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«Viva Mussolini!». La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi , Bossi e Fini

«Viva Mussolini!». La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi , Bossi e Fini
titolo «Viva Mussolini!». La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi , Bossi e Fini
Autore
Traduttore
Argomento Diritto, Economia e Politica Politica
Collana Collezione Storica
Editore Garzanti
Formato Libro
Pagine 266
Pubblicazione 2011
ISBN 9788811601388
 

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In questi ultimi anni l'Italia ha vissuto una "rivoluzione silenziosa", che ha profondamente cambiato la nostra società civile. In un clima di intolleranza e volgarità crescenti, sono stati infranti alcuni tabù dello stato di diritto, fino a mettere in discussione la libertà di stampa e istituzioni fondamentali come il sistema della giustizia, la Corte Costituzionale e la stessa presidenza della repubblica. Uno degli aspetti chiave di questa trasformazione della coscienza collettiva è stata la distruzione della memoria condivisa dagli italiani, cui ha dato un contributo decisivo il "revisionismo storico": da un lato sono stati rivalutati Mussolini e il fascismo, dall'altro sono stati messi in dubbio i meriti dell'antifascismo e della lotta partigiana. La polemica revisionista, che ha trovato ampio spazio sui media, è stata il presupposto di un'operazione politica, che ha portato al governo gli eredi politici del fascismo e un movimento con forti venature populiste e razziste come la Lega Nord. Non solo la società italiana si è spostata a destra, ma le idee della destra hanno conquistato uno spazio crescente nel dibattito pubblico. Aram Mattioli, professore di storia all'Università di Lucerna, ricostruisce le diverse tappe di una "guerra culturale" che ha interessato gli storici e i politici, ma anche le arti e i mass media.
 

Biografia dell'autore

Aram Mattioli

Aram Mattioli (1961) è professore di storia contemporanea all'Università di Lucerna. È noto a livello internazionale per i suoi studi sulla storia dell'antisemitismo e del fascismo italiano. Collabora con «Süddeutsche Zeitung», «Die Zeit» e «Berliner Zeitung».

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