Critica letteraria e Linguistica
Il narratore. Considerazioni sull'opera di Nikolai Leskov
di Walter Benjamin
editore: Einaudi
pagine: 113
"Il narratore" è una breve dissertazione che parte dallo scrittore russo Leskov, ma che, come un bisturi fatato, si fa largo e arriva a comunicarci i destini ultimi della narrazione e del romanzo, e a mostrarci quanto siano distanti queste due forme apparentemente così simili. Un testo insieme semplice e difficile. In un breve viaggio di diciannove capitoli Benjamin si interroga sul declino del narrare. Potrebbe sembrare un paradosso, eppure anche se tutto sembra più narrativo, Benjamin sostiene che si narra sempre meno perché la narrazione non può più comunicare esperienza. È finito l'idillio tra uomo e verità: la verità è diventata indicibile, inenarrabile e all'improvviso acquistano un fascino ipnotico bugia, invenzione e fantasia che trasformano la narrazione in romanzo, forma misteriosa, negletta, pericolosa, creatura delle infinite possibilità e delle infinite menzogne. Ad accompagnarci nel viaggio alla scoperta di questo saggio è Alessandro Baricco che riesce a sintetizzare scoperte e risultati di due secoli di romanzo in forme di abbagliante comunicatività, esattamente come sa rendere tangibile l'umanità solitaria e diversa di Walter Benjamin.
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«Sedula cura docendi». Studi sull'«Anthologia latina» per/con Riccardo Scarcia
editore: Edizioni ETS
pagine: 132
L'Anthologia latina è un'ampia raccolta di poesie latine, risalenti per lo più alla Tarda Antichità, che documentano la vivaci
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Giacomo Leopardi. La concezione dell'umano, tra utopia e disincanto
di Polizzi Gaspare
editore: Mimesis
pagine: 226
L'autore si misura con il motivo più significativo della concezione leopardiana della natura umana, ovvero con l'affermazione,
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Arte e morfologia. Saggi di semiotica
di René Thom
editore: Mimesis
pagine: 160
Il volume raccoglie le riflessioni del celebre matematico Thom sui sistemi e i processi di significazione. Riprendendo la tradizione goethiana delle "morfologie", egli ritiene che il senso si generi, prima ancora che nella società, nei fenomeni naturali, con continui passaggi da un mondo di salienze (discontinuità degli oggetti) a uno di pregnanze (valori della significazione). Questa teoria sull'origine biologica dei linguaggi e dei comportamenti significativi degli uomini e degli animali è basata su una nozione dinamica di forma.
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Desiderio della scienza e desiderio di Dio nel Convivio di Dante
di Paolo Falzone
editore: Il Mulino
pagine: 300
"Tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere"
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Senza trauma. Scrittura dell'estremo e narrativa del nuovo millennio
di Daniele Giglioli
editore: Quodlibet
pagine: 115
C'è stato un tempo in cui il trauma comportava silenzio, fuga, oblio, dolore e rimozione. Oggi accade il contrario: senza trauma non sappiamo più parlare. Mai la possibilità di subire un trauma nella vita reale è stata tanto messa ai margini come nella nostra epoca. Eppure mai come adesso il trauma viene evocato, desiderato, rivendicato come fattore identitarie Un trauma senza trauma, dunque, o meglio ancora un trauma dell'assenza di trauma: figura di un'impotenza, autodenuncia di una malafede, sintomo di una crisi delle forme e dei linguaggi in cui si riflette e si modella l'esperienza del vivere associato. Qualcosa, in quell'esperienza, fa difetto, e di quel difetto il trauma viene di continuo chiamato a fungere da supplemento, spiegazione, riparazione, motivo non più di vergogna ma di orgoglio. Il saggio di Daniele Giglioli muove dall'ipotesi che molta letteratura del nuovo millennio viva all'insegna di questa situazione: una scrittura dell'estremo che ha nel trauma immaginario la sua prima scaturigine, il suo centro di risonanza più segreto, il suo seme di verità più prezioso. Dei testi convocati a testimoni viene offerta un'analisi puntigliosamente sintomatica, nella convinzione che in una società tutta dedita all'adorazione del feticcio (tra cui quello del trauma senza trauma) e in cui il rapporto con la realtà è interamente requisito dall'immaginario, il sintomo sia già di per sé una critica, un'istanza di verità irriducibile cui bisogna in tutti i modi dare voce.
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Il re barbaro. Ritratto di Henry David Thoreau
di Robert Louis Stevenson
editore: Edizioni dell'Asino
pagine: 55
Il ritratto che Stevenson traccia di Henry David Thoreau - protagonista della cultura americana dell'800, autore di "Disobbedi
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Vita di Ivan Illich. Il pensatore del Novecento più necessario e attuale
di Kaller-Dietrich Martina
editore: Edizioni dell'Asino
pagine: 224
La vita e l'opera di Ivan Illich (1926-2002), uno dei fondamentali pensatori del '900, filosofo, sociologo, antropologo acuto
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Scrittura e violenza. Narrazioni della guerra civile. Il caso spagnolo
di Enrico Lodi
editore: Medusa Edizioni
pagine: 158
La guerra civile è un fenomeno specifico, ma anche esemplare di ogni altra forma di scontro bellico. E il rapporto fra letteratura e manifestazioni della violenza è un altro luogo tipico della scrittura novecentesca. Il dato sorprendente che emerge da questo libro di Enrico Lodi è la confutazione della tesi che violenza e cultura siano nemiche irriducibili. Dal modello "eroico" dell'Iliade alla scoperta di un'impossibile "esperienza guerriera" nella modernità schiacciata dal potere devastante della tecnologia che ha dissolto ogni ordine simbolico della guerra nel Novecento, l'autore traccia un panorama del dibattito letterario suscitato dal caso particolare della guerra civile spagnola e ne evidenzia il carattere emblematico. Tra i filo-franchisti e i nazionalisti emergono poche figure di rilievo che, seguendo la propaganda ufficiale, elaborano una vera e propria "pornografia della violenza" che indulge alle seduzioni della morte e alla crudeltà. Sul fronte opposto, anche autori come Rafael Alberti e Pablo Neruda sembrano subire il fascino della violenza tipico della scrittura politicizzata. Ma esiste anche una zona di confine con autori che non cedono alla seduzione della morte: Ramon Sender, Chaves Nogales, Arturo Barea, Maria Zambrano, Miguel de Unamuno, che nella violenza vedono prevalere la "banalità del male". L'appendice finale propone vari testi inediti di questi autori sulla guerra civile.
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La distanza del cielo. Leopardi e lo spazio dell'ispirazione
di Alessandro Carrera
editore: Medusa Edizioni
pagine: 275
Pitagora sosteneva che la ragione per cui siamo nati è la contemplazione del cielo. Più di duemila anni dopo, Leopardi ammette di non sapere quale sia il senso della nostra vita, ma non per questo cessa di contemplare la volta stellata, dal balcone di Recanati o dalle falde del Vesuvio. Lo fa da poeta, ed è forse nella sua poesia che è andata a rifugiarsi l'antica cosmologia, forma del sapere che narrava l'universo in un mito per farci sentire il più possibile a casa nell'immensità degli spazi. Se da adolescente aveva studiato la storia dell'astronomia, divenuto poeta progetta la propria opera come una descrizione dell'universo, lavoro di una soggettività eroica che misura se stessa rispetto alla distanza del cielo. Riconosce la piccolezza dell'uomo, con sincerità e senza ricorrere a consolazioni, ma cerca anche di stabilir quale sia la misura che ci è data, e come viverla con dignità. Utilizzando ampie prospettive di filosofia, mitologia e psicanalisi, questo libro ripercorre il cammino di Leopardi come poeta dello spazio, vicinanza e lontananza, infinito e indefinito. Ma in Leopardi esiste anche uno "spazio dell'ispirazione" che non si misura in termini fisici, e che il poeta attraversa nella sua duplice estensione: lo spazio "paterno", espresso dal desiderio omerico di gloria, e lo spazio "materno", acustico e orfico, ascolto di una lingua primordiale che ancora non distingue tra suono degli affetti e voce della ragione.
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Sibilla
Bioautografia di una donna in amore
di Pignatari Salvatore
editore: Cartacanta
pagine: 208
Attraverso ampi stralci di alcune opere di Sibilla Aleramo, il saggio traccia una storia "amorosa" della scrittrice
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