Narrativa contemporanea
Il retaggio
di Sybille Bedford
editore: Adelphi
pagine: 388
Lo scenario si apre su una scena ormai sorprendentemente esotica: la Germania di fine Ottocento, con la sua opulenza terriera e finanziaria, le aspre tensioni sociali, il presagio di una catastrofe lontana ma già palpabile e, in particolare, su tre famiglie, unite da divergenti tradizioni aristocratiche e separate da irreali visioni del futuro. La prima è costituita da solidi "rentiers" ebrei di Berlino, nel cuore del Nord prussiano e protestante; le altre due appartengono "a realtà discordi del Sud cattolico: l'una sonnolenta, rurale, volta al passato; l'altra ossessionata da sogni ecumenici di dimensioni europee". A unirle provvederanno due matrimoni e uno scandalo.
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Hugo Pratt e Corto Maltese. 50 anni di viaggi nel mito. Catalogo della mostra (Bologna, 4 novembre 2016-19 marzo 2017)
editore: Rizzoli Lizard
pagine: 271
Racconto la verità come se fosse una cosa falsa confessava Hugo Pratt in un'intervista del 1995
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L'ospite
di Lalla Romano
editore: Lindau
pagine: 142
"Chi è l'ospite? Presentato via via come tartaruga, come anemone marino, come gatto di casa, in certi momenti è una divinità: nostrana o esotica. D'altronde l'ospite ha un nome umano e alla fine della storia è detto di lui che 'si ricorda della sua giovinezza'. Dove è capitato l'ospite? Appunto presso chi ha visto in lui una bestiola da curare, ma anche un portatore di salvezza: e non per confusione mentale, semmai per un eccesso di lucidità. Il rapporto tra loro? Naturale, elementare; eppure insieme difficile: adorante ma inadeguato da una parte, supremamente libero - ora condiscendente ora distratto - da parte di 'colui che è venuto di lontano'. L'ospite è soprattutto apportatore di gioia; ma essendo la sua presenza -transitoria - intimamente legata alle ultime radici, sommuove il senso della vita, crea nuovi legami fra le cose, le persone, i pensieri. Del resto forse nemmeno l'ospite, né la rete sottile delle rispondenze, è il libro; forse è un movimento, insieme fatale e semplice, scorrente sotto la staticità delle immagini, che sospinge il lettore: verso cosa o verso dove? Il libro stesso è questo cosa o dove." (Lalla Romano) Con uno scritto di Pier Paolo Pasolini. Prefazione di Giovanni Tesio.
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La maledizione del cardinale
di Buccella Giovanna
editore: Meridiano zero
pagine: 270
Famiglia Franceschini, famiglia Raspini, famiglia Brunetti
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Pastorale americana letto da Massimo Popolizio. Audiolibro. 2 CD Audio formato MP3
di Philip Roth
editore: Emons Edizioni
Al liceo di Newark lo chiamavano Lo Svedese. Alto, biondo, atletico, Levov è un ragazzo ebreo che pare destinato a incarnare perfettamente il sogno americano di prosperità e felicità famigliare. Nei floridi anni del dopoguerra, Levov sposa l'ex Miss New Jersey, eredita dal padre una fabbrica di guanti e si trasferisce nell'agognata villetta. La vita sembra sorridergli, fino a quel giorno del 1968 in cui ogni cosa deflagra, mandando in pezzi la sua idilliaca esistenza. Scritto con dolore, rabbia e compassione per i suoi personaggi, è il capolavoro assoluto di Philip Roth.
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La mia vita è un paese straniero
di Brian Turner
editore: Nn editore
pagine: 196
Nel 2003 il sergente Brian Turner è a capo di un convoglio di soldati nel deserto iracheno. Dieci anni dopo, a casa, accanto alla moglie addormentata ha una visione: come un drone sulla mappa del mondo, sorvola Bosnia e Vietnam, Iraq, Europa e Cambogia. Figlio e nipote di soldati, le sue esperienze si fondono con quelle del padre e del nonno, con i giochi da bambino e le vite degli amici caduti in battaglia. Così, tutti i conflitti si dispiegano sotto di lui in un unico, immenso, territorio di guerra e violenza. Nel 2003 il sergente Brian Turner diventa un poeta e quando, dieci anni dopo, la visione torna nella sue notti insonni, grazie alla poesia riesce a raccontarla così da accettarne la memoria - una memoria tanto grande che l'America non basterebbe a contenerla, e che sfrega l'anima fino a scorticarla. Liberata la nostalgia, la compassione e il desiderio di verità, "La mia vita è un paese straniero" racconta in diretta le azioni, le esercitazioni, i vuoti e i rumori, la paura e il coraggio, la tragedia e la gioia dei ritorni. E riconnettendo vita e poesia, orrore e morte, riesce a dire della guerra le parole che mancano, quelle capaci di riallacciare il filo del senso a quello del silenzio.
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Portella della Ginestra. Un sottile filo nero
editore: Becco giallo
pagine: 143
Primo maggio 1947, Piana degli Albanesi, provincia di Palermo. Pochi giorni dopo l'affermazione delle forze di sinistra alle elezioni regionali, una folla di lavoratori, in prevalenza braccianti, si riunisce nella vallata di Portella della Ginestra per festeggiare il risultato e protestare contro il latifondismo. All'improvviso, dalle colline circostanti partono raffiche di mitra che uccidono decine di persone e ne feriscono più di trenta. Attribuito alla banda di Salvatore Giuliano, l'eccidio rappresenta per molti la prima strage di Stato repubblicana: un intrigo internazionale che ha visto coinvolti apparati statali e ambienti mafiosi, eversione di destra, servizi americani, massoneria. Una ferita dolorosa per una giovane democrazia come quella italiana, aperta ancora oggi.
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La piena
di Cisi Andrea
editore: Minimum fax
pagine: 420
Umberto ha trent'anni e fa l'operaio in una fabbrica del profondo Nord
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Vento del sud
di Elmar Grin
editore: Marcos y marcos
pagine: 252
Einari è un uomo buono. Ama la sua terra, il profumo dei boschi finlandesi che si scioglie nell'aria a primavera, quando soffia tiepido il vento del Sud. Einari è un uomo paziente. Ha la forza del suo corpo contadino, la sua Elsa che fa di una cena a latte e patate una festa, due bambini che coltivano girasoli in un pugno di terra. Perché lamentarsi, quindi, se il padrone, dopo anni di lavoro durissimo, ti assegna una misera casetta su un lembo sassoso, all'ombra? Perché protestare quando scopri che ti rivendono come manodopera per molto più di quello che danno a te? Einari il suo mondo lo tiene tra le braccia. Suo fratello Vilho no, lui è giovane, inesperto. La sua ribellione è assoluta. Vilho questi torti non li accetta, è pronto persino a rinunciare alla donna amata, solo perché è la figlia di quel padrone avido e prepotente. Vilho è un vulcano di giustizia, dice quello che pensa e fa quello che dice. Einari invita Vilho alla prudenza, capisce le barzellette in ritardo, parla poco, ma non c'è mai nulla che gli sfugga. Mentre lavora il burro con le mani, mentre trasporta tronchi sulle piste gelate, pensieri ed emozioni mettono lentamente radice dentro di lui. Crescono robusti nelle lunghe notti di trincea, quando governi lontani lo strappano ai boschi, alla famiglia, per mandarlo a combattere una guerra non sua. Gli raddrizzano la schiena quando torna nella patria devastata, dove troppi hanno sofferto.
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Che Guevara aveva un gallo
editore: Sellerio Editore Palermo
pagine: 262
Sul Paraguay, Emilio Salgari scrisse un'avventura (nel 1894) "tra selve, indios spietati e complotti politici". Per aver letto quel "Tesoro del presidente del Paraguay", ma anche perché lì vive il figlio Adriano impegnato in scavi archeologici nelle antiche reducciones dei Gesuiti, Beppe e Mirella, per il loro anniversario, decidono un viaggio insolito, in quello che appare loro "il paese in cui c'è posto per tutti i sogni": l'immenso territorio una volta vergine di selve umide dalla leggendaria impenetrabilità e meta inesauribile di "irregolari, pionieri, sognatori di mondi alternativi". Succede però che, giunti ad Asunción, all'ultimo domicilio il figlio è dato per sconosciuto. Beppe e Mirella partono così alla sua ricerca, dirigendosi dapprima verso le antiche colonizzazioni inghiottite dalla selva. Ma non sono soli: li accompagna, li protegge, li conduce Invención, una bella e abilissima guardia del corpo che conosce tutti i luoghi e le persone giuste. Sotto la sua guida, l'avventura diventa, per i due coniugi non più giovani, una progressiva identificazione nell'anima di un paese sterminato, dalla natura implacabile e dalla storia crudele. Invención li introduce nei misteri mitici delle selve e della gente degli sparsi isolati insediamenti. Poi in un viaggio alla fine delle utopie, nei malinconici "posti morti" dove "le meraviglie dei sogni e le miserie della realtà" hanno urtato tra loro: le libere repubbliche di "selvaggi" fondate dai Gesuiti.
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La grande Blavatsky
di Francesca Serra
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 220
L'autrice delle "Brave ragazze non leggono romanzi", che ci ha divertiti e istruiti con la sua critica letteraria priva di pedanteria e ricca di immaginazione, mette a confronto due miti nati nella seconda metà dell'Ottocento: Helena Blavatsky e il continente scomparso di Lemuria, presunta culla dell'umanità e luogo della più antica purezza perduta. In questo romanzo Francesca Serra tenta l'impossibile: dimostrare che le due leggende non solo si incontrano, ma si fondono nella Storia di un secolo, continuando a sopravvivere per tutto il Novecento e a deliziare i seguaci delle dottrine occulte, dei culti sincretici e delle religioni orientali divulgate ai profani. Per raccontare tale incredibile vicenda, l'autrice ci trascina dentro un labirinto di verità storiche e di ipotesi, azzardate quanto plausibili, seguendo il filo della sua immaginazione solidamente ancorata ai fatti. Sarà vero, per esempio, che Helena Blavatsky, indossata la camicia rossa dei garibaldini, viene ferita a Mentana e resta sepolta sotto un mucchio di cadaveri per poi riemergere come niente fosse? Oppure che la nostra eroina, sapendo che il confine del Tibet può essere attraversato solo dentro una cassa da morto, si autosospenda dallo stato vitale e riesca a scoprirne i segreti? Infine cosa hanno in comune i baffi di Hitler, la barba di Garibaldi e lo yoga di Marilyn Monroe? E cosa c'entra Lemuria? Perché il mitico uccello Dodo è scomparso in quel modo misterioso?
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L'uomo autentico
di Don Robertson
editore: Nutrimenti
pagine: 298
In un'intervista del 2015 al New York Times, alla domanda su chi fosse il suo scrittore preferito di tutti i tempi, Stephen King ha risposto: Don Robertson. Alcuni anni prima, aveva ospitato nel catalogo della sua casa editrice questo libro crudo e scioccante, l'inclemente testamento di un autore dal percorso irregolare, celebrato e poi trascurato, difficile da classificare, se non rifugiandosi nella definizione che ne ha dato stesso King nella sua introduzione al romanzo: "Uno dei più grandi scrittori meno conosciuti degli Stati Uniti". L'uomo autentico è il libro di un Robertson quasi sessantenne, e forse non a caso parla di vecchiaia, di illusioni tradite, di domande rimaste fatalmente senza risposta. Lo fa aggirandosi tra i fumi di petrolio di Houston, in Texas, per raccontare la storia di Herman Marshall, un uomo semplice, uno come tanti, che realizza con orrore, nell'ultima stagione della vita, di aver raccolto soltanto sconfitte e stanchezza. Ha ucciso i tedeschi in guerra, è stato piantato per anni sul sedile di un camion, ha visto un figlio soffrire le pene dell'inferno e andarsene; ora passa il tempo ad accudire la moglie malata e a bere birra insieme a un gruppo di vecchi come lui. Annientato dall'ennesimo dolore, Herman Marshall decide di mettere in atto suo personale regolamento di conti, la sua disperata vendetta contro la vita, in un finale duro e feroce, che lascia senza respiro. Introduzione di Stephe King.
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