Filosofia
L'antisemitismo
di Pierre-André Taguieff
editore: Cortina raffaello
pagine: 139
Raccontando la lunga storia dell'odio verso gli ebrei e le sue metamorfosi fin nella contemporaneità, Taguieff delinea un panorama, articolato e documentato, della "giudeofobia", termine che predilige rispetto a quello largamente diffuso, ma a suo parere ambiguo e fuorviante, di "antisemitismo". Dall'antiebraismo religioso cristiano al moderno antisionismo radicale, dalla giudeofobia antireligiosa dell'Illuminismo a quella anticapitalistica e rivoluzionaria del socialismo delle origini, dall'antisemitismo in senso stretto, razziale e nazionalistico, alla "demonizzazione dello Stato d'Israele", l'autore traccia la genealogia e la tipologia di pregiudizi, comportamenti, pratiche, ideologie e modi di pensare che continuano ad alimentare il mito negativo dell'"ebreo".
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I miei demoni
di Edgar Morin
editore: Meltemi
pagine: 306
"I miei demoni" è un racconto-saggio nel quale lo scrittore, lo storico e il pensatore si fondono. Vi si ritrova lo sguardo del sociologo attento agli eventi del presente, quello dell'antropologo che si rivolge al mito e all'immaginario e infine quello dell'autore de "Il metodo", per la quale la complessità è diventata la sfida che l'animo umano deve affrontare. L'autore investe con critica corrosiva le grandi ideologie del nostro secolo: il nazismo e gli orrori dello stalinismo, il nazionalismo intransigente, il capitalismo e la globalizzazione. Un affresco nel quale la vita dell'uomo e la storia si uniscono sintetizzando la crisi di un secolo.
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Sostanza e soggetto. Studi sulla «Prefazione» alla «Fenomenologia dello spirito» di Hegel
editore: Pendragon
pagine: 197
Scritta da Hegel nel gennaio del 1807, qualche mese dopo aver ultimato il corpo dell'opera, la Vorrede ("Prefazione") alla Fenomenologia dello spirito costituisce in realtà un'introduzione ai principali temi dell'intera filosofia hegeliana. Il volume che qui si presenta, oltre a offrire una guida di lettura al testo, propone una serie di approfondimenti tematici; i saggi che lo compongono ricostruiscono la genesi di concetti e problemi che si trovano nella "Prefazione" e ne contestualizzano il senso in relazione agli intenti dell'opera di Hegel nel complesso e alla sua successiva impostazione sistematica. Essi delineano così un percorso ragionato in cui il carattere propedeutico va di pari passo con la trattazione di nozioni centrali come quelle di riflessione e di teleologia, nonché di costellazioni di pensiero quali il rapporto tra la filosofia e il proprio tempo, il pensiero e il linguaggio, il vero e il falso. In costante dialogo ermeneutico con la Vorrede, questo libro non nasconde così l'ambizione di confrontare il nostro presente con i principi dell'intera concezione hegeliana del sapere.
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Foucault ingovernabile
di Ottavio Marzocca
editore: Meltemi
Nelle letture recenti del pensiero di Foucault, a torto o a ragione, si è insistito molto sulla biopolitica. Il che ha offuscato l'importanza della genealogia detta governamentalità che è la cornice in cui il filosofo francese colloca la stessa biopolitica. In questa cornice egli pone anche la sua analisi di liberalismo e neoliberalismo, che consente fra l'altro di mettere a fuoco il controverso rapporto di queste forme di governo con la democrazia. La governamentalità inoltre interagisce con i temi della cura di sé e del coraggio della verità che si impongono nelle ultime ricerche di Foucault. In questa interazione il primo tema si apre a possibili declinazioni in termini di 'auto-governo dell'ethos' come cura del mondo; il secondo invece rivela forti potenzialità critiche verso le forme neoliberali della libertà. Da questa angolatura il neoliberalismo può essere posto in discussione per i suoi effetti problematici sull'ethos sociale prevalente inteso sia come modo di rapportarsi al potere sia come modo di abitare il mondo.
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Filosofi antifascisti. Gli interventi del Congresso milanese della Società Filosofica Italiana sospeso dal Regime nel 1926
editore: Mimesis
pagine: 598
Nel presente volume si pubblicano, per la prima volta, dopo novant'anni, gli atti del VI Congresso SFI di filosofia di Milano del 1926, unitamente alla rassegna stampa degli articoli giornalistici apparsi allora. In genere i convegni passano, ma gli atti restano. In questo caso è successo esattamente l'inverso, giacché gli atti non furono mai pubblicati, ma la memoria di questo simposio è rimasta indelebile nella storia civile e culturale (italiana ed internazionale). Il simposio, avviatosi sotto l'occhiuto controllo della polizia fascista, fu infatti improvvisamente chiuso d'autorità, per un intervento diretto del potere politico, che non tollerava la sua natura antifascista. Grazie a Piero Martinetti, uno dei principali filosofi d'inizio Novecento ed anche una delle più forti personalità morali dell'antifascismo del Nord d'Italia, il simposio fu organizzato in modo affatto libero e indipendente. Martinetti invitò così Adelchi Baratono, Giuseppe Antonio Borgese, Ernesto Buonaiuti, Benedetto Croce, Francesco De Sarlo, Giuseppe Tarozzi, Giuseppe Rensi e l'allora presidente della SFI Bernardino Varisco (l'unico schierato col fascismo). In questo spirito il Congresso ha rappresentato una sfida aperta al regime fascista e al diffuso clerico-fascismo, nonché un momento di pubblica, clamorosa e civile protesta contro la dittatura che stava allora fascistizzando l'Italia, giovandosi anche della cortese intercessione di eloquenti legni fascisti (la cd. «filosofia del manganello») e dell'acquiescenza, corresponsabile, dei più. «La dimostrazioncella antifascista del Congresso - scrisse allora Gentile - viene da uomini che nella presente vita italiana non hanno nessunissima importanza: non sanno nemmeno che cosa il Fascismo voglia, e in che consista. Guardano a questo o a quel fascista, e fanno piccole questioni di persone. Miserie». Questo giudizio (fascista) era, tuttavia, profondamente sbagliato. Non solo perché grazie a questo simposio la "scuola di Milano" ha scritto una delle sue pagine civili più importanti e significative. Ma anche perché proprio da queste presunte "miserie" - per dirla con Ignazio Silone - «il seme sotto la neve» stava lentamente germogliando per mettere quelle radici il cui frutto migliore saranno la Resistenza e la guerra partigiana di Liberazione.
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Il corpo di carne. La dimensione etica, estetica e spirituale dell'amore
di Xavier Lacroix
editore: Edb
pagine: 336
Dopo secoli di sacralizzazione o di diffidenza, la sessualità rischia oggi di perdere di significato
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John Rawls nel dibattito filosofico contemporaneo
di Angela M. Recupero
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 93
John Rawls ha innescato uno dei dibattiti filosofici più accesi dell'età contemporanea, rivendicando la necessità del dovere delle istituzioni di elargire delle risorse, di là dal merito o dal talento, ai soggetti svantaggiati. Certamente con la sua teoria egli ha colmato quel vuoto dovuto all'inaridimento del concetto di distribuzione, basato sul mero calcolo aritmetico. Il concetto di eguaglianza ha conosciuto così un'inedita rivisitazione che si interroga ampiamente sui doveri delle istituzioni al fine di garantire, e di non violare, i diritti umani. La teoria del filosofo americano, tanto fortunata nella divulgazione, evolve tuttavia da una fase più propriamente caratterizzata dalla visione socialdemocratica ad una più matura, meno apprezzata, nella quale l'autore approda ad una parziale revisione di essa, convergendo verso una visione più schiettamente liberale.
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I «quaderni neri» di Heidegger
editore: Mimesis
pagine: 263
Questo volume è il primo in Italia sui "Quaderni neri" di Heidegger. I nomi più significativi della filosofia continentale, i più importanti studiosi di Heidegger, da Peter Sloterdijk a Gianni Vattimo, da Holger Zaborowski a Peter Trawny, da Alessandra Iadicicco a Gérad Bensussan, prendono qui posizione sui complessi e delicati interrogativi sollevati da questa opera postuma. I Quaderni neri non sono stati una pietra tombale sul pensiero di Heidegger. Si è verificato piuttosto il contrario: attraverso i Quaderni neri Heidegger è stato il protagonista di un dibattito che ha varcato i confini dell'accademia e si è esteso al mondo della cultura, coinvolgendo un pubblico sempre più vasto. Il che è inconsueto per gli inediti di un filosofo. L'enorme risonanza dimostra che l'interesse non ha nulla di antiquario. Se la pubblicazione è seguita in tutto il mondo con curiosità, partecipazione, trasporto, è perché questi temi toccano la sensibilità e l'intelligenza di molti. Ma il dibattito è solo all'inizio e questo volume contribuirà, di certo, a svilupparlo e approfondirlo.
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Filosofia e servizi segreti. Il doppio mestiere dei filosofi analitici
di Enrico Petris
editore: Mimesis
pagine: 158
La filosofia e le attività dei servizi segreti hanno in comune il fatto che sono operazioni di intelligence. Fin dalle sue origini con Talete, il ruolo intellettuale del filosofo si è diviso tra quello di puro teoreta e quello di consigliere politico e militare. In questa attività alcuni hanno avuto fortuna, come Aristotele, altri hanno subito pesanti restrizioni, come Platone, altri ancora hanno incarnato le indicazioni di quest'ultimo diventando filosofi ed imperatori come Marco Aurelio Antonino. In età moderna soprattutto Bruno, Descartes e Leibniz hanno frequentato cancellerie e ambasciate, ma è solo nel Novecento che i filosofi sono stati sedotti dal secondo lavoro dell'intelligenza. Tra la prima e la seconda guerra mondiale, ma anche successivamente e forse ancora oggi, il numero dei filosofi assoldati nei servizi segreti è piuttosto consistente e tocca tutte le scuole, ma il numero degli analitici spicca per la capillarità, ricorrenza e continuità. Il dopo lavoro, o il doppio lavoro, ad Oxford e a Cambridge sembra essere stato quasi un obbligo più che una chance.
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Per l'eguaglianza e la giustizia
di Gerald Allan Cohen
editore: L'Asino d'oro
pagine: 520
Che una società nella quale prevalga la giustizia distributiva non possa tollerare profonde diseguaglianze materiali tra le persone è la tesi egualitaria principale che G.A. Cohen sostiene in questo importante saggio. L'autore offre un'analisi e una critica acute e stimolanti della teoria della giustizia di John Rawls, figura di spicco della filosofia morale e politica anglosassone, e del significato e del ruolo che in essa rivestono il principio di differenza e il costruttivismo in relazione al tema dell'eguaglianza. Ciò che Cohen intende dimostrare è che la giustizia non è soltanto una virtù delle istituzioni e che le questioni di giustizia distributiva non attengono meramente allo Stato, ma devono riguardare anche le scelte delle persone nella loro vita quotidiana: per Cohen, in altri termini, i criteri di giustizia servono a giudicare e guidare, fatte le debite differenze, sia l'azione delle istituzioni pubbliche e le loro politiche, sia le decisioni degli individui. Cohen accusa il costruttivismo di Rawls di confondere sistematicamente la giustizia con altri concetti: non solo di essere incapace di distinguerla da altri valori ma anche di non essere in grado di cogliere la differenza cruciale tra princìpi di giustizia e norme di regolazione sociale. Solo affrontando e risolvendo tali questioni si può rendere giustizia all'eguaglianza. Premessa di Marilisa D'Amico, introduzione di Mario Ricciardi.
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Divagazioni
di Emil M. Cioran
editore: Lindau
pagine: 112
Uno degli ultimi testi scritti da Cioran in romeno - e probabilmente l'ultimo concepito come libro -, Divagazioni rappresenta uno spartiacque nella sua carriera letteraria. A circa 35 anni, l'autore inizia a esitare nella scelta della formula più efficace per dare espressione ai propri pensieri. Si avverte che la punta della penna stilografica vorrebbe scivolare verso un'altra lingua. Nel passaggio dal romeno al francese, questo libro segna l'orlo di un precipizio che Cioran avrebbe poi felicemente superato posando il piede oltre, su un terreno che si sarebbe rivelato particolarmente fertile.A differenza dei testi precedenti, caratterizzati da un entusiasmo solidale con la filosofia, o dal fascino esercitato su di lui dalla formula lirica sottilmente intrecciata con l'espressione aforistica, qui lo scrittore, ormai trapiantato a Parigi, sembra scegliere una nuova via, meno spettacolare e meno eccentrica.La frenesia di Al culmine della disperazione e il tono poetico di Breviario dei vinti sono ormai abbandonati e sostituiti da un dire malinconico, monocorde e dimissionario, da parte di colui che non intravede più nessuna soluzione all'«ineffabile» dell'esistenza.Egli porge l'orecchio al silenzio assoluto che avvolge l'universo e scopre il vuoto, quell'enorme baratro in cui la materia rarefatta non ha alcuna giustificazione, come del resto nemmeno la vita, manifestazione improbabile dello stesso principio del non essere. Si preannuncia un nuovo cammino, in cui svanirà anche il sentimento di inutilità predominante in Divagazioni, per far posto ad altri concetti che susciteranno in Cioran insospettabili energie: decomposizioni, amarezza, squartamenti, anatemi e una congerie di altri inconvenienti.
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L'imbecillità è una cosa seria
di Maurizio Ferraris
editore: Il mulino
pagine: 129
A lungo l'umanità si è considerata perfetta, attribuendo le proprie eventuali défaillances all'alienazione portata dalla tecnica o all'azione di entità arcane e malvage come il Capitale e l'Europa. Ma sarebbe bastato un esame di coscienza per capire che il problema era un altro: l'imbecillità, dentro e fuori di noi. L'imbecillità è una cosa seria, a cui sinora non si è dato che uno sguardo distratto, come fosse una cosa per pochi e, soprattutto, per altri. Non è così, e, appena ce ne accorgiamo, i conti tornano, nell'economia, nella società e nella storia. Parte da qui l'irresistibile riflessione del filosofo su questa imbarazzante caratteristica dell'umano. Ce n'è per chiunque: per i titani del pensiero, per i giganti indiscussi della letteratura, per i protagonisti della storia universale. L'umano, insomma, è essenzialmente (e non accidentalmente) un imbecille. Ed è di qui, solo di qui, dal sentirci tutti lambiti dalla grande ala dell'imbecillità, che ha origine il progresso, la lunga avanzata dell'umanità verso il bene - ossia, la sua fuga senza fine dall'imbecillità.
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