L’ambiguità della scuola italiana appare radicale:
forma cittadini, sviluppa talenti e genera
intelligenze, ma crea anche sconfitti, produce
indifferenza e induce emarginazione. L’impegno
necessario a liberarla dalle sue annose criticità
richiama quello profuso nell’innalzamento dell’obelisco
in piazza San Pietro nel 1586. Sollevato
da terra per mezzo di una fabbrica imponente di
argani ingegnosi, evitò il crollo grazie all'esperienza
e intraprendenza dell’operaio Bresca il
quale, accortosi che i canapi cui era assicurato
stavano cedendo, gridò nonostante il divieto di
parlare durante i lavori: «Acqua alle funi!». Fu
ascoltato. I canapi bagnati ressero allo sforzo, e
l’obelisco venne posizionato al centro della
piazza, dove tuttora si trova.
Le pagine di Mario Giacomo Dutto, profondo conoscitore della scuola italiana, avendoci lavorato per una vita in posizioni di grande responsabilità, sono un invito a ‘dare acqua’ alle funi che reggono la scuola italiana, in modo che possa ripartire lasciando l’usuale cabotaggio sotto costa per la vela d’altura. Un invito ad attraversare la realtà scolastica nelle sue atmosfere e nei suoi labirinti con il ‘coraggio della ragione’ e a coltivare ambizioni e scelte intelligenti con il ‘coraggio dell’azione’. Decifrare il parlar di scuola, leggere la critica, approfondire le controversie e fare tesoro della ricerca sono i primi passi di un cammino che porti a riconoscere gli errori disseminati nel recente passato. Così, riducendo i rumori di fondo, si mette a fuoco l’ultimo miglio dell’impresa educativa, quello in cui l’insegnare e l’apprendere s’intrecciano e docenti e studenti dialogano. Perché è alla pratica del lavoro quotidiano nelle classi, alle punte d’eccellenza spesso nascoste a un’analisi superficiale che bisogna guardare, sotto la guida delle lezioni del passato e dei modelli scolastici vincenti di altri Paesi, per riscrivere la grammatica della nostra scuola. È una sfida che riguarda tutti – insegnanti, studenti, dirigenti scolastici, genitori, legislatori – perché, come ci ricorda bene Dutto, «una scuola fuori dalla storia del proprio Paese e delle sue speranze non ha diritto di cittadinanza, ma anche un Paese non all’altezza della propria scuola tradisce il futuro».
Le pagine di Mario Giacomo Dutto, profondo conoscitore della scuola italiana, avendoci lavorato per una vita in posizioni di grande responsabilità, sono un invito a ‘dare acqua’ alle funi che reggono la scuola italiana, in modo che possa ripartire lasciando l’usuale cabotaggio sotto costa per la vela d’altura. Un invito ad attraversare la realtà scolastica nelle sue atmosfere e nei suoi labirinti con il ‘coraggio della ragione’ e a coltivare ambizioni e scelte intelligenti con il ‘coraggio dell’azione’. Decifrare il parlar di scuola, leggere la critica, approfondire le controversie e fare tesoro della ricerca sono i primi passi di un cammino che porti a riconoscere gli errori disseminati nel recente passato. Così, riducendo i rumori di fondo, si mette a fuoco l’ultimo miglio dell’impresa educativa, quello in cui l’insegnare e l’apprendere s’intrecciano e docenti e studenti dialogano. Perché è alla pratica del lavoro quotidiano nelle classi, alle punte d’eccellenza spesso nascoste a un’analisi superficiale che bisogna guardare, sotto la guida delle lezioni del passato e dei modelli scolastici vincenti di altri Paesi, per riscrivere la grammatica della nostra scuola. È una sfida che riguarda tutti – insegnanti, studenti, dirigenti scolastici, genitori, legislatori – perché, come ci ricorda bene Dutto, «una scuola fuori dalla storia del proprio Paese e delle sue speranze non ha diritto di cittadinanza, ma anche un Paese non all’altezza della propria scuola tradisce il futuro».
Biografia dell'autore
Mario Giacomo Dutto, PhD, è stato Direttore Generale
del Ministero dell’Istruzione, Università e
Ricerca, dopo esperienze di docente, dirigente
e ispettore tecnico. Ha collaborato con organismi
internazionali ed è stato docente in Università
Cattolica e in altre università. Attualmente
è membro del Comitato scientifico del Centro
Studi e Ricerche sulle Politiche della Formazione
(CeRiForm) dell’Università Cattolica. Oltre a vari
saggi su questioni educative, ha curato Italians
in Scotland: their language and their culture
(1986) e ha pubblicato Bilinguismo potenziale e
bilinguismo possibile (1990) e L’ambizione pedagogica
(2003).


