La salute ad ogni costo. È questa la parola d’ordine che domina le nostre vite, l’imperativo
che guida comportamenti, attese, modi di essere e sentire. Sempre più viviamo nell’angoscia
di una malattia imminente, avvolti in una sensazione di pericolo che ci spinge a
sottoporci a divieti e limitazioni, ad affidarci alle mani di specialisti d’ogni genere, in un
continuo monitoraggio di ogni singolo organo del nostro corpo. La medicina assume così il
potentissimo ruolo di magico solutore dei nostri problemi, di risposta sicura alle nostre
paure.
Chi non ha un parente o un amico affetto da Alzheimer o da un tumore, o segnato da un
handicap o dalla depressione? E come non affidarci, in questi casi, alla forza rassicurante
della competenza medica? Ma, ci ricorda qui Miguel Benasayag, questa fiducia senza
remore ha ‘effetti collaterali’ importanti, su cui è bene riflettere. Il ruolo totalizzante che
la medicina si trova a ricoprire ha a che vedere con una visione dell’uomo che travalica il
campo propriamente medico e tocca più in profondo le nostre vite: un uomo, e soprattutto
un uomo malato, sempre più ostaggio della tecnica spersonalizzante, che vede nel corpo
un assemblaggio di organi da riparare, da perfezionare e, in definitiva, dominare.
Spostando il suo asse dalla guarigione alla gestione della malattia, la medicina ci indica
l’uniformazione alla sua logica come la sola via percorribile e diventa manifestazione di
un individualismo esasperato, spesso lusso di paesi ricchi, invadenza di una tecnologia in
continuo sviluppo. E anche, puntualizza Benasayag, metodo di controllo sociale, un
biopotere, appunto, che controlla e sorveglia la vita nei suoi processi biologici più intimi,
inquadrandola secondo norme sanitarie, eliminando qualsiasi fragilità, considerando ogni
sofferenza – ma anche ogni diversità – come patologia da sanare, come ‘alterità’ da esorcizzare.
Un biopotere che bisogna sapere riconoscere e contrastare, per evitare il rischio che la figura
umana sia sempre più mortificata nella sua ricchezza e nella sua libertà.
Biografia dell'autore
Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista, è originario dell’Argentina, dove per motivi
politici ha subito più volte il carcere e la tortura prima di riparare in Francia grazie alla
sua doppia nazionalità (la madre era un’ebrea francese). Oggi vive a Parigi, dove si occupa di
problemi dell’infanzia e dell’adolescenza. È autore di numerosi saggi tradotti in italiano,
tra cui il celebre L’epoca delle passioni tristi (con G. Schmit), Milano 2005; Contro il niente:
ABC dell’impegno(con B. Bouniol), Milano 2005; Elogio del conflitto (con A. del Rey),
Milano 2008


