Comunicazione
Nuovo cinema in Turchia. Nuri Bilge Ceylan e gli altri autori
di Giovanni Ottone
editore: Falsopiano
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Tristan e Isolde. Il canto della notte
di Adele Boghetich
editore: Zecchini
pagine: 209
Tristan und Isolde non è solo il "monumento al meraviglioso sogno dell'amore" che Wagner volle erigere nel vento magico dei mi
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Giornalista italiano. L'esame da professionista in più di 1000 domande e risposte
editore: Centro Doc. Giornalistica
pagine: 480
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Il mio cinema
di P. Paolo Pasolini
editore: Cineteca di bologna
pagine: 278
Per la prima volta sono i testi di Pier Paolo Pasolini a raccontare la storia dei suoi film e dei progetti non realizzati. In questo libro il lettore troverà infatti una scelta di testi in cui il poeta e regista parla della sua opera cinematografica, film per film, in ordine cronologico, da Accattone (1961) a Salò (1975). Sono stati volutamente selezionati testi di natura eterogenea, non solo interviste destinate alla stampa o presentazioni scritte da Pasolini per introdurre i propri film, ma anche autointerviste, brani di trattamenti, appunti preparatori, frammenti di sceneggiature, testi in poesia, canzoni e dattiloscritti inediti, che mostrano concretamente la varietà di forme e mezzi che l'autore ha scelto per raccontare il suo cinema. L'ultima sezione del volume comprende alcuni scritti sui più importanti progetti non realizzati, alcuni per cause esterne - il processo per vilipendio alla religione che nel 1963 impedì la realizzazione di Il padre selvaggio, gli ostacoli produttivi che lasciarono incompiuto il complesso e innovativo progetto degli Appunti per un poema sul Terzo Mondo - altri troncati dall'improvvisa e violenta morte dell'autore, San Paolo e Porno-Teo-Kolossal. Introduzione di Dante ferretti.
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Il Salvatori 2016. Il dizionario della canzone
di Dario Salvatori
editore: Edizioni Clichy
pagine: 1980
La storia e i segreti di oltre tredicimila canzoni: dai capolavori del folk e del rock americano alla psichedelia e al pop ing
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In gioco e fuori gioco. Il ludico nella cultura e nei media contemporanei
di Mauro Salvador
editore: Mimesis
pagine: 177
"In gioco e fuorigioco" indaga uno dei fenomeni che meglio definisce il nostro presente, la progressiva ludicizzazione della realtà, un processo declinato in forme diverse e spesso non immediatamente evidenti. In esso coesistono l'idea di gamification, legata al marketing e all'affermazione del potere del gioco in senso pervasivo e critico, e la considerazione dell'universo mediale contemporaneo come ambiente ideale per il realizzarsi di un più generale "fare ludico". Attraverso un approccio a cavallo fra media studies, semiotica dell'esperienza e teorie del gioco, il testo indaga oggetti e fenomeni significativi che ci circondano, da un lato per ridiscutere la sfuggente definizione generale di "ludico", dall'altro per osservare e descrivere la situazione della realtà contemporanea sotto la lente del paradigma "semi-ludico".
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Ti voglio bene assai. Storia e (filosofia) della canzona napoletana
di De Crescenzo Luciano
editore: Mondadori
pagine: 135
È come se le canzoni fossero dei tamburi emozionali che influenzano il battito del nostro cuore
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Il monello, il guru, l'alchimista e altre storie di musicisti
di Stefano Bollani
editore: Mondadori
pagine: 125
"I monumenti, una volta eretti, non si sviluppano più, né in altezza, né in larghezza. Possono sono crollare." Con l'intelligente ironia a cui siamo ormai abituati, nel suo nuovo libro Stefano Bollani traccia un personale catalogo dei grandi della musica, però non li affronta come "monumenti" intoccabili, ma li racconta da vicino. Ne viene fuori una ricca e umanissima galleria di personaggi, da Louis Armstrong a Gorni Kramer, da Renato Carosone a Francis Poulenc, da Nino Rota a Frank Zappa, e poi Elis Regina, Maurice Ravel, Billie Holiday, George Gershwin, Henry Purcell, Joao Gilberto, Erik Satie, Astor Piazzolla, passando per figure nascoste ma non meno importanti, come Nadia Boulanger, Wanda Landowska, Belinda Fate. Storie, aneddoti, curiosità e sguardi da intenditore, dietro i quali Bolllani lascia intravedere uno spirito che vaga e unisce queste anime artistiche in un'unica grande tribù, quella degli uomini che inseguono la libertà.
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Je sto vicino a te
editore: Mondadori
pagine: 113
"Napoli è ritmo. La sua musica è impossibile non sentirla, ancora oggi, passeggiando per le vie. Quando eravamo bambini noi - Pino, io e i nostri fratelli -, la musica riempiva i vicoli, si infilava sotto le porte, scandiva le giornate della gente. La domenica mattina i vicoli si riempivano dell'odore del sugo, che sobbolliva per ore. Qualcuno fischiava, qualcun altro martellava, altri ancora chiamavano figli o mariti, e in sottofondo si riconoscevano le voci genuine di Peppino Brio e Antonio Buonomo, grandi artisti e grandi napoletani. Alcune radio mandavano in onda tutto il giorno solo musica di quel genere, perché a Napoli non si ascoltava altro a parte i neomelodici. Solo, di tanto in tanto, era ammesso cambiare stazione e sintonizzarsi su Radio Uno o Radio Due, alla ricerca del giornale radio. A ripenserci ora, sembra siano trascorsi secoli." A un anno dalla scomparsa di Pino Daniele, il fratello più giovane Nello - che lui chiamava Nelli' - apre il baule dei ricordi familiari e ne estrae ricordi, abbracci, litigate, sofferenze, chitarre, vecchie zie e soldati americani, pizze fritte, Mario Merola, gli ultras del Napoli, James Senese, papà e mamma, la bella 'mbriana, i concerti, i dischi d'oro e di platino, gli interventi a cuore aperto, Formia e, purtroppo, la telefonata di saluto fra i due fratelli che sarebbe poi risultata di addio.
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Musica e ideologia nella Francia di Debussy e altri saggi
editore: Carta Bianca
pagine: 192
Il libro indaga il percorso sociale, psicologico, politico e creativo di Claude Debussy dagli anni '90 dell'Ottocento al 1918
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Il cinema del no. Visioni anarchiche della vita e della società
di Goffredo Fofi
editore: Eleuthera
pagine: 108
Se è vero che la grande arte ha sempre in sé qualcosa di anarchico, di critica dell'esistente, di contestazione dell'ordine sociale dato, il cinema ha sempre avuto due anime: quella consolatoria, ovvia, tesa a intorpidire le menti (prevalente), e quella non conciliata, provocatoria, critica del "mondo cosi com'è" (minoritaria). Ed è di quest'ultima che si occupa Fofi, di quel cinema che ha cercato l'oltre e il fondo, che ha esplorato territori e linguaggi capaci di mettere a nudo ogni maschera del potere, ogni cultura dell'accettazione, ogni mercato dell'intelligenza e dell'immaginazione. Tanti gli esempi di questo rapporto diretto o indiretto tra cinema e anarchia che possono essere rintracciati in film e registi sia del passato, a partire da maestri come Vigo e Bunuel, sia del presente, in autori come Kaurismàki, Oshima o Cipri e Maresco. Ne viene fuori un sorprendente affresco che ci dà conto di quell'inesausto filone della sfida e della grazia che continua sotterraneamente ad agire nel cinema del nostro tempo.
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