Etica del desiderio come etica del riconoscimento

Etica del desiderio come etica del riconoscimento
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L'Occidente - e non solo - è malato nel suo desiderio. Riusciamo a difenderci molto più di prima dagli attacchi che vengono dalle cose a noi 'esterne', che ci fanno ammalare nel corpo; riusciamo a difenderci molto meno di prima dagli attacchi che vengono dalle cose a noi 'interne', che sono cose di desiderio e che ci fanno ammalare nell'anima. Storditi dalla facile disponibilità di beni materiali, crediamo ingenuamente che anche i beni dello spirito siano subito a portata di mano. Ma la felicità, la gioia di vivere, la benevolenza, la sobrietà, l'ordine degli affetti, la solidità dei legami e cose simili non si possono comprare al supermercato. Sono, piuttosto, modi di incontrare gli altri e il mondo, cioè 'disposizioni' permanenti, frutto di scelte mirate e a lungo ripetute. Una volta queste disposizioni si chiamavano 'virtù' e l'insieme organico di queste virtù si chiamava saggezza'. La ricerca secondo verità intorno alle virtù e intorno alla saggezza è poi quella che, ancora oggi, si chiama 'etica'. Un'etica del desiderio è l'oggetto fondamentale di questo libro. Che mira, quindi, a istruire il senso delle virtù e della saggezza.