Il Castoro: Il Castoro cinema
Villi Hermann
di Domenico Lucchini
editore: Il Castoro
pagine: 136
Originario della Svizzera tedesca, dove è cresciuto e si è formato prima di recarsi a studiare cinema a Londra, Villi Hermann, si trasferisce definitivamente in Ticino negli anni Settanta dove si afferma come uno dei più grandi documentaristi europei. Fin dal suo esordio con "Cerchiamo per subito operai, offriamo..." (nel 1977), inizia un percorso artistico del tutto personale in cui il docufiction diventa il mezzo privilegiato per indagare i vari aspetti della realtà elvetica dedicando particolare attenzione alle tematiche sociali specialmente quelle legate al mondo del lavoro e alle lotte degli operai.
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Gabriele Salvatores
di Luca Malavasi
editore: Il Castoro
pagine: 176
Il volume è dedicato alla vita e al lavoro del regista Gabriele Salvatores (Napoli, 1950). È uno dei registi italiani più rispettati e amati dalla critica ma anche dal pubblico, che ha conquistato nel 1992 vincendo l'Oscar come miglior film straniero con "Mediterraneo", in cui ha saputo conciliare il tema della guerra con un delicato stile da commedia. Autore teatrale, sceneggiatore dei suoi film, ha al suo attivo 12 lungometraggi, molti dei quali divenuti veri e propri piccoli "cult" tra i quali: "Marrakesch express" (1989), "Turné" (1990), "Puerto escondido" (1992).
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Terry Gilliam
di Fabrizio Liberti
editore: Il Castoro
pagine: 191
Terrence Vance Gilliam, detto Terry, nasce nel 1940 nel Minnesota, ma si trasferisce nel 1967 Regno Unito. Compie le prime incursioni nel cinema con i Monty Python, il gruppo comico che segnato in modo indelebile la storia della televisione britannica. Visionario, poetico, estroso, Gilliam nei suoi film ha edificato mondi straordinari sospesi tra realtà e fantasia, malinconici e ironici al tempo stesso. Tra i suoi film Brazil (1985), La leggenda del re pescatore (1991), L'esercito delle dodici scimmie (1996).
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Marco Ferreri
di Alberto Scandola
editore: Il Castoro
pagine: 216
Marco Ferreri nasce a Milano nel 1928 e muore a Parigi nel 1997. Autodidatta fiero della sua "non cultura assoluta", ha imposto nel panorama del cinema italiano l'evidenza di uno sguardo visionario, attratto dagli spazi urbani in via di distruzione, dall'orrore delle convenzioni sociali, dalla follia nascosta dietro la maschera del quotidiano. Nel deserto della coppia, istituzione incapace di guarire la solitudine, il corpo si offre alla cinepresa come l'unica, tragica realtà di questa vita. Tra i suoi film: La donna scimmia (1964), Dillinger è morto (1969), La grande abbuffata (1973), L'ultima donna (1976), La carne (1991), Nitrato d'argento (1996).
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Gus Van Sant
di Alberto Morsiani
editore: Il Castoro
pagine: 157
Gus Van Sant (Louisville, Usa, 1952), "favorito della luna" e ultimo degli indipendenti, mette in scena storie bizzarre e sovversive e racconti crudeli di giovinezza in cui rifulgono la potenza dissipatrice e il fascino decadente del mito americano. Tra i suoi film: Drugstore Cowboy (1989), Belli e dannati (1991), Da morire (1995), il vincitore di Oscar Will Hunting - Genio ribelle (1997) e il trionfatore di Cannes Elephant (2003).
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Gianni Amelio
di Manuela Martini
editore: Il Castoro
pagine: 190
Nato a S. Pietro Magisano, Catanzaro, nel 1945. Si forma negli anni Sessanta come aiuto regista ed esordisce alla regia all'inizio del decennio successivo con "La fine del gioco" (1970) un film sperimentale a basso budget. Nel 1982 viene presentato a Venezia "Colpire al cuore", un'intensa e personale storia di terrorismo. Dopo "Porte aperte" (1990), la consacrazione avviene con "Il ladro di bambini", Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 1992: il film è un viaggio in un'Italia povera e degradata in cui un giovane carabiniere deve accompagnare in istituto una bambina fatta prostituire dalla madre e il fratellino di lei. "Così ridevano" (1998, Leone d'oro al Festival di Venezia), scandito in sei capitoli, è la dolorosa storia di due fratelli siciliani emigrati a Torino fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, in cerca di un riscatto sociale che non riusciranno a ottenere. Nel 2004 anche "Le chiavi di casa" viene presentato in concorso al Festival di Venezia.
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Jacques Rivette
di Goffredo De Pascale
editore: Il Castoro
pagine: 155
Jacques Rivette nasce a Rouen nel 1928. A ventun anni si trasferisce a Parigi, frequenta la Cinémathèque di Henri Langlois e incontra Truffaut, Godard, Chabrol, Rohmer. È il Sant-Just della Nouvelle Vague, l'eminenza grigia di un movimento che si propone di rinnovare il cinema. All'insegna della modernità resta il metteur en scène più sperimentale e artigianale. Tra i suoi film: Paris nous appartient (1960), L'amour fou (1968), La bella scontrosa (1991), Giovanna d'Arco (1994), Chi lo sa? (2001), Storia di Marie e JuIien (2003).
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Jean Epstein
di Laura Vichi
editore: Il Castoro
pagine: 200
Il testo ripercorre la produzione di Jean Epstein mettendone in luce la forte e originale componente filosofica. Il cineasta (Varsavia 1897-Parigi 1953) ha infatti una formazione eclettica destinata a lasciare il segno nella sua opera: studia scienze naturali, ingegneria, medicina; si appassiona a psicologia, filosofia, letteratura. Ciò fa sì che i suoi primi film siano spesso interpretazioni cariche di sensibilità di soggetti letterari. Ma è soprattutto nello stile documentaristico che questa padronanza di scienza e arte raggiunge i risultati più significativi.
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