Il Mulino
Venezia porta d'Oriente
di M. Pia Pedani
editore: Il Mulino
pagine: 334
In arabo Venezia si dice al-bunduqiyya
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Alzheimer. Malato e familiari di fronte alla perdita del passato
editore: Il Mulino
pagine: 120
Una forma di demenza senile che altera le funzioni cognitive più preziose per l'uomo - pensare, progettare, ricordare - con ef
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Parole della politica
di Gianfranco Pasquino
editore: Il Mulino
pagine: 250
La "transizione" italiana non è affatto finita: i partiti continuano a trasformarsi, la dinamica della loro competizione muta
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I servizi pubblici locali. Liberalizzazione, regolazione e sviluppo industriale
editore: Il Mulino
pagine: 349
Servizio idrico, trasporti pubblici locali, rifiuti urbani, distribuzione del gas, prestazioni ospedaliere, servizi di cura pe
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Cultura, verità e storia. Francesco Lanzoni (1862-1929)
di Marco Ferrini
editore: Il Mulino
pagine: 519
Figura di spicco nel panorama della cultura cattolica di fine Ottocento e inizio Novecento, Francesco Lanzoni è noto agli studiosi per le sue pionieristiche indagini nel campo dell'agiografia e della storia ecclesiastica antica. I suoi studi hanno segnato tappe importanti in una stagione della ricerca cattolica che viene considerata tra le più ricche e feconde del secolo scorso. L'itinerario religioso e scientifico di Lanzoni, sacerdote e storico, si snoda quindi lungo il corso delle vicende politiche e culturali che hanno interessato la vita della Chiesa a cavallo dei due secoli, a partire dalla perdita del potere temporale del papa, che costringe bruscamente il mondo cattolico a confrontarsi coi mutamenti imposti dall'avvento della modernità. Per tutta la vita egli persegue con fermezza gli ideali di rinnovamento maturati negli anni giovanili, mentre partecipa al clima di apertura culturale del pontificato di Leone XIII. Affronta con sofferenza la crisi modernista, lacerato da un conflitto interiore che accompagna il suo percorso di studi. Coltiva con generosità e dedizione il servizio alla propria chiesa locale sostenendo le prime esperienze del movimento cattolico faentino e romagnolo. Più volte caldeggiata, a ottant'anni dalla morte, giunge finalmente alla stampa una prima ricostruzione storica della vita di Lanzoni, che torna a mettere in luce il valore esemplare di questa esperienza biografica.
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Le basi morali di una società arretrata
di Edward C. Banfield
editore: Il Mulino
pagine: 200
Le tesi elaborate in questo libro ormai classico non hanno mai smesso di suscitare interesse, ben oltre i confini dell'accadem
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Invecchiamento, immigrazione, economia
di Nicola Sartor
editore: Il Mulino
pagine: 211
Dopo decenni di relativa indifferenza le relazioni tra demografia ed economia sono tornate al centro dell'interesse, o meglio delle preoccupazioni, di economisti e politici. Nel nostro paese i primi segni di attenzione risalgono agli anni Settanta a proposito degli effetti che le riforme delle pensioni avrebbero prodotto sui conti pubblici; e successivamente negli anni Novanta per valutare la sostenibilità finanziaria dell'elevato debito pubblico. Oggi parlare di "depressione" per caratterizzare l'attuale evoluzione demografica serve a sottolineare che non si tratta di un declino della dimensione assoluta della popolazione, ma del suo invecchiamento, accompagnato da un calo della forza lavoro nazionale. Se declino sarà dipenderà dalla persistenza dei flussi di immigrazione. L'autore mette al centro dell'analisi alcuni temi: le cause della depressione demografica, gli effetti del mutato scenario sull'economia e sulla finanza pubblica; l'individuazione degli spazi per interventi correttivi. L'auspicio sarebbe quello di arrivare a un dibattito pubblico sereno e oggettivo, da cui purtroppo si è ancora molto lontani.
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L'industria chimica italiana e l'IMI. 1951-1983
di Vera Zamagni
editore: Il Mulino
pagine: 329
In questo volume si affronta un importante snodo della storia economica dell'Italia postbellica: quello che vede il paese impegnato ad accogliere la rivoluzione americana della grande dimensione d'impresa. L'IMI partecipa in prima linea a tale avventura, finanziando l'ingrandimento di imprese pubbliche e private e la creazione di grandi impianti. Nel settore petrolchimico si fanno però sentire più che altrove i gravi limiti della nostra cultura imprenditoriale e di governo. Così, dopo un breve periodo di forte espansione, dalla fine degli anni sessanta i risultati diventano negativi, per farsi addirittura drammatici nel decennio successivo, in coincidenza con le due crisi petrolifere internazionali. Basandosi su uno spoglio sistematico della produzione giornalistica dell'epoca, oltre che sulle testimonianze di protagonisti interni all'IMI, Vera Zamagni ripercorre una delle pagine meno esaltanti della storia dell'Istituto Mobiliare Italiano; dalla quale però si possono trarre spunti di riflessione sull'evoluzione delle caratteristiche dell'economia, della società e della politica italiane nei decenni sessanta e settanta, oltre che sull'eredità che gli eventi di tali decenni hanno lasciato. Fortunatamente né il processo di sviluppo dell'Italia, né quello dell'IMI vennero bloccati dai "rovesci" della petrolchimica. Anzi, l'insuccesso fu foriero di cambiamenti importanti per l'economia italiana, che si ridirezionò verso i distretti industriali di piccole e medie imprese.
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Italiani a metà. Giovani stranieri crescono
di Roberta Ricucci
editore: Il Mulino
pagine: 228
Secondo le proiezioni dell'Istat, nel 2050 circa un terzo della popolazione con meno di 24 anni avrà un genitore straniero. I figli dell'immigrazione sono importanti, non solo sotto il profilo quantitativo, ma anche perché contribuiranno a determinare il livello e la qualità del capitale umano di cui l'economia italiana avrà bisogno per competere con gli altri paesi. Necessità demografiche e del mercato del lavoro rendono dunque la presenza dei figli dell'immigrazione "un bene necessario" in Italia, al pari di altri paesi europei. Imparare a conoscerli, a riconoscerne i bisogni è perciò una grande opportunità per la nostra società. In questa prospettiva, Roberta Ricucci presenta in queste pagine un percorso di conoscenza dei figli dell'immigrazione. Un viaggio che parte dalla ricostruzione del dibattito su giovani e stranieri, a livello sia internazionale sia nazionale, e prosegue attraverso la rassegna delle principali ricerche realizzate nel corso degli ultimi anni in Italia, e che termina con il problema della cittadinanza, tassello mancante nella realizzazione di percorsi di completo inserimento, per cui molti adolescenti e giovani figli di padri e madri arrivati d'altrove continuano ad essere stranieri pur sentendosi spesso italiani.
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La ripartenza. Analisi e proposte per restituire competitività all'industria del calcio
editore: Il Mulino
pagine: 319
Perché la Serie A non è più il campionato di calcio più bello del mondo? Perché le squadre italiane faticano a tenere il passo di inglesi e spagnole, temono il sorpasso delle tedesche e hanno perduto la leadership nelle Coppe europee? Perché l'Italia è l'unico paese europeo in cui negli ultimi dieci anni è diminuita la presenza degli spettatori negli stadi? E perché è quello in cui si è registrata la percentuale più bassa di incremento del fatturato complessivo del movimento calcistico? Ma soprattutto: come si può fare per restituire competitività a un sistema che fino alle soglie del Duemila guardava dall'alto in basso la concorrenza internazionale? Questo libro è il frutto di un cammino di ricerca che ha messo a confronto dati economici e fiscali, capacità di marketing, strumenti giuridici e meccanismi regolamentari del calcio italiano ed europeo per elaborare, con il contributo di studiosi, addetti ai lavori e qualificati osservatori esterni, un composito pacchetto di proposte di riforma da affidare rispettivamente al legislatore, alle autorità sportive, al complesso sistema di imprese che opera nel settore e ai singoli club calcistici. Una ripartenza, termine calcistico in voga negli anni Novanta, quando le squadre italiane vincevano le Coppe europee, che necessariamente passa per la capacità del calcio italiano di fare sistema. Puntando sui nuovi stadi, ma non solo.
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Vivere di politica. Come (non) cambiano le carriere politiche in Italia
di Luca Verzichelli
editore: Il Mulino
pagine: 156
Nel 1862 un libro poi divenuto famoso chiedeva senza mezzi termini che i membri del neonato parlamento d'Italia si togliessero di torno. I nobili scranni della prima Camera nazionale erano definiti "ospizio degli invalidi", una zattera della Medusa rifugio di "tutti i naufraghi, tutti i superstiti, tutti gli sbandati". Centocinquant'anni, un Regno e due Repubbliche più tardi, un altro libro sullo stesso argomento, di Stella e Rizzo, è diventato un best seller, inaugurando una nuova stagione di inchieste giornalistiche su un ceto politico parassitario e inamovibile. Il problema - la moralizzazione, la riduzione dei benefici immotivati, il deficit di responsabilità dei politici ha dunque radici antiche e resta irrisolto, tanto da apparire insolubile. Non così all'autore di questo libro. Certo, il suo ritratto della classe politica italiana - popolata di figure come il "surfer", il "comprimario", l'"irriducibile" - resta allarmante. Nondimeno, Verzichelli si ostina a formulare alcune proposte capaci di incoraggiare "senza pretese di perfezione e senza cambiamenti rivoluzionari, modelli di carriera politica più moderni ed efficaci, che restituiscano al nostro sistema politico lo status di caso non deviante".
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Il diritto della paura. Oltre il principio di precauzione
di Cass R. Sunstein
editore: Il Mulino
pagine: 280
A fronte del crescente clima di paura e delle sempre più frequenti domande sociali di protezione, i governi dei paesi occidentali e la legislazione comunitaria fanno ricorso nelle loro normazioni al cosiddetto principio di precauzione, inteso come un insieme di misure cautelative verso pericoli e rischi potenziali. Se, inizialmente, il principio era la corretta espressione dello stato di protezione delle democrazie avanzate, in tempi recenti tende ad essere invocato anche in assenza di evidenze empiriche di pericolosità, o nell'indifferenza degli effetti secondari magari più perniciosi, o delle violazioni ai principi democratici per perseguire scopi politici altri. I governi tendono infatti ad ingigantire smodatamente certuni rischi per assecondare determinate lobbies (come nel caso della Sars) o peggio ancora creano allarme sociale per incassare consenso su politiche altrimenti non condivise (come la guerra in Iraq).
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