Leto Fratini. Anima e materia. Catalogo della mostra (Barberino Val d'Elsa, 21 aprile-26 agosto 2018)

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"Quando giovanissimo, in cerca di spazi e occasioni dove esprimere il proprio talento, si trasferì a Milano nello studio dello scultore Cirillo Bagozzi, Leto Fratini parlava di un sogno avverato, "la gioia di essere in uno studio grande, contornato di opere d'arte a disposizione creta, arnesi e marmo, cosa vuoi di più?". In pieno clima fascista, nel passaggio tra due mondi, sospesi tra l'avanguardia e la tradizione, in bilico tra le sperimentazioni futuriste e le riflessioni sui nuovi ideali artistici e politici affini al gruppo di Corrente, un giovane dalle umili origini ma dalle evidenti doti artistiche, poteva coltivare l'illusione di essere felice. Anche da scultore. Leto lo era. Quel ragazzo, minuto e cagionevole di salute, che entrò all'Accademia di Belle Arti di Milano con un sei in scultura, fu capace di uscirne quattro anni dopo, nell'anno scolastico 1939-1940, con il massimo dei voti e l'assegnazione del primo premio di scultura "Premio Bozzi Caimi". Un dieci, frutto della tenacia che lo contraddistinse e della passione per lo studio dell'arte plastica che presto si tramutò in talento, accolto con entusiasmo e apprezzato nell'ambiente culturale milanese. Ne aveva fatta di strada quel ragazzo ambizioso e sognatore che voleva esprimere e rappresentare attraverso l'arte l'essenza interiore, lo spirito delle cose e non limitarsi alla raffigurazione meccanica ed esteriore dei soggetti. Voleva cogliere l'emotività, i tratti psicologici e morali..." (Dalla Presentazione)