Antropologia
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Contro natura. Una lettera al papa
di Francesco Remotti
editore: Laterza
pagine: 281
Natura e "contro natura", giusto e sbagliato
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Antropologia della famiglia
di P. Giorgio Solinas
editore: Carocci
pagine: 261
Il volume prende le mosse, insieme, dalle domande del presente e dalle incerte congetture sulle origini della famiglia. Gli impulsi e le passioni di base che hanno orientato in passato la condotta riproduttiva, il formarsi delle discendenze e dei patrimoni sono oggi riplasmati nelle forme addomesticate e civili della libertà di scelta e dell'unione di sentimenti. Il confronto tra tipi di famiglia richiede più che mai larghe prospettive di geografia culturale e una decisa apertura multidisciplinare verso i temi dell'evoluzione culturale, della diffusione di modelli da un'area all'altra, dell'intreccio fra psiche, cultura e struttura (tra orientamenti bio-sociali, codici familiari, forze economiche). Più che come opzioni, questi vanno assunti come urgenti impegni di conoscenza. I grandi modelli, le grandi civilizzazioni si declinano qui come complessi di cultura della famiglia: l'Oriente e gli Orienti (la Cina, l'India, l'Oriente islamico e il Maghreb), il Mediterraneo, il cristianesimo, le sue propagazioni nel mondo colonizzato, le forme "complesse" individualiste e parcellizzate nelle civiltà urbane del primo mondo e, infine, il declino critico delle forme istituzionalizzate di matrimonio e famiglia cui ora assistiamo.
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Corpi e saperi indocili. Guarigione, stregoneria e potere in Camerun
di Roberto Beneduce
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 407
In un'etnografia avvincente di ciò che sono la medicina tradizionale e la realtà della malattia nell'Africa contemporanea, vengono qui esplorati i saperi e le pratiche dei guaritori bantu nel sud del Camerun. In quest'area, come altrove, la lotta contro le minacce del male e della morte condotta dai "signori della notte" ha dovuto misurarsi con altre tecniche e altri immaginari: la medicina dei bianchi, veicolo di una nuova razionalità della malattia e della cura, e l'epopea missionaria, che ha introdotto altre figure del desiderio e una diversa accezione morale del male e della colpa. L'obiettivo è quello di mettere in luce la capacità della medicina tradizionale africana di rinnovare i propri repertori simbolici di fronte alla crisi indotta dalla colonizzazione e dall'evangelizzazione, ma anche di interpellare le sfide e le contraddizioni di una modernità incerta, contrassegnata da disuguaglianze e violenze. Accanto all'immenso patrimonio di conoscenze di cui i guaritori serbano il segreto, il libro rivela profili solitamente trascurati di una pratica i cui protagonisti conoscono inquietudini, ansie e dubbi non diversi, in fondo, da quelli dei loro malati, ma trasformati - attraverso l'esperienza della "chiamata", il "desiderio di guarire" o la scoperta del carisma - in poteri di cura.
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I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte nel secolo XX
di James Clifford
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 428
Rispetto alla letteratura antropologica corrente, centrata sul concetto di cultura, "I frutti puri impazziscono" costituisce un punto di svolta: per la prima volta, infatti, l'attività degli etnografi - degli "scienziati" - è vista, con piena consapevolezza teorica, come parte della generale storia intellettuale della modernità, e soprattutto come produzione letteraria, attraverso la quale si ristruttura la coscienza dell'Occidente. Una storia in cui rientrano la fondazione del Musée de l'Homme e la spedizione transafricana Dakar-Gibuti, ma anche una suggestiva esplorazione dei rapporti tra surrealismo ed etnografia, la lettura parallela di Conrad e Malinowski, oltre che saggi su Segalen, Leiris, Césaire e la discussione di Orientalismo di Edward W. Said. Clifford muove da una constatazione: ci troviamo tutti in una condizione di "modernità etnografica", spiazzati in mezzo a tradizioni culturali disgregate, vittime di un'instabilità e di uno sradicamento che sono ormai un destino comune. E tuttavia, proprio da quella che potrebbe apparire una catastrofica perdita di autenticità e purezza, emerge la possibilità di una indefinita ricomponibilità degli antichi oggetti culturali in strutture dotate di nuovo senso.
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L'ossessione identitaria
di Francesco Remotti
editore: Laterza
pagine: 179
Non c'è potere politico e finanche religioso che oggi non parli di identità e della opportunità o della necessità di difenderla, affermarla, valorizzarla. L'identità si è diffusa in modo contagioso, sembra che non si possa fare a meno di usare questa parola, sembra che se non si utilizza "identità" non si faccia parte del mondo attuale. Per farne parte, occorre tirare fuori questo termine, e ciò a prescindere da qualsiasi schieramento ideologico. Identità è un luogo comune, una nozione verso la quale non si adotta alcun atteggiamento critico, un vero e proprio mito moderno. Dire identità significa affermare che "noi" siamo costituiti da un nucleo sostanziale, che ci caratterizza in modo permanente: con la rivendicazione di identità chiediamo che questo nucleo venga riconosciuto a monte, preliminarmente. Ne facciamo una questione di principio. L'identità è quindi una potente arma di difesa, che funziona nel senso della chiusura del "noi": chiusura nel confronto degli "altri" che ci assediano e ci accerchiano. E fomenta una strategia di offesa, fa violenza sulla realtà, ne riduce la complessità e gli intrecci, la impoverisce, perché è povertà culturale prima ancora che economica. Ciò che ne ha maggiormente sofferto è la cultura della convivenza, cioè l'attenzione e la cura per lo sviluppo di interrelazioni che non siano dettate solo dall'interesse di "noi" inevitabilmente contrapposti. "L'ossessione per l'identità è ciò che rimane una volta che sia stata smantellata la cultura della convivenza".
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Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali
editore: Mondadori bruno
pagine: 259
Questo libro affronta i temi del colonialismo e dell'imperialismo contemporanei introducendo un punto di vista abitualmente trascurato, quello del diritto. E si propone di sottrarre al pensiero unico sulla globalizzazione, diffusosi dopo la caduta del muro di Berlino, una delle sue armi più poderose: l'ideologia del regime di legalità, o rule of law. Il mito della legalità, frutto dell'autocelebrazione occidentale, è ben radicato non solo in America, ma anche in Europa e in Italia, dove l'apologia della dominazione americana fonda tanto il comune sentire politico e mediatico quanto ogni progetto di riforma giuridico-politica. Pubblicata in inglese nel 2008 (e ora in uscita in diverse lingue), questa analisi ha aperto il dibattito critico su una nozione, quella del regime di legalità, che, fino ad allora, era nata al di sopra di ogni sospetto.
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Antropologia dei sensi
di Marazzi Antonio
editore: Carocci
pagine: 200
attraverso i sensi che l'uomo entra in contatto con il mondo esterno e con il proprio stesso corpo
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Dioniso. Archetipo della vita indistruttibile
di Kerényi Károly
editore: Adelphi
pagine: 518
Nell'interpretazione di Dioniso Kerényi sconvolse la traccia storica tradizionale, l'origine del dio dalla Tracia
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Gli uccelli della solitudine. Solidarietà, gerarchie e gruppi d'età a Timbuctu
di Marco Aime
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 170
Lo sguardo dell'antropologo Marco Aime, che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore Ismael Haidara Dadié, torna a posarsi su Timbuctu, "mitica" città carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una società complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche all'etnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le "compagnie d'età". Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della società tombouctienne: basate esclusivamente sull'età e caratterizzate da un'assoluta uguaglianza interna e dall'impiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietà tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perché hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano "gli uccelli della solitudine".
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Femminile e personale
Esplorare mondi in transazione
editore: Carocci
pagine: 175
Parlare di donne significa evidenziare il loro posto entro le trame sociali e culturali che orientano le scelte fondamentali d
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successo qualcosa alla città
Manuale di antropologia urbana
di Barberi Paolo
editore: Donzelli
pagine: 258
Negli ultimi anni, per la prima volta nella storia del genere umano, la popolazione urbana del pianeta ha superato quella rura
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