fbevnts Tutti i libri editi da Ombre corte - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 15
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Ombre corte

Un singolare gatto selvatico. Jean-Jacques Abrahams, l'«uomo col magnetofono»

editore: Ombre corte

pagine: 151

In terapia dall'età di quattordici anni, a trenta, dopo tre di sospensione, Jean-Jacques Abrahams torna dal suo analista con u
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14,00

Antropocene o capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nella crisi planetaria

di Jason W. Moore

editore: Ombre corte

pagine: 173

Che i drammatici cambiamenti climatici degli ultimi decenni siano dovuti alle emissioni antropogeniche di gas serra è un fatto
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15,00

Salari rubati. Economia, politica e conflitto ai tempi del salario gratuito

editore: Ombre corte

pagine: 135

Nel 1995 Jeremy Rifkin annunciava, con l'omonimo libro, "la fine del lavoro"
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12,00

Storia politica del filo spinato. Genealogia di un dispositivo di potere

di Olivier Razac

editore: Ombre corte

pagine: 157

Vecchio più di un secolo, il filo spinato non è mai stato un semplice attrezzo agricolo. Quasi subito si è mostrato uno strumento politico di grande rilevanza, la cui efficacia gli ha garantito un ruolo di primo piano in tre delle maggiori catastrofi della modernità. Negli Stati Uniti ha contribuito alla colonizzazione delle praterie del West e dunque all'ultima tappa dell'etnocidio degli Indiani d'America. Nel corso della Prima Guerra mondiale ha fortificato le trincee, dove sono morti milioni di uomini. Infine, è stato la recinzione elettrificata dei campi di concentramento e di sterminio nazisti. Ma la sua storia non finisce lì. Il filo spinato ha continuato a essere largamente utilizzato quasi ovunque: attorno ai campi e ai pascoli in campagna; in città, sui muri o sui cancelli delle fabbriche, delle caserme, delle prigioni e delle abitazioni di famiglie preoccupate. Ma anche lungo le frontiere nazionali, sui campi di battaglia o per sorvegliare uomini da far sopravvivere, da rispedire ai loro paesi, da uccidere... Tuttavia, il fatto che continui ad avere successo non significa che sia ancora il punto tecnologicamente più avanzato di gestione dello spazio. La tendenza attuale è di chiudere, gerarchizzare e controllare lo spazio con altri mezzi ben più sofisticati, ancora più leggeri e reattivi. Ma è poi così nuova questa tendenza? Contrariamente alla percezione che se ne ha, il filo spinato corrispondeva già a un allontanamento dalla pesante materialità della pietra, a una virtualizzazione delle separazioni massicce. Si trattava già di perdere in consistenza per guadagnare in potenza. Ma, in questo modo, annunciava il proprio superamento, il tempo in cui anch'esso sarebbe stato troppo vistoso e pesante, e avrebbe dovuto essere sostituito da tecniche più leggere, da dispositivi più discreti, che tracciano confini immateriali: non di legno, non di pietra né di metallo, ma di luce, onde e vibrazioni invisibili.
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14,00

Le parole del delirio. Immagini in migrazione, riflessioni sui frantumi

di Federica Sossi

editore: Ombre corte

pagine: 174

"Le parole del delirio" prova a riflettere su alcuni degli eventi degli ultimi due anni e sulla frantumazione della realtà. Cercando di inventare una scrittura del montaggio, il libro si sofferma innanzitutto su uno degli aspetti più deliranti della nostra attualità: uomini, donne, bambini/e a cui si permette di arrivare in Europa solo impigliandosi nei fili spinati delle sue frontiere e come "naufraghi" del Mediterraneo. Vengono ripercorse così le scelte politiche con cui l'Unione europea immagina di governare una parte sempre più consistente della popolazione mondiale, trasformata in corpi sopravvissuti, morti o "dispersi", dalle sue stesse decisioni politiche. Una politica del delirio di cui si sono visti tutti gli effetti grazie alle immagini che li hanno riprodotti. Migliaia di foto, tutte inevitabili ritagli, come è proprio di ogni scatto fotografico, ma ritagli e punti di vista su una realtà di per sé delirante. Specchi, dunque, di ciò che sta accadendo, una sorta di paradossale "grado zero" dell'accadere, di quei bambini tra fili spinati, di quegli uomini e quelle donne arrancanti, ormai nostri compagni nel quotidiano, mentre prendiamo un treno, facciamo la spesa, beviamo un caffè sedute/i al tavolino di un bar. Ma "parole del delirio" o scene frammentate del delirio è, più in generale, il modo di darsi della realtà attuale, una sorta di frenesia degli eventi che sta frantumando in una specie di vortice dell'accadere quel sentimento di post-realtà che secondo alcuni regnava in questa parte del mondo negli anni passati.
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15,00

Geografie dell'informe. Le nuove frontiere della globalizzazione. Etnografie da Tangeri, Napoli e Istanbul

di Manunza Luca

editore: Ombre corte

pagine: 191

Come sono mutate e come si stanno trasformando alcune delle più importanti città euromediterranee nell'era della globalizzazio
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17,00

Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell'infanzia nella prima metà del Novecento

di Gianluca Gabrielli

editore: Ombre corte

pagine: 127

Cosa si studiava in classe durante la conquista della Libia? Cosa si leggeva sui giornalini durante la Grande guerra? Come riuscì il fascismo a mettere in divisa la gioventù italiana? Come venne spiegata a scuola e in piazza la conquista dell'Etiopia? Quando divenne materia scolastica la cultura militare? La prima metà del Novecento ha visto l'apice dello scatenamento bellico di tutta la storia dell'umanità. I due conflitti mondiali non solo hanno provocato milioni di vittime ma hanno reso la guerra un'esperienza quotidiana per gran parte della popolazione europea e mondiale. In questo contesto, l'infanzia è stata precipitata sul campo di battaglia. Per il futuro della nazione, la costruzione del sentimento nazionale doveva passare anche attraverso i bambini e le bambine, che vennero quindi progressivamente fatti oggetto di propaganda e di educazione patriottica. Gran parte di questa nazionalizzazione avvenne sotto il segno del militarismo e del bellicismo: mentre i padri e i fratelli combattevano al fronte, in famiglia e a scuola i bambini e le bambine venivano coinvolti in vario modo affinché dessero un loro peculiare contributo - che fosse la corrispondenza con i soldati al fronte o la raccolta di metalli per la nazione in guerra. Il volume intende ripercorrere le tappe di questo coinvolgimento dei bambini tra scuola ed extrascuola, nelle aule e nelle piazze, sui libri scolastici e nell'associazionismo.
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13,00

L'invenzione della specie. Sovvertire la norma, divenire mostri

di Massimo Filippi

editore: Ombre corte

pagine: 120

Facendo ricorso a strumenti filosofici, letterari, artistici e scientifici, questo libro rappresenta un primo tentativo di decostruire la categoria di "specie". La tesi principale del volume è che ciò che costituisce la dicotomia gerarchizzante umano/animale non è un fatto di "natura", un'operazione neutra e descrittiva, ma una decisione performativa, normativa e normalizzante, che produce ciò che la presuppone: l'"Uomo" (maschio, bianco, eterosessuale, adulto, normale, sano, proprietario e carnivoro) da una parte e l'"Animale" (l'insieme formato dai corpi che non contano dei non umani e degli umani animalizzati) dall'altra. Detto altrimenti, la specie è la favola che permette di legittimare il calcolo delle spedizioni che a sua volta naturalizza la narrazione favolistica delle proprietà speciali dell'"Uomo". L'opposizione all'antropocentrismo si declina così nella revoca dell'idea che esista in "natura" un "proprio dell'uomo" e nella ricerca di quella faglia di vita im/trans/personale che percorre, fragile e gioiosa, il vivente sensuale. In un progressivo passaggio dal saggistico al narrativo, il libro invita a mettersi all'ascolto delle voci, a tratti disperate e a tratti felici, della moltitudine che passa e ad assumere la tenacia politica che non smette di provare a rendere possibile ciò che, a prima vista, appare impossibile.
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13,00

Il genere tra neoliberalismo e neofondamentalismo

editore: Ombre corte

pagine: 207

Nell'ora dell'offensiva neofondamentalista contro il gender cosa significa difendere la tesi per cui il "genere" costituisca ancora uno strumento di critica, e di lotta, anche in epoca neoliberista? Il neoliberismo, come noto, mira ad aggirare quelle esclusioni fondate sul genere ancora determinanti in epoca fordista, e lo fa mettendo in campo strumenti atti a includere le minoranze di genere e sessuali nei processi produttivi e di valorizzazione (diversity management, pinkwashing), come anche offrendo possibilità di soggettivazione, individuali e collettive, facendo leva sulla smobilitazione e sulla privatizzazione di soggetti e istanze un tempo conflittuali. Ma questi processi di inclusione coincidono con una sovversione delle gerarchie sulle quali si basavano le precedenti esclusioni, oppure non sono una naturalizzazione di quelle stesse gerarchie, sempre suscettibile di cambiare di segno nel momento in cui le condizioni dell'inclusività diventano precarie? L'odierna crociata neofondamentalista contro il gender, infatti, sembra innestarsi su questa precarizzazione delle condizioni di inclusività, attraverso la quale lo stesso neoliberismo esibisce il suo lato più repressivo, e autoritario.
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18,00

Fabbriche invisibili. Storie di donne, lavoranti a domicilio

di Toffanin Tania

editore: Ombre corte

pagine: 223

All'interno delle abitazioni, in tutti i paesi del mondo, donne di ogni età lavorano per l'industria manifatturiera: scarpe, a
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18,00

Saccheggiate il Louvre. William S. Burroughs tra eversione politica e insurrezione espressiva

editore: Ombre corte

pagine: 202

Un bagaglio inesauribile di suggestioni, provocazioni, scandali, premonizioni. È nella dimensione scioccante della sua opera eretica che William Seward Burroughs continua a interrogare il presente e pungolare il futuro. Nel tentativo di afferarne la potenza transdisciplinare, questo volume ne indaga, da molteplici prospettive, la dirompente e vasta produzione visionaria. Dalle propaggini di una corrispondenza problematica tra biografia e arte, agli antagonismi e alle sovversioni che originano dal suo rapporto con i poteri e i saperi della politica e della pedagogia, fino alle polimorfe, risonanti e impreviste influenze sulla produzione culturale del secondo Novecento (tra letteratura, teatro, cinema, suoni elettronici, pittura). Burroughs come limite e scandalo, come icona e maestro del dissenso e, ancora, come frontiera su cui orientare, oggi come nel passato, una piattaforma di ricerca sulle forme del dominio e della ribellione. Prefazione di Gino Frezza.
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18,00

La morte nera. La teoria del fascismo di Walter Benjamin

di Denunzio Fabrizio

editore: Ombre corte

pagine: 119

Il rapporto di Walter Benjamin con il fascismo è solitamente ricondotto ad alcuni episodi frammentari: l'intervista al fascist
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10,00

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