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Zandonai: I fuochi

Una primavera difficile

di Boris Pahor

editore: Zandonai

pagine: 333

Maggio 1945
18,00

Diabolus in musica. Prose ed elzeviri musicali

di Giorgio Vigolo

editore: Zandonai

pagine: 113

Il volume, pensato da Giorgio Vigolo già nel 1967, raccoglie una scelta di testi inediti, molti dei quali scritti per la trasmissione radiofonica "Musica e Poesia". Vigolo non mira a tradurre i fatti musicali in un linguaggio didascalico e informativo, né si limita a indagarne il dato squisitamente tecnico: la sua prosa musicale racconta e genera storie, inseguendo per dir così il significato "diabolico" della musica, versatile musa capace di trasmigrare in altre forme artistiche, come l'architettura (che Goethe chiamava "musica ammutolita") e la poesìa. Poeta e narratore, studioso del Belli e indimenticato traduttore di Holderlin, Vigolo apre, con i suoi atteggiamenti linguistici, le suggestioni letterarie e filosofiche, e la sua padronanza musicale frutto di estesi e meditati studi, un nuovo e illuminante spazio alla critica musicale. Brevi, veloci e di squisito gusto letterario, questi saggi restituiscono con maestria l'atmosfera poetica delle opere musicali e captano ciò che nella musica si nasconde: l'anelito di assoluto, la dimensione ritmica come memoria dei suoni e le inquietudini etiche, specie fra Barocco e Romanticismo, quando il suono aereo e spirituale convive con la pietra, il peccato e la morte.
13,00

Lo studente Gerber

di Friedrich Torberg

editore: Zandonai

pagine: 283

Il giovane Kurt Gerber continua a destreggiarsi tra due vite parallele, quella da alunno intelligente e ribelle e quella da romanziere inesperto che tenta di intrecciare il proprio destino con quello di Lisa, il suo grande amore. Ma quando, con l'approssimarsi dell'esame di maturità, il professore di matematica intraprende una crociata personale contro di lui, Kurt rimane schiacciato dall'angoscia per un'eventuale bocciatura. Il cortocircuito è violento e nel suo animo le equazioni differenziali iniziano a confondersi con l'immensità della costellazione di Orione, il viso di Lisa si sovrappone a quello dell'odiato professore e il candore dei suoi ideali viene macchiato dall'umiliazione. Lo sguardo di Friedrich Torberg svela la macchina mitologica che alimenta il sistema scolastico trasformando i professori in divinità e gli alunni in personaggi i cui piccoli gesti eroici si infrangono contro il potere costituito. Per questo "Lo studente Gerber" non è soltanto un thriller scolastico, ma anche l'immagine emblematica di ogni relazione fondata sulla coercizione e sul principio di autorità. Annoverato tra le grandi opere della letteratura austriaca del Novecento, ha suscitato gli apprezzamenti di Robert Musil e Max Brod che lo definì "uno sguardo chiaroveggente, vigile e visionario sulla globalità del nostro vivere, dove l'enigma scuola rappresenta, con tutte le complessità, il più grande enigma vita".
18,00

Paesaggio lacustre con Pocahontas

di Arno Schmidt

editore: Zandonai

pagine: 98

Qualche giorno di vacanza su un lago dell'Oldemburgo, dove due reduci di guerra, uno scrittore disoccupato e un imbianchino che ha fatto fortuna, incontrano due stenodattilografe. Arno Schmidt lancia la sua sfida linguistica nel segno di un erotismo lacustre e utopico, e di un ateismo impertinente, da maestro d'irriverenza: dare voce alla sessualità gli valse un procedimento penale per pornografia, giocare con le istanze della fede l'accusa di vilipendio della religione. Eppure questa prosa, definita da Bernd Rauschenbach "una delle più belle storie d'amore di tutta la letteratura tedesca", è una via d'accesso privilegiata al mondo artistico del grande scrittore tedesco e un geniale controcanto a ogni nazificazione del corpo e dell'anima. Non solo. Con estremo rigore la scrittura di Schmidt ha saputo trasformarsi in sguardo affilato to che libera la visione da tutto ciò che di solito la ingombra. Ne scaturiscono descrizioni paesaggistiche che rimandano a mille altri filamenti di vita, pagine la cui eco riverbera al limite del dicibile.
13,00

Dolodi

di Stelio Mattioni

editore: Zandonai

pagine: 124

Dolodi è un vecchio intrigante, colto e squattrinato, che irretisce il giovane Emilio convincendolo, nonostante i timori della moglie, ad acquistare la sua grande e fatiscente casa, che sorge isolata a ridosso del confine di Stato e su cui gravano oscure ipoteche. Il trasferimento della coppia dalla città sull'Altipiano porta con sé un forte senso di inquietudine: la casa suscita l'impressione di una minaccia incombente, diventa un fortino da cui non si esce e in cui non si può entrare, un labirinto nel quale precipitano angosce e forze malvagie. Ad accrescere questa sensazione di ineluttabilità, i paletti che segnano la vicina frontiera vengono spostati nottetempo da mani ignote, quasi il confine volesse impossessarsi della casa e dei suoi abitanti, stringendosi intorno a loro come un laccio. E per liberarsene ciascuno dovrà sacrificare una parte di sé. Mattioni, scrittore definito da Calvino "misterioso sul serio", ci conduce in queste pagine - animate da un'inconsueta forza letteraria e da strani fremiti - fino a quel confine errante e provvisorio che separa la realtà dall'ignoto. Prefazione di Francesco De Nicola.
15,00

La donna sulla pietra

di Ivo Andríc

editore: Zandonai

pagine: 138

Come pochi altri scrittori Andric si rivela maestro nel suscitare gli interrogativi estremi dell'esistenza toccando le sensazioni più semplici ed esplorando le evidenze quotidiane. Non a caso ogni racconto di questa raccolta ci offre il ritratto di una protagonista donna, quasi che l'autore scandagliasse nelle pieghe più intime dell'animo femminile e dietro le mura domestiche proprio per avvertirci che la vita e il destino degli esseri umani non sono fenomeni facilmente accessibili. Anzi, essi appaiono bifronti: la parte in chiaro, quella rivolta al mondo, ne sottende sempre un'altra, interamente in ombra, da cui promanano le forze più indomabili. Eppure le donne di questo libro si svelano tutte in un gesto, in un'esitazione, in un inatteso moto di rivolta: dalla cantante lirica alle prese con il dramma dell'invecchiamento ma capace di una potente catarsi poetica, alla moglie maltrattata che rivendica il suo diritto alla scelta, fino alla sconosciuta della quale ci viene descritta solo la danza che i suoi piedi compiono sotto il tavolo di un ristorante, osservata da un solitario avventore a cui quei piedi, irrequieti e separati dal resto del corpo, sembrano mossi da "fili invisibili, seguendo un testo sconosciuto, al ritmo di una musica impercettibile, nello spirito di una regia fantastica". Un Andric inedito, lontano dall'epos balcanico che lo ha reso celebre, ma vicinissimo alle radici segrete della sua arte narrativa.
15,00

Hegel

di Martin Heidegger

editore: Zandonai

pagine: 144

18,00

Guerra senza battaglie. Una vita sotto due dittature

di Heiner Müller

editore: Zandonai

pagine: 370

A oltre quindici anni dalla morte, Heiner Müller resta, insieme a Bertolt Brecht, il maggiore drammaturgo tedesco del Novecento e tra i più acuti interpreti delle travagliate sorti del proprio Paese, prima e dopo la svolta del 1989. "Una vita sotto due dittature", come recita il sottotitolo di questa intensa autobiografìa, riassume il percorso di un artista multiforme e controverso, che dopo l'inquieta giovinezza nella Germania hitleriana ha attraversato, da protagonista suo malgrado, l'intera vicenda storica della DDR, dalla nascita fino al clamoroso tracollo. La sua vita e la sua opera si rivelano emblematiche per indagare il complesso rapporto fra un intellettuale del suo calibro e il potere, da cui è scaturita una singolare commistione di atteggiamenti opposti: fedeltà e dissenso nei confronti del regime, vocazione al conflitto e opportunismo strategico. Dal suo racconto - conciso e quasi epigrammatico, ricco di aneddoti e battute fulminanti - affiora via via, in un gioco straniante di maschere, l'autoritratto di un Paese, la DDR, schiacciato tra utopia e repressione, prigioniero di illusioni e inganni che l'autore svela con implacabile lucidità. Un Paese amato e odiato, contro il quale Müller ha combattuto, con le sole ma affilatissime armi del paradosso e dell'ironia, un tipo di guerra particolare, quella che non prevede battaglia.
26,00

Kapò

di Aleksandar Tisma

editore: Zandonai

pagine: 325

Alla follia della distruzione che impera nel lager c'è chi si è adattato e ha accettato di ritardare la propria morte affrettando quella altrui: il kapò. In questo straordinario romanzo Tisma descrive - con potenza letteraria e un rigore documentario- la caparbia vitalità e la forza animalesca che consentono a Vilko Lamian, ebreo battezzato e assimilato, di sopravvivere a Jasenovac e Auschwitz cambiando identità e trasformandosi nel kapò Furfa. Ora, dopo la guerra, tormentato dal ricordo dei suoi misfatti e dal terrore della vendetta postuma della storia, ma soprattutto ossessionato dalla figura di una delle sue vittime, Helena Lifka, si mette sulle tracce della donna, convinto che solo lei possa giudicarlo e magari assolverlo. Tisma indaga qui - sollevandosi nettamente al di sopra di ogni contingenza e con una sensibilità lancinante nel registrare il frantumarsi dell'identità - ciò che resta di un uomo quando è costretto ad attingere alle sue estreme risorse, a scacciar via da sé ogni timore e senso di pietà. E la sua opera è prodigiosamente all'altezza del compito: ferisce, viviseziona, scuote le certezze, ci tiene all'erta contrastando l'oblio.
23,00

Microliti. Testo tedesco a fronte

di Paul Celan

editore: Zandonai

pagine: 172

"Microliti sono, pietruzze appena percepibili, lapilli minuscoli nel tufo denso della tua esistenza - e ora tenti, povero di parole e forse già irrevocabilmente condannato al silenzio, di raccoglierli a cristalli? Rifornimenti sembri attendere - donde dovrebbero venire, di'?" Così Paul Celan descrive nel 1956 i suoi frammenti in prosa, siano essi aforismi sulla natura della poesia e sull'identità ebraica, o sapidi apologhi che hanno come bersaglio la società letteraria, o ancora narrazioni fulminanti ed emblematiche. Il tentativo di riunirli in un libro - tentativo a cui il poeta stesso rinunciò in vita - è riuscito solo, con grande fatica e altrettanto amore, alla generazione successiva. Nel presente volume i microliti celaniani vengono resi, in prima traduzione mondiale, nella loro nuda e fatidica sequenza cronologica. E sprigionano così, a immagine pura della pura vita che li generò, tutta la lapidaria forza della scrittura di Celan.
18,00

Mia è la vendetta

di Friedrich Torberg

editore: Zandonai

pagine: 83

In una nebbiosa giornata di novembre del 1940, sul molo del New Jersey, un uomo attende i suoi amici provenienti dall'Europa. Più volte la sua attenzione è attratta dalla figura scarna e curva di uno straniero sulla quarantina che si aggira inquieto nella sala arrivi e sul pontile di sbarco, trascinando vistosamente la gamba sinistra. Quando gli chiede chi stia aspettando, lo straniero risponde che sono tanti, settantacinque, quelli che dovrebbero arrivare, eppure non giunge mai nessuno. A tormentare lo straniero è il ricordo degli eventi accaduti poco tempo prima in un lager nazista sul confine olandese, dal quale è fuggito. Il comandante del campo Wagenseil sceglie una vittima dopo l'altra tra gli ottanta ebrei lì rinchiusi, e tortura le sue prede nel corpo e nell'anima al punto che esse decidono di darsi la morte. Nella baracca in cui i prigionieri si ritrovano ammassati si accende il dibattito fra due gruppi contrapposti: gli uni - rappresentati dal candidato rabbino Joseph Aschkenasy - ritengono di dover andare incontro al proprio ineluttabile destino lasciando la vendetta a Dio, gli altri pensano invece sia opportuno reagire. Perché mai non aggredire l'aguzzino durante i suoi interrogatori e, dato che non c'è via di scampo, non trascinare anche lui nella morte? In questa narrazione, pubblicata nel 1943 durante l'esilio negli Stati Uniti, Torberg porta ai suoi più radicali esiti il dramma della non resistenza ebraica e il tema della legittima difesa.
11,00

Clara

di Friedrich W. Schelling

editore: Zandonai

pagine: 166

Con il dialogo "Clara" Schelling pone un problema che è contemporaneamente esistenziale e metafisico: a fondamento della domanda se e in quale modo sia possibile concepire in modo filosofico, logico e concettuale un rapporto tra natura e mondo degli spiriti, tra vita fisica e vita spirituale, tra immanenza e trascendenza, si trova infatti la speranza di poter raggiungere, nel naturale, un momento che assicuri la sopravvivenza dell'uomo dopo la morte. Quest'ultima questione anima l'intenzione più profonda di Schelling, il quale scrive il dialogo soprattutto per trovare risposte al dolore provocato dalla prematura morte della moglie Caroline Michaelis (1809). Non si tratta, tuttavia, del tradizionale problema dell'immortalità dell'anima, anche se il "Clara" possiede qualche analogia con il "Fedone" platonico. Schelling non cerca soltanto la sopravvivenza dell'anima o dello spirito dopo la morte, ma mira alla sopravvivenza dell'uomo intero, incluso il suo corpo, la sua dimensione naturale e sensibile. La radicalità e la sincerità della domanda si riflettono in un linguaggio che da concettuale e filosofico spesso si trasforma in poetico e descrittivo, e nella cornice offerta quasi per intero da ambienti naturali, che non fanno solo da sfondo romantico alle argomentazioni filosofiche, ma costituiscono il necessario punto di partenza per qualsiasi conoscenza del mondo degli spiriti. (Premessa di Giampiero Moretti e nota conclusiva di Alfred Baeumler)
14,50

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