Comunicazione
Mediologia. Una disciplina attraverso i suoi classici
editore: Liguori
pagine: 259
Da diversi anni si sente parlare di mediologia e di approcci mediologici allo studio della realtà. Ma che cos'è la mediologia? Quali sono i riferimenti condivisi dagli studiosi del campo? Quali gli autori e i testi che vengono utilizzati? Simmel, Lukàcs, Warburg, Arnheim, Benjamin, Horkheimer e Adorno, Innis, Katz e Lazarsfeld, Barthes, Heidegger, Habermas, McLuhan, Morin, Havelock, Baudrillard, Williams, Meyrowitz sono autori di varia provenienza le cui opere vanno a formare un vero e proprio canone della mediologia, disciplina che intende i media come un terreno di studio privilegiato per la comprensione della società e dei suoi mutamenti. Cosa unisce le ricerche classiche sull'influenza personale con il passaparola in rete? Cosa può dirci Benjamin sulle pratiche di remixing digitale? Quanto aiuta l'Atlas di Warburg a capire il funzionamento delle immagini contemporanee? Diciannove testi classici, con lunga tradizione e storia d'uso nella ricerca, sono qui introdotti da sintetiche schede di presentazione e poi recensiti "come se uscissero oggi", confrontati con le problematiche attuali, fatti dialogare con la bibliografia e le teorie contemporanee. Integrando le prospettive di ricerca tradizionali con quelle più recenti, il volume fornisce una "cassetta degli attrezzi" mediologica di base e raccoglie un ventaglio di strumenti di lavoro utile per chi intende studiare e ragionare su media e comunicazione.
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Grandi madri mediali. Archetipi dell'immaginario collettivo nel fumetto e nel cinema d'animazione
di Roberta Bartoletti
editore: Liguori
pagine: 132
Le Grandi Madri sono figure arcaiche e archetipiche, ricorrenti dai tempi più remoti seppur sempre rinnovate, capaci di esprimere significati profondi della vita umana sulla terra, a tratti ineffabili e terribili. L'autrice osserva la loro apparizione nell'immaginario mediale contemporaneo, e si chiede se esse siano ancora capaci di dare un linguaggio all'esperienza, come riusciva alle immagini del mito e delle fiabe popolari, e se possano essere considerate figure di rilievo per la vita simbolica e immaginativa dei consumatori mediali contemporanei. Terribili supereroine mutanti del fumetto nordamericano, o più ambivalenti figure di grandi e piccole madri prodotte dall'immaginazione di Hayao Miyazaki riescono forse ancora oggi a esprimere il senso segreto della vita come ciclo continuo di nascita, morte e rigenerazione, con cui la cultura e la natura umana da sempre si sono dovute confrontare.
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La grande rapina al treno. The Great Train Robbery (Edwin S. Porter, 1903) e la storia del cinema
di Elena Dagrada
editore: Mimesis
pagine: 79
Questo libro vuole essere un utile viatico per chiunque desideri addentrarsi lungo i sentieri affascinanti del "cinema delle origini", per imparare a conoscere la prima epoca di vita della storia del cinema. Attraverso l'analisi di "The Great Train Robbery", realizzato nel 1903 da Edwin S. Porter, rintraccia le catarreristiche principali di un periodo appassionato e avventuroso, profondamente diverso dal cinema che conosciamo oggi. E lo fa addentrandosi nei segreti del successo di un piccolo grande film, che seppe miscelare sapientemente i temi rappresentati, oltre ad alcune audaci novità nella messa in scena di più azioni simultanee. "The Great Train Robbery", infatti, riuscì a unire la spettacolarità dei più arditi procedimenti narrativi del suo tempo al mito popolare per eccellenza della storia americana, quello del "selvaggio West" (wild West), o "lontano West" (far West), facendo presa su un numero di spettatori molto alto anche al di fuori degli Stati Uniti. E seppe sfruttare il contesto iconografico e narrativo maggiormente in voga del tempo - la ferrovia, gli assalti a un treno, le sparatorie e gli inseguimenti spericolati - mettendo il tutto, fra l'altro, al servizio del film western come genere.
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Parlamento 2.0. Strategie di comunicazione politica in internet
editore: Franco Angeli
pagine: 224
In numerose democrazie occidentali, tra cui anche l'Italia, lo stato dei rapporti tra politica e cittadini è spesso descritto
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L'ABC della regia
di Daniel Arijon
editore: Audino
pagine: 271
"La conoscenza delle, regole del linguaggio cinematografico ci fornisce la tecnica, e la tecnica è uno dei beni più preziosi d
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Mercanti dell'opera
Storie di Casa Ricordi
di Baia Curioni Stefano
editore: Il saggiatore
pagine: 280
Sono i primi anni dell'Ottocento, quando il giovane copista di musica del teatro Carcano di Milano, Giovanni Ricordi, cerca di
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Mercanti di parole. Storia e nomi del giornalismo asservito al potere
di Guarino Mario
editore: Dedalo
pagine: 301
Giornalisti asserviti ai poteri forti, giornali finanziati dallo Stato, editori che usano le proprie testate per interessi "ex
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L'energia e lo sguardo. Il cinema dell'Eni e i documentari di Gilbert Bovay. Con DVD
di Latini Giulio
editore: Donzelli
pagine: 197
L'energia del petrolio, il lavoro operaio, l'impresa industriale: a partire dalla fine dell'Ottocento, tre fra i principali at
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Aniene. Troppi tuoni è come nessun tuoni. DVD. Con libro
di Guzzanti Corrado
editore: Feltrinelli
Riportare ordine tra gli umani affetti da bugiardìa, è questo l'arduo compito di Aniene, un misterioso vichingo sceso sulla Te
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Mario Monicelli: la storia siete voi. Commedia, guerra, lotta di classe
di G. Piero Consoli
editore: Carocci
pagine: 155
Nell'Italia dei primi anni Sessanta le commedie di Mario Monicelli svolgono una vera e propria funzione sociale: fornire alle masse popolari urbanizzate una consapevolezza storica moderna. "La grande guerra", "I compagni" e "L'armata Brancaleone" raccontano una tragicomica "contro-storia" nazionale, nella quale la petite histoire dei protagonisti si intreccia, tra farsa e dramma, con la grande Storia: "Io tratto di argomenti nazionali: la grande guerra, i primi scioperi, il Medioevo sono temi che riguardano la nostra storia. Al tempo stesso le mie storie sono popolari perché i temi nazionali sono visti secondo l'ottica delle classi meno abbienti, riflettono i problemi della povera gente, le loro lotte per la sopravvivenza, la miseria e il ridicolo che si portano dietro". A un anno dalla scomparsa del regista toscano, il volume affronta il complesso rapporto tra cinema e storiografia, rileggendo le commedie monicelliane più popolari: rocambolesche storie di coralità disgraziate, perdenti, plebee, votate comunque al fallimento. Nell'intervista inedita che apre il testo, Monicelli tratteggia la propria concezione della Storia, il conflitto col presente, il suo rapporto con la morte.
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La versione di Vasco
di Vasco Rossi
editore: Chiarelettere
pagine: 192
"Ognuno ricorda le cose alla sua maniera, ognuno un po' se la racconta. Io sono stato franco. Con questo libro di dichiarazioni forse si capirà di più la mia versione... La realtà, a vederla bene, è dura, non sempre giusta, ma io la prendo come una sfida e dico sempre: andiamo a vedere fino in fondo. Questo è ciò che ci fa essere uomini, andare avanti nonostante tutto, anche se intorno la realtà ti fa schifo. Mio padre era socialista e non essere schierato in quegli anni con i comunisti o i preti non pagava a Zocca. Nella comune teatrale di Bologna ho scoperto Bakunin e gli anarchici. Non quelli che mettono le bombe, ma uomini migliori, liberi, talmente responsabili che non c'è più bisogno di uno Stato che ti detti le regole. Non sono mica Vasco Rossi io. Sono una persona, sono un uomo, mica un eroe invulnerabile come Achille. Dove mi colpisci io sanguino, Vasco Rossi no, lui non sente niente."
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