In questo volume Paolo Bertetto propone una vertiginosa e proteiforme contro-storia che invita a immaginare un altro cinema possibile: un cinema «non narrativo - non rappresentativo - non industriale», segnato dalla negazione del linguaggio-merce e dalla radicale ed esplicita estraneità al cinema ufficiale. Sono, prima di tutto, il futurismo, il cinema astratto tedesco, il cinema puro francese, la sinfonia metropolitana, il cinema post-cubista, il Bauhaus, la negazione del cinema dadaista, i deliri inconsci dei film surrealisti: da Richter a Léger, da Man Ray a Dulac a Buñuel. L'avventura, poi, dell'underground americano degli anni Sessanta sviluppa ricerche profondamente innovative. A New York come a Los Angeles o in Colorado, gli artisti che rifiutano il sistema culturale ufficiale inventano un cinema che va dall'autoespressione all'esibizione della libertà trasgressiva, sino alle sperimentazioni strutturali e minimaliste, legate non solo all'emozione ma anche alle immagini-idea. Sono i film di Maya Deren, di Kenneth Anger, di Jack Smith, sino ai capolavori di Brakhage e Warhol: un cinema dell'intensità e della differenza.
Dal cinema d'avanguardia all'underground
| Titolo | Dal cinema d'avanguardia all'underground |
| Autore | Paolo Bertetto |
| Curatore | S. Alovisio |
| Argomento | Scienze Umane Comunicazione |
| Editore | UTET Università |
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| Pagine | 384 |
| Pubblicazione | 2025 |
| ISBN | 9788860089700 |
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