Teatro
Il punto in movimento
di Peter Brook
editore: Audino
pagine: 191
Peter Brook non è stato solo uno dei più grandi registi teatrali del Novecento ma anche uno dei più lucidi narratori di esperienze all'interno di quel mondo. Questo libro raccoglie scritti che si snodano durante quarant'anni tra incontri straordinari - dall'ormai vecchio Gordon Craig al giovane Grotowski e altrettante straordinarie messe in scena - da Re Lear a Marat/Sade a Il Mahabharata. Ma la cosa che in questa narrazione più colpisce è la capacità che Brook ha di metabolizzare ogni vicenda vissuta per restituirla sotto forma di spunto critico sull'opera di un grande autore o come riflessione alta sui più diversi momenti della pratica registica e attoriale. In questo modo "Il punto in movimento", nato come una sorta di viaggio autobiografico, si trasforma per il lettore in uno dei più bei libri di pratica e teoria teatrale dell'ultimo secolo.
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Uomo e superuomo. Commedia e filosofia
di Shaw G. Bernard
editore: Ghibli
pagine: 356
Andata in scena per la prima volta il 23 maggio 1905 al Royal Court Theatre di Londra, "Uomo e superuomo" è senza dubbio una d
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Morte di Danton
di Büchner Georg
editore: Einaudi
pagine: 94
Sotto l'apparenza del dramma storico 'Morte di Danton' nasconde i nervi scoperti della condizione umana, cosí come sarà rivela
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Il teatro. Vol. 1: Calderón-Affabulazione-Pilade
Calderón-Affabulazione-Pilade
di Pasolini Pier Paolo
editore: Garzanti Libri
pagine: 397
Questo primo volume di scritti teatrali raccoglie tre delle sei tragedie scritte e più volte rielaborate da Pier Paolo Pasolin
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La drammaturgia italiana contemporanea. Da Pirandello al futuro
di Dario Tomasello
editore: Carocci
pagine: 322
Il presente volume attraversa un secolo di storia della nostra drammaturgia, riservando un'attenzione omogenea ai classici conclamati così come agli autori viventi della straordinaria fioritura degli ultimi anni. Il teatro italiano contemporaneo è il luogo di uno scontro, neanche tanto sotterraneo, fra la tradizione attoriale italiana e l'ultimo tentativo di un'autorialità letteraria di imporsi alla scena, di imporvi i propri fantasmi. Le ragioni di questo testo risiedono, allora, nella necessità di ricostruire una genealogia drammaturgica complessiva che tenga conto della specificità italiana, tra protagonismo attoriale e policentrismo dei linguaggi della scena, con particolare riguardo per il paradosso pirandelliano e dusiano di un'idiosincrasia prolifica per il teatro e, ancora, per la "funzione Eduardo", capace di alimentare, grazie alla mediazione di straordinari attori-artisti, molta della nouvelle vague attuale.
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Il palcoscenico esemplare. La questione della giustizia nelle tragedie shakespeariane
di Leone Giuseppe
editore: Liguori
pagine: 184
Come si conciliano le morti di Cordelia, di Duncan, di Desdemona o di Emilia con l'ideale della giustizia poetica? Quale sorte
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La storia negata. Musica e musicisti nell'era fascista
di Alessandro Zignani
editore: Zecchini
pagine: 208
Un periodo della nostra storia recente alterato e in parte cancellato da pregiudiziali ideologiche. Un rinascimento musicale capace di far confluire la musica italiana nel grande alveo della Tradizione europea. Decenni di cautele, sospetti e omissioni hanno impedito ai grandi compositori del Ventennio fascista il diventare parte corrente del repertorio concertistico. Una grave frattura si è incistata dentro la linea evolutiva del nostro Novecento, rendendolo vulnerabile alla demagogia e ad uno sperimentalismo elitario e talora orientato alla pura propaganda politica. La storia negata è un ripensamento critico di questa epoca così vicina a noi, ma per certi aspetti inaccessibile come una civiltà sepolta. Compositori, direttori d'orchestra, musicologi, istituzioni sinfoniche e liriche: tutto il complesso e vivacissimo fermento creativo alimentato da un Regime che voleva sdoganare l'Italia dalla sua immagine internazionale: "una terra di mandolinisti", rivive in una prospettiva del tutto ripensata, nell'intento di far tornare le poetiche di questa età mercuriale un fermento vivo del nostro mondo musicale. L'attuale momento critico, per la nostra cultura, è determinato in gran parte proprio da questa massiccia rimozione del rinascimento italiano fiorito nei primi decenni del Novecento.
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Dietro le quinte. Pratica e teorie tra educazione e teatro
editore: Franco Angeli
pagine: 200
L'incontro fecondo tra educazione e teatro assume forme che ne amplificano le rispettive potenzialità: quando il teatro entra
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Le tartouffe ou l'imposteur. Il tartufo ovvero l'impostore. Ediz. italiana, inglese e francese
di Molière
editore: Ets
pagine: 380
Le Tartuffe ou l'Imposteur non è soltanto uno dei testi più rappresentativi della carriera di Molière: grazie ad una drammatur
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Cinquant'anni di palcoscenico
di Eduardo Scarpetta
editore: Castelvecchi
pagine: 326
Nei suoi cinquant'anni di carriera Eduardo Scarpetta ha impersonato, reinventandone forme e contenuti, il grande teatro dialettale napoletano. Erano gli anni d'oro di Pulcinella e del San Carlino, quando il teatro sembrava nascere tra i vicoli e i mercati e rivivere, in un esilarante distillato, sugli sgarrupati palcoscenici della città di Napoli. Nella sua autobiografia Scarpetta ci racconta ciò che solo lui poteva raccontarci: i dietro le quinte, i dispetti, le esagerazioni, gli equivoci e le manie di un carrozzone guidato da personaggi sempre memorabili. Tra loro brilla Antonio Petito il più grande Pulcinella di tutti i tempi e il più rispettato e temuto dei capocomici, che viveva per combinare scherzi (atroci) ai colleghi. E poi, naturalmente, Scarpetta stesso: dagli esordi all'affermazione con Don Felice Sciosciammocca, dalla causa intentatagli da D'Annunzio al successo di "Miseria e nobiltà", in un libro di memorie, come disse Benedetto Croce, "così divertenti per i lettori contemporanei, cosi utili ai curiosi futuri". Prefazione di Goffredo Fofi. Contributi di Luca e Luigi De Filippo.
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La mia vita nel teatro russo
di Vladimir I. Nemirovic-Dancenko
editore: Audino
pagine: 191
Nemirovic-Dancénkò con il suo Teatro d'Arte di Mosca ha cambiato la storia teatrale del Novecento. Questa autobiografia rende giustizia alla figura di Nemirovic, dimostrando come il prestigio del Teatro d'Arte nei primi anni fu dovuto prima a lui che a Stanislavskij. Alla fine dell'Ottocento Nemirovic a Mosca era un drammaturgo popolarissimo, un critico ascoltato e rispettato, un docente della scuola di recitazione della Filarmonica, mentre Stanislavskij era ancora un ricco imprenditore che calcava da dilettante le scene dei teatrini privati e non aveva alcun peso nella vita culturale russa. Per Stanislavskij le cose cambiarono proprio quando cominciò a firmare le prime regie con Nemirovic. Grande organizzatore capace di tenere le redini del Teatro d'Arte dal punto di vista sia culturale sia finanziario, Nemirovic descrive la vita del teatro con lo sguardo del letterato e dell'intellettuale sempre alle prese con il problema di coniugare l'arte con il denaro. Nelle sue memorie Nemirovic racconta fatti, persone, autori senza alcun compiacimento, riportando incontri e idee e descrivendo gli inizi duri la ricerca dei finanziamenti, lo scarso successo dei primi spettacoli, il rischio di chiudere prima della fine della prima stagione. Il libro offre inoltre uno spaccato straordinario della letteratura russa, teatrale e non solo, raccontando i rapporti fra Nemirovic e autori del calibro di Cechov, Gor'kij, Tolstoj.
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La terza avanguardia. Ortografie dell'ultima scena italiana. Culture teatrali 2015
editore: La Casa Usher
pagine: 301
Questo numero si apre con un'ampia sezione monografica dedicata ai nuovi linguaggi della scena attuale: il teatro degli anni Dieci del nuovo millennio o, più comunemente, degli "anni Zero". Un teatro difficilmente classificabile, malgrado le etichette coniate per tentare di mettere ordine nel rutilante presente artistico. In questo senso gli interventi e gli studi di caso qui raccolti non si limitano a indagare le tendenze in atto, tanto meno enunciano dei meri orientamenti estetici, bensì articolano un percorso storico-critico in grado di restituire una rappresentazione plastica dei teatri presenti. Esito di un monitoraggio costante e di un tenace affiancamento di gruppi e artisti, questa raccolta ambisce a fornire coordinate che intreccino differenti piani e discorsi, tra cui quello strettamente organizzativo, con particolare interesse per quei luoghi di produzione e invenzione del nuovo che fanno di certi festival vere e proprie factories. Gran parte dell'interesse per quest'ultimo decennio di teatro riguarda infatti la storiografia della contemporaneità e i suoi rapporti con quello che è stato chiamato il Novecento teatrale. Da qui il titolo proposto, non senza un pizzico di deliberata provocazione: la terza avanguardia. Dopo le prime avanguardie storiche e la ripresa postbellica del filo interrotto con le seconde, la terza avanguardia apre a un nuovo, imprevedibile tempo del teatro.
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