Ombre corte: Culture
Le parole del delirio. Immagini in migrazione, riflessioni sui frantumi
di Federica Sossi
editore: Ombre corte
pagine: 174
"Le parole del delirio" prova a riflettere su alcuni degli eventi degli ultimi due anni e sulla frantumazione della realtà. Cercando di inventare una scrittura del montaggio, il libro si sofferma innanzitutto su uno degli aspetti più deliranti della nostra attualità: uomini, donne, bambini/e a cui si permette di arrivare in Europa solo impigliandosi nei fili spinati delle sue frontiere e come "naufraghi" del Mediterraneo. Vengono ripercorse così le scelte politiche con cui l'Unione europea immagina di governare una parte sempre più consistente della popolazione mondiale, trasformata in corpi sopravvissuti, morti o "dispersi", dalle sue stesse decisioni politiche. Una politica del delirio di cui si sono visti tutti gli effetti grazie alle immagini che li hanno riprodotti. Migliaia di foto, tutte inevitabili ritagli, come è proprio di ogni scatto fotografico, ma ritagli e punti di vista su una realtà di per sé delirante. Specchi, dunque, di ciò che sta accadendo, una sorta di paradossale "grado zero" dell'accadere, di quei bambini tra fili spinati, di quegli uomini e quelle donne arrancanti, ormai nostri compagni nel quotidiano, mentre prendiamo un treno, facciamo la spesa, beviamo un caffè sedute/i al tavolino di un bar. Ma "parole del delirio" o scene frammentate del delirio è, più in generale, il modo di darsi della realtà attuale, una sorta di frenesia degli eventi che sta frantumando in una specie di vortice dell'accadere quel sentimento di post-realtà che secondo alcuni regnava in questa parte del mondo negli anni passati.
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L'invenzione della specie. Sovvertire la norma, divenire mostri
di Massimo Filippi
editore: Ombre corte
pagine: 120
Facendo ricorso a strumenti filosofici, letterari, artistici e scientifici, questo libro rappresenta un primo tentativo di decostruire la categoria di "specie". La tesi principale del volume è che ciò che costituisce la dicotomia gerarchizzante umano/animale non è un fatto di "natura", un'operazione neutra e descrittiva, ma una decisione performativa, normativa e normalizzante, che produce ciò che la presuppone: l'"Uomo" (maschio, bianco, eterosessuale, adulto, normale, sano, proprietario e carnivoro) da una parte e l'"Animale" (l'insieme formato dai corpi che non contano dei non umani e degli umani animalizzati) dall'altra. Detto altrimenti, la specie è la favola che permette di legittimare il calcolo delle spedizioni che a sua volta naturalizza la narrazione favolistica delle proprietà speciali dell'"Uomo". L'opposizione all'antropocentrismo si declina così nella revoca dell'idea che esista in "natura" un "proprio dell'uomo" e nella ricerca di quella faglia di vita im/trans/personale che percorre, fragile e gioiosa, il vivente sensuale. In un progressivo passaggio dal saggistico al narrativo, il libro invita a mettersi all'ascolto delle voci, a tratti disperate e a tratti felici, della moltitudine che passa e ad assumere la tenacia politica che non smette di provare a rendere possibile ciò che, a prima vista, appare impossibile.
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Il genere tra neoliberalismo e neofondamentalismo
editore: Ombre corte
pagine: 207
Nell'ora dell'offensiva neofondamentalista contro il gender cosa significa difendere la tesi per cui il "genere" costituisca ancora uno strumento di critica, e di lotta, anche in epoca neoliberista? Il neoliberismo, come noto, mira ad aggirare quelle esclusioni fondate sul genere ancora determinanti in epoca fordista, e lo fa mettendo in campo strumenti atti a includere le minoranze di genere e sessuali nei processi produttivi e di valorizzazione (diversity management, pinkwashing), come anche offrendo possibilità di soggettivazione, individuali e collettive, facendo leva sulla smobilitazione e sulla privatizzazione di soggetti e istanze un tempo conflittuali. Ma questi processi di inclusione coincidono con una sovversione delle gerarchie sulle quali si basavano le precedenti esclusioni, oppure non sono una naturalizzazione di quelle stesse gerarchie, sempre suscettibile di cambiare di segno nel momento in cui le condizioni dell'inclusività diventano precarie? L'odierna crociata neofondamentalista contro il gender, infatti, sembra innestarsi su questa precarizzazione delle condizioni di inclusività, attraverso la quale lo stesso neoliberismo esibisce il suo lato più repressivo, e autoritario.
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Le reti del lavoro gratuito. Spazi urbani e nuove soggettività
editore: Ombre corte
pagine: 124
Il lavoro della conoscenza - inestricabilmente connesso a pratiche di lavoro free, libero e insieme gratuito - vive e si intre
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Fabbriche invisibili. Storie di donne, lavoranti a domicilio
di Toffanin Tania
editore: Ombre corte
pagine: 223
All'interno delle abitazioni, in tutti i paesi del mondo, donne di ogni età lavorano per l'industria manifatturiera: scarpe, a
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Saccheggiate il Louvre. William S. Burroughs tra eversione politica e insurrezione espressiva
editore: Ombre corte
pagine: 202
Un bagaglio inesauribile di suggestioni, provocazioni, scandali, premonizioni. È nella dimensione scioccante della sua opera eretica che William Seward Burroughs continua a interrogare il presente e pungolare il futuro. Nel tentativo di afferarne la potenza transdisciplinare, questo volume ne indaga, da molteplici prospettive, la dirompente e vasta produzione visionaria. Dalle propaggini di una corrispondenza problematica tra biografia e arte, agli antagonismi e alle sovversioni che originano dal suo rapporto con i poteri e i saperi della politica e della pedagogia, fino alle polimorfe, risonanti e impreviste influenze sulla produzione culturale del secondo Novecento (tra letteratura, teatro, cinema, suoni elettronici, pittura). Burroughs come limite e scandalo, come icona e maestro del dissenso e, ancora, come frontiera su cui orientare, oggi come nel passato, una piattaforma di ricerca sulle forme del dominio e della ribellione. Prefazione di Gino Frezza.
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Alchimie austeniane. Donne, fortuna e altre storie in "Pride and prejudice" di Jane Austen
editore: Ombre corte
pagine: 118
Mai dimenticato dalla letteratura critica, né dalla passione dei lettori, "Pride and prejudice" (1813) si segnala come l'opera di Jane Austen che meglio si presta a letture su più livelli. È questo il romanzo nel quale appare il passaggio da una visione morale triste ad una che reclama un ottimistico "diritto" alla felicità e che trova nuove fondamenta nell'amore "romantico". Il matrimonio rimane un tema centrale illuminato però da una luce obliqua che demolisce la precedente mercificazione della donna per far emergere una nuova tipologia relazionale: il matrimonio d'amore non più legato alla trasmissione della "fortune" ma alla proprietà transitiva della passione. Nel volume si pone l'accento sulla polifonia dei temi, sulle interferenze culturali o sulle ri-letture che concorrono a rafforzare il significato contenuto nei dettagli del testo austeniano.
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Fascisti del terzo millennio. Per un'antropologia di CasaPound
di Maddalena G. Cammelli
editore: Ombre corte
pagine: 126
In questi ultimi anni, varie formazioni di estrema destra, fasciste, populiste o nazionaliste, sembrano aver assunto una maggi
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Scrittori e gusto urbano fra Settecento e Ottocento
di Iengo Francesco
editore: Ombre corte
pagine: 158
L'autore ripercorre, in una prospettiva storico-dialettica e letteraria, le tappe evolutive della nozione di gusto urbano per
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Precariato. Forme e critica della condizione precaria
editore: Ombre corte
pagine: 165
La precarietà è diventata oggi una condizione esistenziale che investe la sfera biologica, economica e affettiva della nostra vita. Il termine "precariato", del resto, sta proprio a indicare l'aspetto strutturale della precarietà nella società attuale. Questo libro si propone di esplorare il fenomeno nelle diverse forme sotto le quali si manifesta, non solamente nell'ambito lavorativo, ma più generalmente nel complesso delle relazioni sociali. Secondo un approccio multidisciplinare, sono qui riuniti i contributi di una decina di autori, i quali prendono spunto dai loro rispettivi campi di studio: sociologia, filosofia, letteratura, economia ecc. Le analisi vertono in special modo sulle cosiddette industrie creative e culturali, ove il precariato è particolarmente diffuso, e sui lavori della "conoscenza" di cui si nutre oggi il capitalismo immateriale e cognitivo. Al di là di una visione meramente eurocentrica dei processi esaminati, questo libro invita il lettore a interpretare criticamente il processo di "estetizzazione" di cui la precarietà tende a essere oggetto.
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Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della natura a buon mercato
di Jason W. Moore
editore: Ombre corte
pagine: 183
Economia ed ecologia vivono la stessa crisi. Analizzando i modi in cui si sono combinati finanza, cibo, lavoro, energia e materie prime, Jason W. Moore mostra come la grande forza del capitalismo sia sempre consistita nella sua capacità di creare "nature" a buon mercato, integrando il lavoro umano e il cambiamento ambientale in modo dinamico ma distruttivo. Sulla scorta del pensiero ambientalista, femminista e marxista, egli interpreta il capitalismo come un'ecologia-mondo, una civiltà in cui si compongono insieme l'accumulazione del capitale, la ricerca del potere territoriale e la co-produzione della natura. Cartografandone le tappe storiche a partire dalla cosiddetta accumulazione originaria, Moore individua nel XXI secolo il punto di non ritorno: ossia, la fine della natura a buon mercato. Cibo, energia, materie prime, lavoro costituiscono un tutt'uno. Pensare al lavoro-nella-natura invece che al lavoro e alla natura è una chiave per una politica radicale di liberazione: per gli essere umani e per la natura nel suo insieme. In questa prospettiva, le trasformazioni dell'uno e dell'altra sono dialetticamente connesse nella medesima rete della vita, nella loro degradazione in atto, così come nella loro possibile sottrazione alle pratiche di appropriazione e di sfruttamento.
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La pensatrice e lo specialista. Hannah Arendt e il processo Eichmann
di D'Alessandro Ruggero
editore: Ombre corte
pagine: 173
Assistere a questo processo è in qualche modo, io ritengo, un obbligo che ho verso il mio passato
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