Vita e pensiero: Università/Filosofia/Metafisica e storia della metafisica
La via analogica
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 336
L’antico percorso della metafisica e quello moderno, che muove dal cogito, possono giungere ad un esito comune quando l’analisi della vita coscienziale sia portata con rigore alle radici delle proprie condizioni trascendentali: si dà allora l’imprescindibile asserto di un ultimo senso, di un ultimamente incondizionato. E tuttavia la dizione di questo asserto risuona, pur nel suo rigore, nel modo dell’indeterminazione più profonda: le ultime possibilità della coscienza coincidono allora con il silenzio e con la sterile impotenza del linguaggio? L’esperienza che viene offerta da ogni tradizione religiosa sembra rispondere a questa difficoltà con il linguaggio dell’invocazione simbolica. Ma qual è infine il valore del simbolismo religioso? E, dalla parte della filosofia, quale consistenza può avere lo stesso esercizio interpretativo che si dedichi alla lettura dei simboli, intesi appunto come traccia del divino? Nel corso della filosofia contemporanea è emerso via via il sospetto che le analogie, di cui comunque si serve il linguaggio del sacro, siano nient’altro che proiezioni antropomorfiche o, nel caso migliore, mere pulsioni ad un senso che sempre daccapo sfugge agli spazi della verità. Le vie dell’ermeneutica sarebbero in questo caso destinate al disincanto della “cattiva infinità”. Si può per contro avanzare l’ipotesi che il necessario riferimento ad un ultimo senso costituisca una regola immanente e in definitiva un principio costituente per lo stesso linguaggio del sacro. In questa prospettiva la via analogica può forse rivelarsi come il percorso metodologicamente più adeguato per dischiudere le strutture e i nessi dell’essere: infine ciò che nella sfera del simbolico si dà a pensare si potrebbe ben giustificare come una manifestazione partecipativa di quell’Incondizionato che la ragione pur sempre esige con necessità.
La proposta di questo libro segue appunto il percorso della via analogica e lo fa coniugando il rigore di una metafisica trascendentale con la ricchezza di un possibile itinerario ermeneutico.
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Il debito impensato
Heidegger e l'eredità ebraica
di Marlène Zarader
editore: Vita e pensiero
pagine: 308
Il saggio di Marlène Zarader va certamente annoverato fra le letture più originali e più provocanti di Heidegger. In un libro precedente, Heidegger et les Paroles de l’origine (1986), la Zarader aveva seguito il suo autore sino alle soglie estreme della Grecia, alla ricerca delle tracce dell’originario. Con questa sua seconda monografia l’autrice viene a indicare l’altra sorgente, forse la più essenziale, sebbene non citata e anzi rimossa nell’impensato. La tesi che viene proposta con puntigliosa e lucida determinazione è proprio questa: le figure dell’essere a cui tende, da ultimo, l’approdo heideggeriano ripetono l’eco di una tradizione che, più che greca, è propriamente biblica; ma di questo debito appunto non sembra esserci traccia nelle citazioni di Heidegger. L’analisi così appassionata e così scientificamente precisa della Zarader non ha un valore meramente regionale e anzi dischiude una decisiva considerazione di metodo. In tal senso la stessa critica sul debito heideggeriano non è che un modo di rendere ancor più coerente ed esplicita la lezione del filosofo di Messkirch.
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Analogia Entis
Metafisica, la struttura originaria e il ritmo cosmico
di Erich Przywara
editore: Vita e pensiero
pagine: 600
Erich Przywara (1889-1972), filosofo e teologo tedesco, è stato una delle figure più interessanti nel panorama del pensiero cattolico preconciliare. La sua tematizzazione dell'analogia ontologica (analogia entis) è divenuta, anche in seguito a un'accesa disputa con Karl Barth, un luogo canonico della metafisica contemporanea.
Questo volume offre la prima traduzione integrale delI'opera con cui Przywara ha compiuto lo sforzo più intenso per dare una sistemazione teorica organica al proprio principio metafisico. In questo libro, apparso inizialmente nel 1932 e in seconda edizione ampliata nel 1962, egli dimostra come la teoria dell'analogia ontologica, rigorosamente fondata sul principio di non contraddizione, sia quella che meglio corrisponde all'idea generale della metafisica.
Una metafisica analogica è una metafisica basata sul principio della reciprocità. Il ritmo analogico del «dentro-sopra» (I'assoluto che è contemporaneamente dentro ma anche al di là del contingente) implica che la metafisica, in quanto fenomeno del mondo creaturale, non può procedere secondo strutture «pure» o «incondizionate», giacché la verità creaturale non sta mai in una singola tesi, ma oscilla sempre ritmicamente tra tutte le tesi contrapposte. Ogni forma di assolutizzazione tradisce dunque il carattere creaturale della metafisica, tanto che anche il principio analogico non si impone per un proprio ipotetico valore incondizionato, ma solo per la volontà «sovra-analogica» del creatore.
Przywara ha prodotto una quantità innumerevole di scritti di filosofia, teologia, spiritualità, e di componimenti lirici. Alcuni suoi lavori teoreticamente rilevanti sono stati raccolti nella collezione delle Opere in tre volumi, edita dalla Johannes-Verlag nel 1962. In italiano è apparso L'uomo. Antropologia pragmatica, tradotto da Vittorio Mathieu per Fabbri.
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Il punto di partenza della metafisica
Il tomismo di fronte alla filosofia critica
di Joseph Maréchal
editore: Vita e pensiero
pagine: 564
Joseph Maréchal (1878-1944) per lunghi anni, dal 1919 al 1935, fu maestro di filosofia in Lovanio: un magistero che, sebbene estraneo alle ‘mode’ filosofiche del secolo xx, ha avuto un seguito di tutto rilievo. Vi attinsero studiosi come J.B. Lotz, K. Rahner, W. Brugger, E. Coreth, tanto per citare i più autorevoli rappresentanti della cosiddetta «Maréchal-Schule». La sua opera più significativa, in cinque volumi, Le point de départ de la Métaphysique. Leçons sur le développement historique et théorique du problème de la connaissance, porta un titolo quanto mai emblematico, disposto – com’è facile notare – fra tradizione scolastica e tradizione moderna: un’opera di mediazione che, nel modo più incisivo, rompe una secolare distanza e una lunga teoria di incomprensioni.
Il volume, che qui viene presentato in traduzione italiana, corrisponde alla quinta parte dell’opera, ma può essere considerato come un libro a sé stante, certamente il più compiuto e profondo nella produzione teoretica di Maréchal. Si potrebbe dire che le due tensioni fondamentali, quella che resta nella tradizione metafisica e quella che si apre alla considerazione moderna della gnoseologia, vi trovano il più alto equilibrio e la più convincente integrazione.
Determinante è in tal senso l’incontro con Kant e con l’asserto principale della sua ricognizione trascendentale, così come suona nella Critica della ragion pura: «se il condizionato è dato, è allora data altresì l’intera somma delle condizioni, e quindi è dato l’assolutamente incondizionato». Com’è noto, si trattava per Kant non di un asserto di realtà, ma solo di un’esigenza inderogabile della ragione. Attraverso un’articolata analisi Maréchal può invece piegarlo dalla parte di un asserto di realtà, anzi a fondazione dell’intero edificio metafisico. Se infatti la realtà del dato fenomenico può, nella sua finitezza, comprendersi solo sulla base ideale di un referente incondizionato, si deve poi ritenere che l’asserto dell’incondizionato è in ultima istanza anche un asserto di realtà: un semplice a priori logico non potrebbe certo dar conto di un dato fenomenicamente reale. L’intelligenza medievale, che ai trascendentali guardava come alle radici ontologiche dell’essere, trova così nella riflessione gnoseologica la sua costituzione più rigorosa. Maréchal vi giunge attraverso un lungo itinerario analitico, di cui appunto il presente volume vale come testimonianza alta e indimenticabile.
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Figure del sapere
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 316
Il volume raccoglie i saggi più significativi redatti dall'Autore negli ultimi dieci anni. Sono scritti di stretto tenore teoretico o ricognizioni storiografiche in luoghi diversi, fra i più emblematici del pensiero contemporaneo. Ricorrono in questo senso, e con ampie analisi, pensatori come Kierkegaard, Maréchal, Maritain, Husserl, Heidegger, Ricoeur. I diversi scritti sono stati mantenuti nella propria autonomia e possono essere letti separatamente. Tuttavia sono anche legati da un comune obiettivo e concorrono ad un unico progetto, quello di coniugare l'antica ricerca della metafisica con il percorso tutto moderno della fenomenologia trascendentale: la grande lezione del pensiero classico all'incontro con una metodologia di stampo husserliano. Così, nella prospettiva che intende il pensiero come pensiero dell'essere e che ad un tempo si volge alle condizioni originarie della coscienza, torna a riproporsi, ma in termini più radicali, rigorosamente critici, la questione dell'Essere: una questione che, per converso, si dischiude nella lettura dei diversi percorsi espressivi della vita intenzionale, ove questa appunto si pieghi alla dizione dell'essere. Con vari approcci vengono in tal modo a delinearsi le diverse figure del sapere, si tratti del sapere filosofico o si tratti del sapere poetico, ove in definitiva torna pur sempre a ricorrere la domanda sul senso.
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Essere e parola
Idee per una antropologia metafisica
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 304
L'ispirazione classica di questo volume viene coniugata con una metodologia chiaramente riferita al metodo della fenomenologia trascendentale. La tematica dell'essere viene in tal modo ripresa al di là delle polemiche antimetafisiche da cui il pensiero contemporaneo è stato, per più lati, investito: si tratta di un «resto» che ogni scienza positiva lascia emergere come inesplorato e che, in quanto tale, esige di essere affrontato per una adeguata fondazione della stessa ricerca scientifica.
Attraverso l'analisi delle strutture intenzionali della coscienza, I'autore individua lo spazio più adeguato per la scoperta e la dizione dell'essere. Emergono, così, da un lato le linee specifiche di una filosofia del linguaggio simbolico e, dall'altro, i tratti costitutivi della persona umana, intesa quale «parola dell'essere». Su queste basi, nella seconda parte del volume, vengono elaborati anche i temi fondamentali dell'esistenza storica: tempo, libertà, dialettica, ideologia, utopia. Ancora una volta I'analisi antropologica viene, in tal senso, ad intrecciarsi con quella rivolta al problema del fondamento.
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Esperienza trascendentale
di Johann Lotz
editore: Vita e pensiero
pagine: 460
Johannes B. Lotz (1903-1992) va ricordato come maestro insigne presso la Hochschule für Philosophie di Monaco e la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1921, frequentò lo scolasticato di Valkenburg, studiò filosofia a Roma, teologia a Innsbruck e continuò per quattro semestri i suoi studi filosofici a Freiburg i.Br., dove conseguì il dottorato in filosofia. Si formò studiando Rousselot, Maréchal, Kant e Hegel, alla scuola di Jungmann, Heidegger e Honecker, Wolf e Funk, Brocker e Sporl, ma riconobbe come maestro soltanto Tommaso d'Aquino.
Fra le sue opere più importanti ricordiamo: Das Urteil und das Sein (1957), Metaphysica operationis humanae (1958), Ontologia (1963), Sein und Existenz (1965), Der Mensch im Sein (1967), Die Identitat von Geist und Sein (1972), Martin Heidegger und Thomas von Aquin (1975), Mensch-Sein-Mensch (1982), Asthetik aus der ontologischen Differenz (1984), Die Grundbestimmungen des Seins (1988).
Con questo libro, che si situa fra le opere più mature della sua lunga ricerca, Lotz si volge a chiarire la problematica dell'esperienza e dei suoi livelli di realizzazione. In tal senso l'esperienza ontica è distinta dall'esperienza trascendentale, con i suoi gradi (eidetica, ontologica, metafisica, religiosa), i quali si ottengono con un processo d'interiorizzazione. Lotz svolge così un'analisi che dalla determinazione procede verso l'integralità, esplicitando quali siano le condizioni di possibilità di ogni esperienza, rinvenute nella conoscenza (trascendentale kantiano) e giungendo fino alla suprema condizione ontologica (trascendentale scolastico). In tal modo l'esperienza filosofica, nella sua interezza, e quella religiosa, che culmina nella meditazione e nell'amore del Tu assoluto, non sono contrapposte: piuttosto l'esperienza religiosa viene indicata come il livello ultimo e supremo dell'esperienza umana. Per la ricchezza dei riferimenti, Esperienza trascendentale costituisce un classico e rappresenta felicemente l'intero percorso teoretico della scuola filosofica iniziata da Maréchal.
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Studi di filosofia trascendentale
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 348
Il tema dell'identità e della differenza, che è fra i più sollecitanti del pensiero contemporaneo e che per molti aspetti costituisce un ritorno sull'antico problema dell'analogia, è stato già affrontato in altri volumi di questa collana (La differenza e l'origine, 1987 e L'Uno e i molti, 1990). Viene ora ripreso in questo volume, con la raccolta dei contributi discussi all'interno di un seminario promosso dal Dipartimento di Filosofia e dal Centro di Metafisica dell'Università Cattolica. Il problema dell'analogia viene così nuovamente considerato, ma con un diverso e forse più decisivo affondo teoretico, all'incrocio dell'antico e del moderno: si trattava infatti di cogliere nell'analogia la chiave di lettura dell'essere, ma per questo si doveva risalire alle costituzioni stesse della conoscenza e dunque al piano delle strutture trascendentali. I contributi offerti in questo volume hanno un carattere tanto storico, quanto teoretico. Una analisi storica, ma anche teoreticamente orientata, è così quella dedicata da V. Melchiorre a Joseph Maréchal, che, com'è noto, nella prima metà del secolo avviò, a Lovanio, un serrato confronto fra trascendentalismo scolastico e trascendentalismo kantiano. Sugli sviluppi della ricerca lovaniense si interrogano poi G. B. Sala, M. Marassi, P. Volonté con tre ampi saggi dedicati rispettivamente all'opera di Bernard Lonergan, di Johannes B. Lotz e di Max Muller, che a titolo diverso possono considerarsi autorevoli rappresentanti della cosiddetta Maréchal-Schule. Da diversi lati viene così rivisitato un importante capitolo del pensiero contemporaneo: siamo appunto al confronto della nozione classica del trascendentale con quella avanzata da Kant. Ed è, al riguardo, pure significativo il confronto di Lotz e soprattutto di Muller con Heidegger.
In un'altra direzione, ma sempre all'interno dell'orizzonte trascendentale, vanno i saggi dedicati da J.-F. Courtine a Husserl e da D. Verducci a Max Scheler: nel primo caso l'analogia ritorna come chiave di lettura per l'orizzonte dell'intersoggettività; nel secondo caso viene riletta nel quadro di una possibile metafisica fenomenologica. Dai due lati è ancora in questione la struttura trascendentale della coscienza.
Gli altri contributi hanno un andamento più strettamente teoretico e riportano il tema dell'analogia nella prospettiva memoriale della finitezza (U. Perone), nella tensione categoriale del sublime (B. Minozzi) e, infine, nello spazio religioso dell'ispirazione (E. Salmann). Tre diversi sondaggi, che di nuovo mirano alle strutture più profonde della vita coscienziale e che, in tal senso, costituiscono un coronamento emblematico di questa ricerca sull'analogia.
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L' Uno e i molti
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 448
Il volume nasce da una ricerca promossa, fra il 1987 e il 1989, dal Dipartimento di Filosofia e dal Centro di Metafisica dell'Università Cattolica. Può essere considerato come seguito naturale di una precedente ricerca sul tema dell'identità e della differenza, i cui risultati furono raccolti in questa stessa collana col titolo La differenza e l'origine. Si trattava allora di ripercorrere la via metafisica del fondamento, senza tuttavia perdersi nell'asserto di una indifferenziata identità dell'origine: se è vero, infatti, che il molteplice della differenza non può costituirsi senza una radicale e ricorrente identità, è anche vero che l'identità dell'ultimo fondamento non può essere pensata senza un suo differire. In questa prospettiva, la tematica dell'identità?differenza si traduce dunque anche in quella dell'Uno e dei molti. Il cammino iniziato in tal senso da Platone è stato al riguardo quanto mai decisivo per l'anima dell'Occidente. «Tutta quanta la filosofia - diceva Hegel - non è altro che lo studio delle determinazioni dell'unità». Si pensi in particolare al percorso teoretico che da Plotino sale sino al pensiero contemporaneo: da Proclo ad Agostino, da Dionigi Areopagita ad Eriugena, Meister Eckhart, Cusano, Giordano Bruno, Leibniz, Spinoza, Schelling, per giungere infine a Martin Heidegger. Senza voler esaurire il vasto campo di questa tradizione, i saggi qui raccolti sono volti a valutarne gli aspetti più significativi, sia sul piano storico, sia sul piano più strettamente teoretico.
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Spirito nel mondo
di Karl Rahner
editore: Vita e pensiero
pagine: 412
Karl Rahner (1904-1984) inizia i suoi studi filosofici nel noviziato dei Gesuiti a Feldkirch (1924-1925) e li prosegue poi a Pullach fino al 1927. Determinante in questi anni è l'incontro con l'opera di J. Maréchal, che lasciò una profonda impronta nella sua riflessione. Rahner non rinnegò mai l'ambiente spirituale di questi suoi primi studi: il pensiero metafisico di Tommaso e la filosofia trascendentale di Maréchal. Dopo alcuni anni dedicati allo studio della teologia (Valkenburg, 1927-1933) egli ritorna a Freiburg i.B., sua città natale, dove si iscrive alla facoltà di filosofia frequentando i corsi di M. Heidegger, legato da una profonda affinità spirituale a G. Siewerth, B. Welte, M. Muller, J.B. Lotz. L'incontro con Heidegger costituisce il secondo momento decisivo della formazione filosofica di Rahner che lo porta oltre Maréchal verso la problematica della ontologia fondamentale, costringendolo a ripensare il problema della finitezza temporale dell'uomo in rapporto alla comprensione dell'essere. La sua dissertazione filosofica, dedicata alla metafisica della conoscenza di Tommaso d'Aquino che egli cerca di fondare in una ripresa della filosofia trascendentale muovendo dalla soggettività, viene edita per la prima volta nel 1939 per i tipi di F. Rauch con il titolo Geist in Welt e subito definita da J. De Vries “un libro con una forza speculativa inconsueta e stimolante... senza dubbio una delle opere più significative apparse negli ultimi anni nella filosofia scolastica”. La sua tesi afferma che il discorso metafisico di Tommaso riguarda anche la capacità conoscitiva dell'uomo, e perciò deve comprendere la conoscenza della natura dell'uomo, della sua anima, della sua facoltà intellettiva, ossia l'antropologia e la psicologia aristotelica. Il carattere trascendentale riconosciuto in questo discorso non vuole indicare in alcun modo un limite kantiano, ma solo sottolineare che la considerazione del pensato richiede la considerazione del pensante. La legge dell'essere è infatti la stessa legge del logos e del logos l'uomo può avere un'esperienza originale e per ciò fondante: nei modi della coscienza si possono in definitiva riconoscere le condizioni per l'apparire dell'essere. D'altra parte la reciprocità di essere e logos implica anche che l'essere sia logicamente anteriore alla conoscenza, non come conseguenza, ma come principio del conoscere. In altri termini si può anche dire che la conoscenza è originariamente riconoscenza. Per mantenere sempre viva questa tensione dello spirito, in cui s'intrecciano in un'unità la questione dell'essere e la questione dell'uomo, Rahner supera la prospettiva husserliana, appoggiandosi piuttosto a quella di Heidegger. Ma, per altra via, sullo sfondo di questa ricerca, Rahner continua a tener ferma anche la grande tradizione del pensiero tomista ed infine può così dire che il suo lavoro non intende realizzare una «critica della conoscenza», ma, ben più radicalmente, vuole elaborare una «metafisica della conoscenza».
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Essere e persona
Verso una fondazione fenomenologica di una metafisica classica e personalista
di Josef Seifert
editore: Vita e pensiero
pagine: 624
J. Seifert (1945) è fondatore e direttore della «Internationale Akademie fur Philosophie» nel Principato del Liechtenstein. In questo libro (che è il suo più ampio e sistematico, composto su invito del «Centro di Ricerche di Metafisica») egli propone ai lettori tre tesi fondamentali che vorrebbero introdurre ad una nuova fase del dramma della filosofia occidentale.
Per la prima di esse il metodo fenomenologico deve essere ripensato e rifondato in modo radicale per poter diventare metodo della metafisica. Il «principio dei principi» della fenomenologia secondo Husserl, il ritorno alle cose stesse, il rivolgersi verso ogni dato diretto o indiretto (purché accessibile alla conoscenza speculativa) viene liberato, nella prima parte di questo lavoro, dalla idea (husserliana) di epoché. Tale idea, oltre ad essere solo parzialmente accettabile dal punto di vista metodologico, esclude la metafisica, poiché non può tenere conto né dell'esistenza reale né di strutture essenziali oggettive e necessarie della realtà. Un ripensamento fenomenologico del cogito agostiniano-cartesiano, che unisce il pensiero dell'esistenza con l'intuizione essenziale e contiene in sé già il nocciolo di una metafisica personalistica, cerca dunque di superare criticamente sia la teoria della conoscenza idealistica che quella empirico-positivistica ed anche la fenomenologia dell'ultimo Husserl, per aprire in tal modo la strada ad un accesso fenomenologico verso una comprensiva metafisica classica.
Una seconda intenzione fondamentale del presente lavoro è quella di offrire una nuova e penetrante riflessione fenomenologica sulla questione dell'essere in senso proprio e dell'essere per eccellenza. Queste ricerche, che costituiscono la seconda parte e culminano nella terza, cercano di superare, da un punto di vista puramente filosofico, i limiti della impostazione aristotelica, che hanno continuato a dominare la metafisica fino al presente, impedendole di riconoscere la persona come l'autenticamente essente, anzi come l'essere stesso. Di conseguenza, concetti di sostanza e di forma non personale hanno continuato a svolgere una funzione paradigmatica per la metafisica, e quindi anche per l'etica e per la filosofia sociale e politica. La tesi che la persona deve venire riconosciuta - anche indipendentemente dalla religione cristiana - come l'autenticamente essente e come transentelechia viene, di conseguenza, ampiamente dimostrata. L'ontologia della persona rimarrebbe però al livello di una pura antropologia filosofica e non raggiungerebbe il piano della metafisica in senso proprio, senza un superamento della filosofia analitica contemporanea e del pensiero di Sartre e di Heidegger, con la loro identificazione di essere e tempo, essere ed immanenza storica, essere e nulla. A questo fine l'autore dedica le sue ricerche sugli attributi universali dell'essere e soprattutto sulle perfezioni pure, cioè su quelle proprietà il cui possesso è sempre in senso. assoluto preferibile al loro non?possesso. Egli prova, inoltre, che la persona (nella sua autoattualizzazione libera, nella sua realizzazione etica, trascendente e comunitaria) è una categoria metafisica (e non solo antropologica) ed una perfezione pura. Non meno decisiva per la realizzazione di questa terza finalità del lavoro è la fenomenologia della temporalità e della eternità, della contingenza e dell'imperfezione nella quarta parte e la rifondazione della metafisica classica e medievale per mezzo di una filosofia del tempo orientata alle cose stesse, che conduce al di là del tempo verso l'eterno. La nullità dell'essere temporale viene riconosciuta insieme con Heidegger, tuttavia al tempo stesso viene rifiutata l'identificazione dell'essere con 1'essere temporale. Al contrario si mostra l'esistenza di un essere personale eterno che unifica tutte le perfezioni pure, che è «I'essere stesso» necessario, «I'ente (personale) stesso» e pertanto anche l'unico compiuto «essere autentico».
Infine nella quinta parte - partendo, sulle orme di Cartesio e di Agostino, dalla certezza indubitabile del cogito - si rifonda la prova ontologica anselmiana della esistenza di Dio e la si rivaluta come culmine della metafisica, ed in particolare di una metafisica personalistica e di una fenomenologia della essenza divina necessaria ed ininventabile, difendendola contro le obiezioni di Kant e di Brentano.
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La differenza e l'origine
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 432
I saggi raccolti in questo volume sono nati all'interno di una lunga ricerca seminariale, organizzata - fra la primavera del 1985 e l'autunno del 1986 - dal Dipartimento di Filosofia e dal Centro di Metafisica dell'Università Cattolica. Il tema dell'identità e della differenza o - in termini più dinamici - della differenza e dell'origine, corrisponde ad una rinnovata prospettiva metafisica. Il travaglio del pensiero contemporaneo, dopo la crisi dell'idealismo, ci ha infatti portati a considerare il frammento, la finitezza, la differenza. E tuttavia queste valenze, se chiuse in se stesse, non comportano poi la caduta di ogni domanda sul senso e non finiscono per precipitare nella contraddizione? La domanda non esige però la restaurazione di vecchi schemi: la pura riaffermazione di una unità originaria sembra ormai una risposta sterile o comunque una risposta che da sola non è capace di render conto delle differenze esistenti. Vale in tal senso il rimprovero mosso da Lévinas all'intera tradizione dell'Occidente, che avrebbe concesso il privilegio ontologico alla sola categoria dell'unità, facendo dunque della quantità una categoria superficiale ed estrinseca alla domanda sul senso. Una seria riproposizione della domanda metafisica ci porta così di nuovo sul tema dell'origine e del senso più radicale, ma ad un tempo esige che questa radicalità sia coniugata dall'interno con la differenza, con la molteplicità che ne scaturisce.
I saggi raccolti in questo volume, frutto d'incontro fra studiosi di diverse Università, vanno appunto in tal senso. Con una prospettiva teoretica e storica ad un tempo, studiano dapprima la formazione delle categorie, quelle appunto del differente e dell'identico, della differenza e dell'origine. Viene poi indagato il rapporto fra la questione del "principio" e quella delle "essenze": la relazione intrinseca fra ciò che chiamiamo origine e ciò che indichiamo nel proprium delle differenze. In tal senso i nomi di Schelling e di Hegel sono sembrati, fra gli altri, un riferimento obbligato, certamente emblematico e ad essi si è dedicata una particolare attenzione. La tematica identità-differenza ha poi dovuto tradursi nel più preciso riporto della metafisica alla logica e nel rinvio di questa alla storicità del linguaggio: il pensiero contemporaneo costituisce in tal senso un riferimento di grande rilievo, come alcuni saggi di questo volume notano ripetutamente. In tal modo il volume vuol anche essere un serio approccio per una rifondazione del rapporto fra i primi principi e la costituzione di una scienza ermeneutica: occorre che un circolo interpretativo corra finalmente dalla domanda radicale sul senso alla ricca storicità del linguaggio e da questa a quella. Solo per questa via la ricerca metafisica cesserà di sottostare alla tentazione del rifugio e solo per questa via l'universo del discorso culturale potrà salvaguardarsi dalla dispersione e dalla sterilità.
Esaurito


