La spiritualità è la più alta espressione dei
talenti della natura umana. Riavvertiamo il
richiamo di questa voce interiore che è anche
segno dell’intenzione di fedeltà dell’uomo alla
sua presenza nel mondo. Sono tanti i giovani
che, scoprendo il valore della loro spiritualità
e la difficile impresa di difenderla dalle vulnerabilità
e dai condizionamenti, scelgono di
ripensarsi e di interpretare la verità interiore
con gli occhi aperti ad azzardi sulla realtà
esterna. Gli adulti disquisiscono e sono educatori
fragili, spesso superficiali. Bambini e
adolescenti attendono testimoni e presentano
il conto sulla ‘commedia umana’ di una
responsabilità educativa che non sa calarsi
nella spiritualità individuale e in quella delle
interazioni.
Parlare della spiritualità dei giovani non può
prescindere da un ripensamento degli adulti
sui fondamenti e sui fini dell’educazione e su
quel presupposto di ogni agire educativo che
è il talento proprio di ciascuna persona: l’educabilità.
Precondizione per tenere ben fermo
che l’educazione è sempre un risorgere. Non
può essere intesa come un inutile e frivolo
riempire vuoti. È, invece, scelta di senso,
opzione per l’uomo e per ciò che lo costituisce
nella sua interiorità e responsabilità. C’è
di che stupirsi: il tempo delle emergenze porta
in luce nostalgia verso la quiete interiore e
l’ascolto del demone che ci sollecita a una
‘rivoluzione educativa’. Credere nella spiritualità
dei giovani appare la scelta migliore per
educare a trascendersi, a risorgere in noi stessi
e con gli altri proprio nell’agire della pedagogia
delle piccole cose quotidiane.
Biografia dell'autore
Giuseppe Vico è professore ordinario di Pedagogia
generale presso l’Università Cattolica
del Sacro Cuore di Milano. Con don Antonio
Mazzi ha fondato l’Associazione Educatori
Senza Frontiere Onlus (ESF). Con Vita e
Pensiero ha pubblicato: Erranza educativa e
bambini di strada (2005), L’avvento educativo
dei ‘poveri cristi’ (2007), Emergenza educativa
e oblio del perdono (2009).


