«Tutto sommato, si può dire che anche oggi la situazione non è sostanzialmente mutata, proprio per la relativa marginalità del luogo dove io abito e quindi per il suo conservativismo linguistico; ma se io non ho usato il dialetto come lingua dello scrivere, in realtà l'ho sempre avuto come penombra, viva, come filigrana interna, vorrei dire, di quello che avevo scritto in italiano. (...) Devo dire che per quanto mi riguarda esiste un duplice atteggiamento. Intanto c'è una volontà di salvaguardare un patrimonio che non deve andar disperso e che esiste ancora. Per me, essere depauperato della possibilità di andare in osteria a parlare dialetto con i miei paesani sarebbe una calamità, addirittura. No, non mi ritroverei più, non sarei più me stesso. Quindi per me c'è un problema di conservazione, chiamiamola cosi, del mio stesso io, attraverso il dialetto. E, vorrei dire, al di là del mio caso personale, mi ricollegherei anche col problema dell'impedire il totale genocidio di quanto resta del dialetto. Che non ha nulla a che fare, beninteso, con l'imbalsamazione tipo «riserva». Ma, nello stesso tempo, esiste in me anche una volontà di ricupero del dato eterno (chiamiamolo tra virgolette) o comunque connesso al tempo più profondo, al modo di essere più profondo del tempo umano, per cui il dialetto si potrebbe ricongiungere al tema dell'oralità perpetua». Dall'intervento di Andrea Zanzotto.
La filigrana del dialetto
| Titolo | La filigrana del dialetto |
| Autori | Andrea Zanzotto, Pietro Gibellini, Franco Loi, Glauco Sanga |
| Collana | Versanti |
| Editore | Casagrande |
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| Pagine | 44 |
| Pubblicazione | 1979 |
| ISBN | 9788877131003 |
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