I Salmi

I Salmi
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- I salmi possiedono allo stesso tempo un grande valore spirituale e un grande valore poetico
- Un’opera per tutti
- Una perla di felicità, da leggere e conservare

 

Il Libro dei Salmi è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. È scritto in ebraico e, secondo l’ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea forse alla fine del III secolo a.C., raccogliendo testi composti da autori ignoti, lungo i secoli precedenti, di varia origine (anche se la tradizione riporta che furono composti da Davide). Il salterio è composto da 150 capitoli, ognuno dei quali rappresenta un autonomo salmo o inno di vario genere: lode, supplica, meditazione sapienziale. È diviso in 5 parti (Salmi 1-41; 42-72; 73-89; 90-106; 107-150), in analogia con il Pentateuco, e ciascuna parte termina con una benedizione o dossologia. Da un punto di vista stilistico si possono dividere in tre grandi generi: inni, suppliche e ringraziamenti, anche se sovente i generi letterari sono mescolati per cui un salmo che inizia come supplica può continuare come salmo di ringraziamento, o altre mescolanze varie.

 

Non sono un teologo e neppure un esegeta. Perché scrivere di Salmi? Perché sono un lettore. Diceva Marcel Proust: «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse mai visto in se stesso». I Salmi non finiscono mai di regalare scoperte sul nostro essere, sui desideri, le passioni, le domande, la gioia e la depressione, la vittoria e la sconfitta, la morte e la vita, la domanda di senso e la risposta adeguata, il mistero di Dio – irraggiungibile ma presente – e la sua quotidiana compagnia, tutto questo e molto altro ancora, è racchiuso in parole asciutte, spesso dure, ma, proprio perché aspre e scomode, vere. Profondamente vere. Sono poesia e preghiera, disvelamento e conforto, introspezione e invito ad agire, mettono a nudo il peccato e indicano la redenzione.

dall'introduzione di Giovanni Santambrogio