In contrasto con la rappresentazione realistica dell'io propria delle Confessions di Rousseau, Chateaubriand nei Mémoires d'outre-tombe, rifugge deliberatamente da una narrazione naturalistica e spicciola del vissuto, sentito come insignificante, e, obbedendo a imperativi morali ed estetici, oltre che alla forza della fantasia, modella la propria immagine con estrema libertà. Non dobbiamo aspettarci materiale introspettivo, verità referenziali, dettagli personali: il memorialista, il viaggiatore, il romanziere ricreano l'accaduto, vi introducono il sogno, condensano in scene icastiche e simboliche il senso più diluito e più pallido degli avvenimenti o indossano maschere che non sono strumenti banalmente menzogneri, ma invenzioni di sé. Tuttavia, alcuni vincoli legati al genere "confessione" o "memorie" continuano ad agire, imponendo allo scrittore un'estrema precisione negli aspetti esterni dei fatti raccontati o costringendo l'io a rivelare tentazioni, passioni, dolori e traumi. Questo carattere dell'autorappresentazione si collega al ruolo originale e dominante, nella scrittura di Chateaubriand, della censura e della negazione.
Le maschere di Chateaubriand. Libertà e vincoli dell'autorappresentazione
| Titolo | Le maschere di Chateaubriand. Libertà e vincoli dell'autorappresentazione |
| Autore | Rosi Ivanna |
| Collana | Saggi |
| Editore | Le Lettere |
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| Pagine | 328 |
| Pubblicazione | 2010 |
| ISBN | 9788860872470 |
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