Pensare nel coerente rigore della libertà: un compito sempre più disertato non redditizio - dai "filosofi", dediti al perfezionarsi nella "virtù" del compromesso sotto le specie del più liberante anticonformismo. Ne consegue l'autoannichilimento della filosofia stessa come l'"inutile" da annullare nel crogiolo dell'"utile": e l'utile, assolutizzato, rende superflua in quanto insensata la vita stessa che si sia sgravata le spalle da ogni problema di principi primi e di fini ultimi e abbia cristallizzata l'indifferenza ad essi. Il contravveleno a un simile esiziale squallore, per di più globalizzato, è impegnare coerentemente l'interezza di sé - in intelletto d'amore - nella tensione all'essenziale, all'ottimo, al "conformarsi" alla forma. Gli "intellettuali" che si considerano tali nella misura in cui hanno consumato ogni "disincanto" rispetto all'intelligenza metafisica - i nemici della forma, del logos - sono solo modelli dell'idolatria dominante, infantilisticamente "analfabeta", dittatura disintegratrice del calcolatissimo gioco fra la dea moda e il dio mercato.
Confessioni di un conformista
| Titolo | Confessioni di un conformista |
| Autore | Ottonello P. Paolo |
| Collana | Ricerche |
| Editore | Marsilio |
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| Pubblicazione | 2007 |
| ISBN | 9788831793209 |
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