Neri Pozza: Il cammello battriano
Duende. Viaggio alla ricerca del flamenco
di Jason Webster
editore: Neri Pozza
pagine: 344
Le pagine dedicate da García Lorca al duende, l'intenso stato emotivo fatto di estasi e disperazione insieme, sono la fonte di ispirazione di questo libro dedicato al flamenco e al suo mondo. Da Juan, l'insegnante di chitarra che vive in un mondo esclusivamente colorato di rosso e pretende una dedizione mistica dai suoi allievi, a Lola, la bella ballerina di Alicante capace di esprimere nella sua danza l'eros più sfrenato, alle bande gypsies di Madrid, che trascorrono le notti suonando di locale in locale fino allo sfinimento, un viaggio attraverso i luoghi sacri della Spagna, in cui si conserva religiosamente l'arte del flamenco.
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La nostra Africa. Nel racconto di cinquanta italiani che l'hanno percorsa, esplorata e amata
di Angelo Del Boca
editore: Neri Pozza
pagine: 431
Eritrea, Somalia, Libia, Etiopia sono le terre su cui si sofferma lo storico Angelo Del Boca, terre che in settanta anni hanno visto operare, viaggiare, costruire, distruggere, amare e odiare due milioni di italiani sul loro suolo. Italiani che non erano soltanto spietati avventurieri e soldati di pochi scrupoli e di grandi appetiti, ma anche esploratori, viaggiatori, missionari, architetti, artisti, archeologi che hanno dato il meglio di loro stessi a contatto col Continente nero.
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Sabbie arabe
di Wilfred Thesiger
editore: Neri Pozza
pagine: 424
Thesiger è l'ultimo tra i grandi viaggiatori britannici ad aver esplorato l'Empty Quarter, il deserto dei deserti, il solo luo
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Dove soffiano i venti selvaggi. Un viaggio all'inseguimento di Helm, Bora, Föhn e Mistral
di Nick Hunt
editore: Neri Pozza
pagine: 295
Mappe e carte geografiche esercitano, si sa, un'attrazione irresistibile, un fascino visionario che, com'è accaduto all'autore
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La mia casa a Damasco
di Diana Darke
editore: Neri Pozza
pagine: 299
Fin dal primo giorno in cui mette piede in Siria, nel 1978, Diana Darke si sente a casa
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Eterna Spagna
di Marco Cicala
editore: Neri Pozza
pagine: 432
Nella Mancia sulle tracce del «vero» Don Chisciotte
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La vanità della cavalleria
di Stefano Malatesta
editore: Neri Pozza
pagine: 267
La vanità è sempre stata una prerogativa della cavalleria e degli uomini in divisa
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La più bella regia. La mia vita
di Gianfranco De Bosio
editore: Neri Pozza
pagine: 236
Racchiudere in un libro la vita di Gianfranco de Bosio, regista teatrale e cinematografico, sceneggiatore e docente, è un'impresa mastodontica che soltanto de Bosio poteva tentare, perché significa riassumere la vita stessa dell'Italia dagli anni Venti fino a oggi. Uomo di profonda e vasta cultura, de Bosio ha scritto pagine rilevanti della storia della regia teatrale del Novecento e dei primi anni del nuovo millennio: nel dopoguerra ha dato vita al primo teatro universitario italiano; all'inizio degli anni Cinquanta ha avuto il non poco coraggio di resuscitare il teatro originale del Ruzante, drammaturgo padovano "dimenticato" da oltre quattro secoli; nel 1951 ha portato per la prima volta sulle scene italiane il teatro epico di Bertolt Brecht e, nel 2013, è stato il regista di quello che è a tutt'oggi lo spettacolo campione assoluto di incassi dell'Arena di Verona, l'Aida, il capolavoro verdiano rappresentato in tutto il mondo. Raccontando l'artista, de Bosio regala, in queste pagine, l'autoritratto più intimo di se stesso. Un uomo che, nell'intera seconda metà del Novecento, si è dedicato con inestinguibile curiosità alla ricerca artistica, e la cui vita è costellata di incontri straordinari con le massime personalità della cultura del suo tempo.
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Venezia e Moby Dick
di Cesare De Seta
editore: Neri Pozza
pagine: 245
Ciascuno di noi ha in cuor suo un'idea di Venezia, proprio perché di questa straordinaria città non esiste e non può esistere una definizione esaustiva. Venezia è sgusciante e imprendibile, come un animale misterioso. L'idea di Cesare de Seta è che essa sia come Moby Dick, la balena bianca con cui Ahab mette in gioco il suo destino: un'inafferrabile città-destino, immersa nel Mediterraneo con i suoi tentacoli-isole. Un accostamento azzardato tra la magnifica città dei rii e dei campielli e il capolavoro di Melville? Provate allora a leggere - magari di notte, com'è accaduto all'autore di queste pagine - Moby Dick e a soffermarvi, nel capitolo intitolato "Sulle raffigurazioni mostruose delle balene", sulle singolari righe in cui Melville descrive la balena dei legatori, "avvinta come un tralcio di vite al ceppo di un'ancora calante", e cita Aldo Manuzio. Il logo di Manuzio, quel Leviatano che campeggia su ogni suo libro, vi apparirà allora come una raffigurazione simbolica di Venezia. Animato da quest'idea, de Seta si è mosso alla ricerca degli infiniti tesori che giacciono nel corpo di questo misterioso Leviatano: le opere che hanno segnato la storia dell'arte e sulle quali incombe una tale bibliografia da far tremare i solai di una biblioteca.
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Frida. Una biografia di Frida Kahlo
di Hayden Herrera
editore: Neri Pozza
pagine: 415
Alla fine degli anni Novanta, New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri di Frida Kahlo
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Seconda Roma (1850-1870)
di Silvio Negro
editore: Neri Pozza
pagine: 495
Silvio Negro concepì questo libro dopo aver letto numerose opere sulle vicende politiche dell'ultimissima Roma papale, quella del regno di Pio IX, fra gli anni della Repubblica Romana e la conquista piemontese. Anni singolari e inquieti, nei quali la città, benché fosse perfettamente consapevole della fine dello Stato Pontificio, cercò di continuare a vivere come se non vi fossero bersaglieri e garibaldini alle porte. Sbirciando in quelle trattazioni, che si occupavano prevalentemente di avvenimenti politici e militari, Negro scoprì "scorci di paesaggio e di costume così inaspettati, così profondamente ed irrevocabilmente diversi da quelli della Roma del nostro tempo" da decidere di dedicare un volume intero all'urbe papale prima della sua malinconica fine. È la storia di una città ancora odorosa, com'è stato detto, di campagna, di pascolo e di stalla oltre che di splendori barocchi e glorie del passato. Una città in cui l'aristocrazia vive in gran parte in maniera sobria, non attacca i cavalli alle carrozze che nelle grandi occasioni e si accontenta di esibire la magnificenza del nome in feste date per dovere sociale una volta l'anno. Un luogo dove "gli stracci stessi del mendicante conservano una certa maestà", e cortesia e urbanità albergano in un popolo in cui è totalmente assente il "tipo canaglia, che altrove è così appariscente, specialmente a Londra e a Parigi".
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