Critica letteraria e Linguistica
L'outsider. Il romanzo della mia vita
di Forsyth Frederick
editore: Mondadori
pagine: 331
Tutti commettiamo degli errori, ma far scoppiare la Terza guerra mondiale sarebbe stato un errore piuttosto grave
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Teorie della narrazione. Dai racconti tradizionali all'odierno «storytelling»
di Guido Ferraro
editore: Carocci
pagine: 283
La teoria della narrazione, fondata da maestri della semiotica quali Propp, Greimas e Lévi-Strauss, è stata poi oggetto di grande attenzione anche da parte di psicologi, storici, specialisti di letteratura e di cinema, di marketing e di comunicazione politica, sicché oggi il tema dell'espressione narrativa, o dello storytelling, si presenta come centrale. Nel libro, una rilettura in chiave attuale delle teorie classiche offre una visione profondamente nuova dell'universo narrativo: una prospettiva che tiene conto anche degli apporti di altre discipline, dell'odierna attenzione per gli impieghi operativi del narrare, nonché dello stretto legame che le forme narrative intrattengono con i processi emozionali e con i tanti modi in cui cerchiamo di rendere leggibile la realtà che ci circonda e di dare un senso alla nostra esperienza di vita. Il volume vale dunque come introduzione aggiornata alla materia, di cui propone una sistemazione teorica nuova e originale, presentata grazie anche a un ricco apparato di esempi che spaziano dalla letteratura al cinema, dal folclore alla musica, dal melodramma alla pubblicità.
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I confini della poesia
di Fortini Franco
editore: Castelvecchi
pagine: 78
Tra il 1978 e il 1980, in due conferenze, Franco Fortini fornì una sintesi della propria concezione della poesia, prima in chi
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Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi
di Del Corona Marco
editore: O Barra O Edizioni
pagine: 139
Dagli incontri con i maggiori scrittori della Cina avuti prima, durante e dopo i suoi anni da corrispondente del "Corriere del
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Il vizio di scrivere
di Vittorio Sermonti
editore: Rizzoli
pagine: 650
"Se leggere è un vizio, non che scrivere sia una gran virtù. Un romanzo o un volumetto di versi sono merci non richieste. Allora, perché tanto scrivere invano? Si diceva in tempo di grandi ottimismi che scrivere è un'impellenza, che chi scrive è obbligato a scrivere da un prepotente moto interiore. Può darsi; quantunque sulla ambigua prepotenza dei moti interiori ci sarebbe molto da discutere". In ogni caso Vittorio Sermonti da più di sessant'anni è anagraficamente uno scrittore: cioè "uno degli happy few che debbono la propria miseria all'ostinato esercizio della scrittura". Qui raccoglie, ordina, disordina il frutto multiforme del suo vizio, che non si limita a riflettere sui meccanismi segreti della poesia, ma si avventura a intervistare Marco Aurelio e Giulio Cesare, a redigere un paio di libretti d'opera, a tradurre in versi due classici di teatro, a scrivere racconti, epigrammi, aforismi e una tragica cronistoria del terremoto dell'Irpinia. La voce è sempre la sua, l'acume è inconfondibile, l'intelligenza è quella colta e libera di chi sta al mondo da ottantasei anni. Un percorso sorprendente a ogni pagina, condotto "con la perseveranza, con l'abnegazione, con l'inconfessabile voluttà" con cui si coltivano i vizi più radicali.
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Viaggio letterario a Roma. Dalla dolce vita alla grande bellezza
di Christina Höfferer
editore: Albeggi
pagine: 125
Christina Höfferer coglie in questo suo libro gli aspetti più originali di alcuni luoghi magici di Roma. Da molti anni corrispondente per la Radiotelevisione austriaca nella capitale italiana, Christina ci conduce con sguardo incantato ai luoghi di Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e Ingeborg Bachmann e in alcuni angoli particolari e significativi della città: dal Caffè Sant'Eustachio agli archivi vaticani, fino ai ritrovi dei politici. "Divertente e ameno, alla larga dalle piste battute e distante dalle banalità verbali" come l'ha definito il giornalista Gregor Auenhammer nella sua recensione su Der Standard di Vienna, questo libro aiuta a ricercare la vera anima della "Città Eterna". Il volume è stato pubblicato per la prima volta in lingua originale in Austria e distribuito anche in Germania col titolo "Lesereise Rom. Vom süssen Leben und der grossen Schönheit" dall'editore Picus Verlag.
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Giuseppe Pontiggia. Investigare il mondo. Atti del convegno (Milano, 30 ottobre 2013)
editore: Interlinea
pagine: 163
Un volume che ricorda Giuseppe Pontiggia, critico letterario e narratore di primo piano
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Per un'estetica della resistenza. Rileggere Primo Levi
di Massimo Giuliani
editore: Quodlibet
pagine: 100
È possibile parlare di Primo Levi come filosofo? Forse è addirittura necessario, in tempi di scontro di civiltà. Ma forse è anche un atto scientificamente dovuto. In Italia, infatti, Levi è confinato al ruolo di testimone della Shoah, mentre all'estero, soprattutto in America, viene studiato e apprezzato nella pienezza della sua complessa figura intellettuale. I saggi raccolti in questo volume si ripropongono appunto di porre rimedio a questa curiosa schizofrenia critica, affrontando un aspetto ancora poco indagato, almeno nel nostro Paese, dell'opera leviana: la riflessione etico-politica, chiamata a contrastare "le riserve di ferocia che giacciono in fondo all'animo umano", e a sostanziare le possibili vie di una salvazione che faccia leva sulla ragione, sulla cultura e sulla memoria. Dalle reazioni all'educazione fascista al riscatto dell'immaginazione, dalla fascinazione per la tecnologia alla rivalutazione del lavoro manuale: ripercorrendo questi snodi, il presente volume si propone di essere un'originale "introduzione all'opera di Primo Levi", tesa a mostrare la ricchezza tematica e la polisemica profondità, non solo dei suoi libri più conosciuti, ma anche delle sue prose minori e delle sue pagine meno lette, e oggi quasi introvabili. Ne esce un ritratto pluridimensionale di un classico della letteratura e del pensiero italiani. Di quel pensiero e di quella scrittura abbiamo bisogno, e nostalgia.
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Nuovi argomenti. Vol. 71: Impostori.
Impostori
editore: Mondadori
pagine: 221
Nel 1953 Alberto Carocci e Alberto Moravia fondano "Nuovi Argomenti", da allora la rivista è rimasta un punto di riferimento p
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Roma degli scrittori. Calvino, Gadda, Landolfi, Levi, Malerba, Manganelli, Moravia, Pasolini
editore: Artemide
pagine: 103
Calvino, Gadda, Landolfi, Levi, Malerba, Manganelli, Moravia, Pasolini. Di questi, solo Moravia è romano: "Non mi sono mai mosso da Roma, ma dentro Roma sì che mi sono mosso" (dice uno dei tanti personaggi dei Racconti romani). Gli altri hanno voluto che Roma ospitasse le loro esistenze, e che le loro esistenze ospitassero Roma. Calvino viene a viverci stabilmente solo nel 1980 (un anno dopo l'uscita di Se una notte d'inverno un viaggiatore), Gadda vi si trasferisce nel 1925, Landolfi si aggira per Roma fin dai primi decenni del Novecento (nel 1913-14 frequenta la prima elementare), Levi arriva nel 1945 (quando viene chiamato a dirigere "Italia libera"), Malerba "migra" nel 1950 (dopo aver fondato la rivista "Sequenze"), Manganelli fugge a Roma nel 1953 (lasciandosi alle spalle qualche storia d'amore), Pasolini - nel 1950 - vede nella città eterna un'occasione ideale per liberarsi del suo passato. "Solo la lettura ama l'opera - scriveva Barthes - e mantiene con essa un rapporto di desiderio". Tenendo sempre a mente queste parole, è stato possibile dialogare con questi scrittori, vederli passeggiare per le strade di Roma, incontrarli per caso in un caffè del centro, osservarli mentre allungano il passo per tornare a casa perché hanno lasciato un libro in sospeso. Postfazione di Filippo La Porta.
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Ontologia e storia. Vico versus Spinoza
di Aniello Montano
editore: Bibliopolis
pagine: 230
Spinoza e Vico sono pensatori centrali dell'età moderna. Ma sono anche in larga parte simboli di due tendenze profonde e diverse della modernità. A partire di qui si può capire quanto sia ambiziosa la scommessa di Aniello Montano. La domanda, in ultima analisi, è che cosa è stata la "storia" come l'hanno pensata coloro che, da Vico ai primi filosofi della storia illuministi, da Hegel agli idealisti del Novecento, l'hanno trasformata in un oggetto filosofico di primaria importanza. Si tratta della dimensione, che proprio la nuova scienza e il nuovo naturalismo anti-finalistico ci hanno aperto e a cui ci hanno indirizzato per risolvere i nostri problemi? O si tratta dell'ultima retraite, in cui è stato ancora possibile poter usare schemi di pensiero finalistici e provvidenzialistici, e, dunque, del luogo di un paradossale "reincanto" dell'uomo nei confronti di se stesso e del proprio destino? Molto probabilmente le alternative coesistono, in Vico stesso, ma coesistono anche dopo di Vico. Da questo punto di vista il libro presenta un'unità profonda al di là della partizione tra un plesso centrale (Spinoza e Vico) e una galleria di figure del '900 che forma quasi un'appendice.
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