Arte
Alberto Burri
di Vittorio Brandi Rubiu
editore: Castelvecchi
pagine: 84
Vittorio Brandi Rubiu ripercorre la carriera di Alberto Burri a partire dal 1944, quando l'artista, confinato in un campo di p
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L'insigne ornamento. La raccolta di stampe di Massimiliano Ortalli nella Biblioteca Palatina di Parma
editore: Monte Università Parma
pagine: 126
Il volume è dedicato alla collezione di opere d'arte incisoria realizzata dal parmense Massimiliano Ortalli e conservata dal 1828 nella Biblioteca Palatina di Parma per volontà di Maria Luigia. La raccolta infatti, dopo essere stata acquistata da Paolo Toschi, direttore dell'Accademia delle Belle Arti, venne da questo ceduta alla duchessa di Parma. Quest'ultima, depositò la raccolta in Biblioteca e, per evitare che fosse dispersa, dispose di realizzare un inventario delle opere in essa contenute. L'obiettivo di Maria Luigia era evidentemente quello di indirizzare un'opera di tale portata a tutti i cittadini e non solo a un pubblico di specialisti. La raccolta si compone di oltre quarantacinquemila esemplari della tradizione incisoria parmense datati tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo e rappresenta un caso unico sia per la ricchezza di stampe che per le modalità di classificazione delle stesse. Sono infatti contenute e ordinate stampe dei maestri di Scuole Italiane e "Oltramontane", ampiamente illustrate e descritte, testimoni dell'evoluzione dell'arte incisoria nel corso dei secoli. Il volume contribuisce dunque ad arricchire una collana che da anni ormai persegue l'obiettivo di scoprire e far conoscere i tesori della Biblioteca Palatina, dando spazio ai fondi più importanti e ai pezzi più significativi che essa raccoglie.
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Il demone della modernità. Pittori visionari all'alba del secolo breve. Catalogo della mostra (Rovigo, 14 febbraio-14 giugno 2015)
editore: Marsilio
pagine: 279
Un viaggio inquieto, a volte estraniante, certamente suggestivo attorno al sogno, all'inconscio, al peccato e alla trasgressio
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Il passo della città. Temi per la metropoli futura
di Rosario Pavia
editore: Donzelli
pagine: 142
Per migliaia di anni gli insediamenti sono stati misurati dai passi; con il "passus" i Romani hanno dimensionato le città e colonizzato il territorio. Questo rapporto, che legava gli abitanti al suolo e il sistema urbano al camminare, si è interrotto nel XX secolo, quando l'espansione della città è dipesa sempre più da infrastrutture stradali fatte per le auto e il camminare è stato represso, con conseguenze profonde sulla qualità urbana. Lo spazio ordinario dei pedoni va riscoperto e riproposto con decisione nelle politiche di rigenerazione urbana, e la questione ambientale va colta nel suo aspetto più oscuro, quello degli scarti e dei rifiuti: se la città della prima modernità esprimeva un progetto, se proiettava in avanti il suo presente, di cui i rifiuti costituivano una componente significativa, la città contemporanea occulta e rimuove i suoi scarti per non vederli; li getta all'indietro piuttosto che in avanti. E questa mancanza di futuro a connotare nel profondo la città del tardo capitalismo; e i rifiuti con la loro oscura immanenza lo testimoniano ovunque. Sia i percorsi pedonali che le filiere di gestione dei rifiuti sono intesi come reti, come infrastrutture ambientali che contribuiscono all'equilibrio e alla qualità dell'ambiente. Tornare alla nozione di rete ci permette di interpretare e intervenire sulla complessa realtà dei territori e delle città.
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Privati del patrimonio
di Tomaso Montanari
editore: Einaudi
pagine: 182
Sono vent'anni che, in Italia, la politica del patrimonio culturale si avvita sulla diatriba pubblico-privato: brillantemente risolta socializzando le perdite (rappresentate da un patrimonio in rovina materiale e morale) e privatizzando gli utili, in un contesto in cui le fondazioni e i concessionari hanno finito per sostituire gli amministratori eletti, drenando denaro pubblico per costruire clientele e consenso privati. Ma cosa ha significato, in concreto, la "valorizzazione" (o meglio la privatizzazione) del patrimonio? Quali sono la storia e i numeri di questa economia parassitaria, che non crea lavoro dignitoso e cresce intrecciata ai poteri locali e all'accademia più disponibile? Ed è vero che questa è la strada seguita nei grandi paesi occidentali? Tomaso Montanari risponde a queste e altre domande spiegando perché non ci conviene distruggere il governo pubblico dei beni culturali basato sul sistema delle soprintendenze: un modello che va invece rafforzato e messo in condizione di funzionare, perché è l'unico che consente al patrimonio di svolgere la sua funzione costituzionale. Che è quella di renderci più umani, più liberi, più uguali.
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Corridoi. La linea in Occidente
di Guida Irene
editore: Quodlibet
pagine: 163
La società in cui viviamo viene spesso descritta come società delle reti, basata sul principio della connessione
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Henri Cartier-Bresson. Storia di uno sguardo
di Assouline Pierre
editore: Contrasto
pagine: 399
In amicizia, come in amore e in tutto ciò che aiuta a vivere, la prima volta è indimenticabile
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Per la storia del collezionismo italiano. Fonti e documenti
di Cristina De Benedictis
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 374
L'autrice intende illustrare quel fenomeno complesso e sfuggente che è il collezionismo, indagandone per la prima volta in man
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Dalla città ideale alla città virtuale. Estetica dello spazio urbano in Giappone e in Cina
di Laura Ricca
editore: Carocci
pagine: 103
La civiltà urbana in senso proprio nasce in Giappone sotto l'egida della cultura cinese, eppure tutta la successiva storia urbanistica del paese si muove verso altre direzioni. Infatti già nel XII secolo Kamakura, sede del primo governo shogunale e città simbolo del "medioevo" giapponese, anticipa i futuri sviluppi dell'urbanesimo nipponico. La stessa Tokyo, strutturata in una multi-città policentrica e reticolare, attinge spontaneamente a una millenaria tradizione progettuale che sa sfruttare a fondo le irregolarità dello spazio, le sue asimmetrie, le zone di transizione, l'osmosi potenziale tra piani orizzontali e verticali e può essere già classificata come una "metapolis". È possibile cogliere ulteriori riflessi della sensibilità spaziale giapponese anche attraverso l'opera letteraria di Nagai Kafu, dove si rivela fino in fondo la "logica del luogo" che fa di Tokyo stessa un racconto, una trama di continue transizioni, una "città delle situazioni" irriducibile a qualunque forzata unità prospettica. A fondamento di un ordine urbano così singolare ritroviamo alcune idee dell'arte e dell'estetica tradizionale giapponese. In particolare l'idea di "ma" offre una straordinaria porta di accesso a un'indagine sul senso della spazialità in Giappone.
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Alfonso I d'Este. Le immagini e il potere: da Ercole de' Roberti a Michelangelo
di Vincenzo Farinella
editore: Officina libraria
pagine: 1053
Alfonso I d'Este (1476-1534) è un caso esemplare del rapporto strettissimo esistente, nell'Italia rinascimentale, tra mecenatismo artistico e attività politica: il terzo duca di Ferrara non fu solo uno degli indiscussi protagonisti della storia europea, ma anche uno dei più illuminati e originali mecenati delle arti del suo tempo, capace di porre Ferrara al centro della vita culturale italiana, potendo contare su una serie di "artisti di corte" di indiscusso prestigio (Ercole de' Roberti, Antonio Lombardo, Dosso Dossi) e rivolgendosi all'esterno ai massimi protagonisti della maniera moderna (da Raffaello a Fra Bartolomeo, da Michelangelo a Tiziano). Si delinea il profilo di un committente d'eccezione, in grado di unire una profonda passione per le arti alla capacità di piegare pittori, scultori e miniatori ai propri fini politici: così lo studio dei marmi di Antonio Lombardo viene letto come una risposta alla congiura ordita da don Giulio d'Este, le miniature del Libro d'ore di Alfonso I come una testimonianza della vera e propria guerra per immagini ingaggiata con papa Giulio II, mentre il Cristo della moneta di Tiziano diventa un'arma ideologica nel duello che ha contrapposto il duca estense a Leone X.
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Arte e matematica. Metafore, analogie, rappresentazioni, identità tra due mondi possibili
di Bruno D'Amore
editore: Dedalo
pagine: 560
Esiste una forte relazione fra il mondo dell'arte figurativa e il mondo della matematica. L'arte e la matematica sono, infatti, creazioni umane che hanno alla base la fantasia e un linguaggio rigoroso. Questo libro propone un'interessante dimostrazione del loro legame e della loro mutua interazione che, dalle pitture rupestri a oggi, ha prodotto innumerevoli capolavori e ispirazioni geniali. L'autore ripercorre la storia dell'arte intrecciandola a quella della matematica e mettendo in luce i numerosi punti in comune, con un approccio originale e fecondo che solo un matematico critico d'arte poteva immaginare. Lo scopo è quello di contribuire alla definitiva messa al bando della stolta idea delle "due culture": la cultura umana è unica e si arricchisce anche grazie alla diversità delle sue forme di espressione.
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