Salerno
Operazione Compass. La Caporetto del deserto
di Andrea Santangelo
editore: Salerno
pagine: 128
Secondo una vecchia battuta i libri più brevi della storia sarebbero: "Raffinate ricette inglesi", "Etica commerciale ebraica" e "Vittorie militari italiane". Al di là della divertente perfidia, esiste purtroppo un doloroso fondo di verità, per ciò che riguarda noi italiani. Che questo sia indice di una vocazione italica alla sconfitta, è arduo da sostenere, ma certo è un dato di fatto col quale fare i conti. Andrea Santangelo ricostruisce, con dovizia di particolari, una sconfitta che non è mai ricordata, nota agli specialisti col nome in codice che gli inglesi, nel dicembre 1940, diedero all'offensiva contro la 10a Armata di Graziani in Libia, Operazione Compass. Il tracollo e la resa delle truppe di Graziani, se per un verso sono l'esito emblematico dell'impreparazione alla guerra dell'Italia fascista, per l'altro si affiancano a Caporetto come disastro da cui l'esercito italiano seppe imparare, ponendo riparo alle mancanze più evidenti e raggiungendo quei più elevati standard di combattimento di cui darà prova in seguito, proprio in Africa, sotto il comando di Rommel, fino al sacrificio di El Alamein.
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Spie, URSS, antifascismo. Gramsci 1926-1937
di Luciano Canfora
editore: Salerno
pagine: 350
Nulla è più inedito dell'edito: neanche l'opera di Gramsci si è sottratta a questa specie di "legge'. Cosi ad esempio è ingenuo immaginare che, nella acuminata sua riflessione carceraria incentrata su genesi sviluppo ed efficacia del fascismo, Gramsci abbia relegato ai margini il macroscopico fenomeno della marcia trionfale del nazionalsocialismo tedesco. Questo libro mostra appunto quanto infondata sia, e provinciale, una tale veduta. Via via che la crisi del modello liberale si viene rivelando nella sua dimensione non più solo italiana e la torsione autoritaria dell'URSS si compie, le note gramsciane ruotano sempre più, direttamente o indirettamente, intorno all'irriconoscibile volto del "mondo grande e terribile". Diversamente che per le "anime belle", però, per lui tutto l'"umano", dal tradimento al doppiogiochismo, allo spionaggio, alla politica di potenza, fa parte del terribile gioco. Lo sapeva sin dal principio e ha giocato la sua partita nelle condizioni più sfavorevoli. L'intreccio dei documenti,come il lettore vedrà, rischiara aspetti centrali della sua vicenda: dall'arresto, agli effetti devastanti della "famigerata lettera" di Grieco, al silenzio degli ultimi anni di vita.
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I greci e gli altri
Convivenza e integrazione
di Bearzot Cinzia
editore: Salerno
pagine: 180
Cittadini e stranieri possono convivere senza conflitti? Le differenze di carattere etnico, linguistico, religioso, culturale,
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Chiose alla Commedia
di Andrea Lancia
editore: Salerno
pagine: 1312
Il commento in volgare di Andrea Lancia alla Commedia rappresenta una scoperta recentissima nel panorama degli studi danteschi
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Lo spazio letterario di Roma antica
editore: Salerno
pagine: 1044
Il presente volume dedicato alla prosa si affianca al precedente relativo alla poesia e completa la sezione Testi dello Spazio
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Gramsci in carcere e il fascismo
di Luciano Canfora
editore: Salerno
pagine: 304
Il fascismo sta al centro della riflessione, oltre che della azione politica, di Antonio Gramsci: dagli anni della lotta agli anni del carcere. Questo libro affronta il tema sotto diversi aspetti: lo sforzo di comprensione storica da parte di Gramsci, tanto più profonda quanto più svincolata dallo scontro immediato; l'infiltrazione fascista nelle file del Partito comunista; la persecuzione postuma da parte di Mussolini intesa ad annientare la memoria di Gramsci col supporto di stampa anarchica. Nel corso di questa indagine vengono sottoposti a verifica scenari che sembravano assodati, riconsiderate fonti (come la "famigerata" lettera di Grieco) già ampiamente esplorate, ricostruito il faticoso cammino attraverso cui il Partito comunista italiano ha fatto i conti con la propria storia.
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«Erano i capei d'oro a l'aura sparsi». Metamorfosi delle chiome femminili tra Petrarca e Tasso
di Alessandra P. Macinante
editore: Salerno
pagine: 91
I capelli d'oro sono uno dei topoi più famosi (e abusati) della lirica italiana, almeno fino all'Ottocento. In queste pagine l'autrice analizza i più celebri ritratti femminili della poesia fiorita in Italia nei secoli XIII e XIV, per poi soffermarsi sul magistrale riuso operato da Tasso nella "Liberata". Il tema della descriptio puellae è trattato in maniera innovativa alla luce della teoria classica del tetracromatismo, che prevedeva da parte del poeta l'impiego di soli quattro colori (il bianco, il nero, il giallo, il rosso). Riferimenti al topos dei capelli biondi femminili sono già nei poeti siciliani, ma è con Cino da Pistoia che l'immagine delle chiome dorate assume una valenza significativa, prima che Petrarca la potenzi semanticamente rendendola esemplare. Il percorso definito in queste pagine, ricche di esemplificazioni attinte a testi di varia tipologia e datazione, prosegue con Boccaccio e Tasso: il novelliere e il poeta cinquecentesco contaminano il canone lirico, l'uno ricorrendo a moduli narrativi, l'altro trasformando le esili fanciulle bionde della tradizione lirica in coraggiose eroine pronte alla battaglia. Il volume ricostruisce dunque un percorso tematico che va dalla lirica delle Origini alla fine del Cinquecento, tracciando attraverso il particolare del colore dei capelli una storia dell'immagine femminile che tocca in profondità i valori stessi della poesia.
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Opere religiose: Vita di Maria Vergine-Vita di Santa Caterina-Vita di Tommaso d'Aquino
di Pietro Aretino
editore: Salerno
pagine: 734
Con i tre scritti di materia agiografica qui raccolti, Pietro Aretino chiude la stagione delle opere religiose nel segno della committenza di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto e governatore di Milano. Dopo i Salmi, l'Umanità di Cristo e il Genesi (riuniti nel primo tomo di questo stesso volume), le Vite di Maria Vergine, di santa Caterina d'Alessandria e di san Tommaso d'Aquino costituiscono, oltre che l'estremo e illusorio assalto alla porpora cardinalizia, anche lo strumento, talora sottilmente ricattatorio, per sollecitare la corresponsione delle rate della pensione che Aretino vanta sulle casse milanesi. Composte e date alle stampe in successione nello stretto giro di anni che va dal 1539 al 1543, le Vite rappresentano uno snodo fondamentale nel percorso di ricerca stilistica ed espressiva su cui Aretino ha orientato la riscrittura della materia sacra sin dalle prime parafrasi bibliche. Lo scopo primario resta quello di coinvolgere emotivamente il lettore, restituendo alla sensibilità e al gusto cinquecenteschi alcuni momenti topici della storia religiosa; ma differente è qui la declinazione degli espedienti artistici adoperati nella narrazione degli eventi sacri. Il patetismo a tinte forti, il descrittivismo pittorico e l'impiego diffuso della similitudine assumono nelle agiografie una coloritura peculiare che si vena per larghi tratti delle tonalità più cupe dell'ascetismo, il tutto sempre all'interno di una trama retorica energicamente strutturata.
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Ungaretti
di Antonio Saccone
editore: Salerno
pagine: 300
Considerato il più europeo dei poeti italiani del Novecento, Giuseppe Ungaretti (1888-1970), riceve in queste pagine un'ampia e innovativa sistemazione critica. A partire dall'accurata ricostruzione della vicenda biografica, dell'inesausto nomadismo che la caratterizza, il volume analizza con efficace nitidezza e rigore argomentativo una figura di spicco della tradizione del moderno. Al centro del discorso sono richiamati il libro dell'esordio, "Il porto sepolto" (con la sua inquieta, sperimentale tensione a scavare nel silenzio della parola), il tormentato processo variantistico dell'"Allegria", l'esigenza di coniugare innocenza e memoria, espressa da "Sentimento del tempo", la reinvenzione del canone della classicità, lo schianto del "Dolore", il tragitto verso "La terra promessa" e gli ultimi, eccezionali vertici raggiunti dalla scrittura del "vecchissimo ossesso". Al vasto corpus in versi l'indagine intreccia le suggestive prose giornalistiche, l'esaltante esperienza didattica, nonché la vitalissima attività di traduttore e di interprete rivolta ai testi canonici della cultura europea e ai più alti esiti della poesia contemporanea. La serrata investigazione delle opere ungarettiane, disposte su una fittissima trama intertestuale, e il dialogo continuo con le più rappresentative voci della critica rendono questo "sestante" una guida illuminante per chi voglia riesaminare un grande classico della modernità, che ha ancora molto da dire alle nuove generazioni.
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Carlo Magno
Primo europeo o ultimo romano
di Minois Georges
editore: Salerno
pagine: 550
Come avviene per tutti i giganti della storia, sulla figura di Carlo Magno è stato scritto tutto e il contrario di tutto
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