Critica letteraria e Linguistica
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Lettere da Casablanca
editore: Lantana Editore
pagine: 156
Questo scambio di lettere tra Rita El Khayat e Abdelkébir Khatibi, entrambi marocchini, rappresenta un unicum e il primo epistolario tra una donna e un uomo nella tradizione letteraria islamica. Scritte tra il 1995 e il 1999 le "Lettere da Casablanca" sono lo specchio di una profonda relazione affettiva e intellettuale. Aimance è la parola, il concetto attorno al quale lo scambio trova inizialmente il suo perno. L'Aimance, "codice amoroso che afferma un'affinità più attiva tra gli esseri", è capace di minare le fondamenta di una società profondamente patriarcale quale quella marocchina. Il rapporto epistolare cambia improvvisamente di segno con la malattia e la morte della figlia adolescente di Rita. Tutti i temi toccati - le comuni radici arabe, le questioni intellettuali, la lontananza - subiscono l'onda d'urto straziante della perdita. Nelle parole di Rita riecheggia un dolore arcaico, invincibile. Solo la scrittura resiste. E compone un libro indimenticabile, commovente e rivelatore.
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Trattato di scrittura. Theorica et pratica de modo scribendi (Venezia, 1514)
di Sigismondo Fanti
editore: Salerno
pagine: 250
Pubblicata a Venezia nel 1514, la "Theorica et pratica de modo scribendi" è l'opera d'esordio di un matematico ferrarese, Sigismondo Fanti, che nel 1521 era "inzegnero general" della Serenissima Repubblica e che è noto al lettore di cose cinquecentesche soprattutto per le quartine oracolari del Triompho di fortuna (1527). L'opera era il punto di arrivo della prima stagione di un dibattito che nel Quattrocento aveva coinvolto artisti come Leon Battista Alberti, Mantegna e Leonardo, umanisti e antiquari come Felice Feliciano, matematici come Luca Pacioli, e a sua volta inaugurava la nuova stagione dei trattati di scrittura, destinata a lasciare tracce significative nella cultura grafica della modernità, e non solo di quella italiana. In quattro libri la Theorica offriva una trattazione sistematica della materia, che veniva presentata come un momento fondamentale nella formazione professionale e morale di ogni scrivente. Il primo libro, in particolare, ne illustrava gli aspetti tecnici, sia quelli materiali (si parlava della carta, dell'inchiostro, della penna) che quelli più propriamente teorici (a partire dalle logiche geometriche implicate, soprattutto quelle euclidee). I tre successivi si impegnavano nell'illustrazione analitica, condotta lettera per lettera, dei più importanti modelli grafici allora in corso.
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Sacrosante parole. Devozione e letteratura nella Toscana del Rinascimento
di Marco Villoresi
editore: Società Editrice Fiorentina
pagine: 256
Per rintracciare e far emergere i singolari legami tra devozione e letteratura, Firenze e la Toscana del Rinascimento risultano essere uno spazio territoriale e cronologico ideale, peraltro contraddistinto dalla presenza di grandi personalità religiose (sant'Antonino, san Bernardino da Siena, Savonarola ecc.). In particolare, sono gli anni della cripto-signoria medicea (1434-1494) a offrire una documentazione di rilievo, sia sul piano quantitativo che, talora, su quello qualitativo. Episodi di cronaca spirituale e di esperienza e pratica di culto favoriscono la creazione di testi di varia natura, specie in lingua volgare: laudi, sacre rappresentazioni, poemetti agiografici, rassegne di miracoli, celebrazioni di sacre reliquie ecc. Si tratta di un patrimonio ricchissimo e in gran parte trascurato, se non sostanzialmente negletto, dalle nostre storie letterarie: un patrimonio che, però, oltre a farci rileggere opere che recano firme di pregio della poesia italiana - si pensi a un Lorenzo de' Medici o a un Luigi Pulci -, consente di porre alla ribalta alcuni scrittori, come Feo Belcari e Castellano Castellani, come Lorenzo d'Albizo e Bernardo Giambullari, meritevoli di maggiore attenzione critica, invitandoci, infine, a fare la conoscenza di curiose figure di mestieranti, di improvvisatori e improvvisati compositori di rime, che pure seppero compiacere una larga parte del pubblico rinascimentale.
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Rilke a Capri. Diari, racconti, conversazioni
editore: La conchiglia
pagine: 89
Meglio comunque Capri che Berlino: così, almeno, ragionò Rainer Maria Rilke dopo che sul finire del 1906, a causa di un malinteso, dovette rinunciare al ruolo di segretario privato di Rodin, allora tanto congeniale al suo mestiere di poeta, e rassegnarsi a lasciare Parigi, dove aveva dato inizio alla stesura dei "Quaderni di Malte Laurids Brigge" e dei "Dinggedichte". Il Poeta si trovò, così, costretto a partirsene da Parigi e dopo una serie di viaggi insieme con la moglie, la scrittrice Clara Westhoff, e la figlia Ruth, culminati in un malavventurato soggiorno berlinese, decise infine di accettare l'invito a Capri di Alice Faehndrich baronessa von Nordeck.(...)Il periodo "caprese" di Rilke viene proposto attraverso testimonianze, diari, dialoghi.
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The Business 2.0 - Student`s Book+eworkbook - Liv.upper-intermidiate
di Allison-emmerson
editore: Mac millan
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A proposito di capolavori
di Charles Dantzig
editore: Archinto
pagine: 265
Chi ha letto "Enciclopedia capricciosa di tutto e di niente" ha già avuto modo di apprezzare lo stile originale e inconfondibile con cui Dantzig affronta l'argomento della sua indagine: rifuggendo anche qui dal trattato sistematico, l'autore cerca di definire il concetto di "capolavoro" in letteratura (soprattutto, ma non solo, perché vengono chiamati in causa anche dettagli pittorici o sequenze cinematografiche) attraverso un'opera colta e briosa, composta di brevi capitoli, meditati e divertiti allo stesso tempo, in cui confluiscono analisi letterarie, squarci autobiografici, umorismo e passioni personali. Dispiegando la sua vivace erudizione, lo scrittore ci guida in una passeggiata fra le opere della letteratura cinese, greca, latina, francese, italiana, inglese, russa, portoghese, americana ecc. per mostrarci come definire un capolavoro sia operazione paradossale, poiché l'essenza del capolavoro è sottrarsi a ogni tentativo di definizione.
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Journal (1855-1894). Mémoires d'une aristocrate entre Paris et Berlin
di Pauline de Castellane
editore: Storia e Letteratura
pagine: 1556
Pauline de Castellane tenne per quarant'anni (1855-1894) un diario
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