua giacca di pelle nera, scende le scale e fa il suo ingresso nella sala principale del famigerato Mineshaft, il brulicante club sotterraneo per soli uomini tempio e ricettacolo di ogni forma di perversione. È il decennio famelico e scintillante dell'emancipazione gay: arte e sesso sono legati a doppio filo e il pronostico warholiano sui quindici minuti di celebrità è un imperativo esistenziale. Mapplethorpe, il fotografo scandaloso e provocatorio per eccellenza, brandisce la sua Hasselblad come fosse un revolver e mira dritto al lato oscuro di quegli anni, di cui è insieme testimone e protagonista: nudi statuari o corpi fasciati in latex e corde, scene leather e pratiche feticiste, fino agli autoritratti luciferini. Un "fuorilegge" venuto dall'Inferno, che ha preso d'assalto i dogmi della società americana ed è diventato, nonostante i tentativi di censura, uno tra gli artisti più acclamati del Ventesimo secolo dopo la sua morte per AIDS nel 1989. Questa di Jack Fritscher - amante e compagno di Mapplethorpe alla fine degli anni settanta e direttore della prima rivista che pubblicò le sue controverse immagini - non è una biografia in senso stretto: è il ritratto di un'epoca dal cuore selvaggio, raccontata nei suoi estremi e bizzarrie attraverso una scrittura sincopata, ironica, fatta di dialoghi fulminei e ritratti allucinati.
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Giornale notturno (1985-1991)
di Jan Fabre
editore: Cronopio
pagine: 326
Anche in questo secondo "Giornale notturno" Jan Fabre insiste nel combattere una battaglia, ora meditativa ora furente, senza compromessi, per la bellezza. L'arte qui è davvero la misura di tutte le cose. Una misura che è nello stesso tempo ebbrezza dell'immaginazione, trionfo della pulsione e necessità della disciplina. Questo impasto di scatenamento e disciplina sembra manifestarsi specialmente nei modi della danza cui Fabre chiama implacabile i suoi "guerrieri della bellezza" e se stesso come disegnatore che ha innanzitutto da far "danzare" i polsi. Artista insonne, che vive la notte in tutta la sua elettrizzante e sessuale intensità, spirito sempre vigile, Fabre non smette di interrogarsi sul rapporto tra arte ed eccitazione. In lui, come scrive, vivono diversi "capitribù", diverse sembianze e gesti artistici, che lo tengono sveglio con il ritmo di un "caprone" che crea e di un dio che distrugge. Ma questa creazione-distruzione ha bisogno di precisione e rigore. "Disciplina: dà ai danzatori un senso di libertà. Disciplina: studia, decompone e decostruisce. Disciplina: meccanica del potere autoimposto. Disciplina: celebra la forza del corpo e sublima l'anatomia".
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Sacro contemporaneo, Dialoghi sull'arte
di Ferri Michela B.
editore: Ancora
pagine: 184
Mai come oggi il mondo dell'arte appare distante dalla teologia e dalla spiritualità cristiana, dopo secoli in cui la Chiesa è
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Carlo Mollino. Giappone 1970. Ediz. italiana e inglese
editore: Humboldt
pagine: 72
Nel maggio 1970 Carlo Mollino raggiunge Osaka per l'Esposizione universale. È un lungo viaggio con tappe a Bangkok, Hong Kong, Tokyo e Kyoto. Ha con sé una macchina fotografica e, un po' alla volta, sembra appassionarsi a una civiltà che ancora non conosce. Lo affascinano le donne, i luoghi della tradizione (templi, giardini, pagode), ma anche le nuove architetture, i dettagli di costruzione, lo sciamare della folla. Mollino coglie un Giappone sospeso tra antichi riti e la modernità che in pochi anni cambierà il volto del Paese e di cui l'Expo è un'anticipazione. Il libro contiene testi di Claudio Giunta, Corrado Levi e Fulvio Ferrari che contestualizzano il viaggio e approfondiscono il rapporto tra Mollino e la fotografia. Completa il volume una serie di scatti che Mollino ha compiuto in altri viaggi in Oriente.
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La salita delle croci. «Salernum»: strutture dello spazio antropico 1
di Mario Dell'Acqua
editore: Marlin (Cava de' Tirreni)
pagine: 89
Due documenti del Codex Diplomaticus Cavensis (X sec.) riportano una lite giudiziaria tra il monastero di S. Massimo e quello di S. Lorenzo. I documenti descrivono la lite insorta per la giusta ripartizione dell'acqua incanalata del ribus/austini in una località esterna alla città denominata mons Berelais. Il termine Berelais definisce un luogo della Salerno medievale dove nella tarda antichità esisteva un anfiteatro. Già Erchemperto, nella "Storia dei longobardi", usa il termine Berelais per l'anfiteatro dell'antica Capua. A Salerno mons Berelais è anche la traccia linguistica della forma accidentata della città, caratterizzata nella parte alta da ripe, salti e valloncelli, ed è il luogo che si raggiunge con la ripida scala della salita delle Croci. La riscoperta di questi luoghi, con l'aiuto di un accurato rilievo planimetrico, propone nuove ipotesi interpretative della città. Salernum, una città montuosamente marina, rivela una forma urbana strettamente legata al sito ed alla trasformazione, nel tempo, delle sue strutture edilizie. Il fenomeno, controllato nella sintesi del disegno, appare meglio definito con la localizzazione, nel perimetro della sua storia, dell'anfiteatro, del teatro e del castrum.
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