Carocci: Biblioteca medievale
Poesie. Testo francese a fronte
di Aimeric De Peguillan
editore: Carocci
pagine: 154
Ricordato da Dante e da Petrarca come uno dei trovatori più illustri del XIII secolo, Aimeric de Peguillan, protagonista dell'"internationalisme vécu" di area europea, approda nell'Italia settentrionale, dove frequenta i casati dei Monferrato, dei Malaspina e degli Estensi. La scelta antologica offre una campionatura della sua produzione letteraria, attraversata da una "clamorosa dicotomia": un côté di tipo giullaresco con testi di registro quotidiano e basso, nei quali l'autore dialoga con Sordello o con Guillem Figueira, e un versante più elevato, in cui l'esaltazione della follia amorosa e l'inutile guerra contro la passione diventano le note caratterizzanti di un'elezione aristocratica di matrice cortese. L'ars retorica del tolosano trova una vasta eco di riprese, non solo in ambito trobadorico, ma anche italiano, dai siciliani ai siculo-toscani, fino a Guittone d'Arezzo. Nel costruire un ponte fra Aimeric e il pubblico di oggi, si è dunque cercato di rendere "leggibile" una produzione lontana dalla nostra sensibilità, e di sottrarre il lettore a una sorta di "atrophie sentimentale", proprio come voleva Aimeric de Peguillan.
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Il libro dei dodici sapienti
editore: Carocci
pagine: 143
"Il libro dei dodici sapienti" costituisce una delle prime manifestazioni culturali prodotte dal particolare sincretismo che si genera nella penisola iberica fra il regno di Fernando III e quello di suo figlio Alfonso X. In questa fase, nella quale convivono tradizioni assai diverse (araba, ebraica e cristiana), la monarchia castigliana è attenta a costituire un regno solido che ha fondamento nella precettistica filosofica e gnomico-sapienziale. All'ingente quantità di opere tradotte dall'arabo al castigliano, o al latino, fa riscontro la necessità di creare un testo che rifletta il delicato momento in cui vive la monarchia. Da qui la necessità di un manuale che metta a fuoco sia come il re debba governare il regno, con particolare riferimento alla corte, sia il ruolo da assumere rispetto alla giustizia, all'organizzazione militare e ai rapporti con gli ordini religiosi e cavallereschi. "El libro de los doze sabios" è uno "specchio per principi" che, pur non essendo una traduzione, sa sintetizzare perfettamente la tradizione precettistica orientale e quella occidentale.
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Cantigas
di Anes Osoiro
editore: Carocci
pagine: 154
Osoiro Anes, trovatore di origine galega, è stato fino ad oggi identificato con un canonico della cattedrale di Santiago de Co
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Cligès
Testo francese a fronte
di Chretien : de Troyes
editore: Carocci
pagine: 299
Il "Cligès" è forse il capolavoro di Chrétien de Troyes: letteratura classica e contemporanea, scienza, politica, libero arbit
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La macina e il telaio. Due carmi mitologici norreni
editore: Carocci
pagine: 154
Vengono qui tradotti e commentati due carmi norreni d'ispirazione eddica, il Gróttasöngr e il DarraDarljód, dove si parla di una macina cosmica e di un telaio del tutto particolare. Entrambi i componimenti trattano del destino: quello universale amministrato da due gigantesse, e quello individuale affidato a un gruppo di valchirie. Nei due carmi mito, leggenda e storia si fondono in maniera tale da offrire una rappresentazione viva e affascinante della tradizione scandinava medievale con riferimento a figure sovrannaturali femminili. Il ricco e particolareggiato commento del curatore guida il lettore nella complessa trama dei riferimenti mitologici, degli aspetti linguistici e nell'affollato mondo del Medioevo scandinavo. Il volume è completato da un contributo "al femminile" di Paola Mura sulla tessitura e i suoi risvolti simbolici.
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Libro delle creature. Differenze sottili delle nature diverse
di Ildegarda di Bingen (santa)
editore: Carocci
pagine: 421
Ildegarda di Bingen (1098-1179), benedettina tedesca, deve la sua fama soprattutto all'opera mistica e filosofica, alle vision
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L'indignazione di un poeta-crociato
I versi gnomici su Acri
editore: Carocci
pagine: 190
La letteratura tedesca medievale ci consegna un documento singolare e di particolare interesse storico: "I versi gnomici su Ac
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L'Entrée d'Espagne. Rolando da Pamplona all'Oriente
di Anonimo padovano
editore: Carocci
pagine: 416
Con "L'Entrée d'Espagne", poema epico della prima metà del Trecento sulle imprese di Rolando negli anni precedenti la rotta di Roncisvalle, l'autore, un padovano che sceglie di tacere il proprio nome, rinnova felicemente il genere della chanson de geste. L'ampiezza della cultura e dell'esperienza umana, il senso della realtà, l'ironia, il talento stilistico gli permettono di rappresentare il famoso eroe in una veste inedita. Il suo Rolando si muove come un cavaliere errante in un Oriente già ricco delle suggestioni del Milione di Marco Polo e costellato dai ricordi delle gesta del Macedone. Egli associa alla prodezza e alla superbia tradizionali la sapienza, l'inclinazione spirituale - memorabile l'episodio "graaliano" dell'incontro con il vecchio eremita penitente -, la generosità, il brio, divenendo modello esemplare di cortesia, incarnazione di quell'ideale aristocratico cavalleresco che, nel sogno di una vita più bella, il Padovano immagina condiviso da cristiani e pagani e per il quale esclamerà poi l'Ariosto: "Oh gran bontà de' cavalieri antiqui!".
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Canzoni d'amore e di taverna. Nel Trecento alla corte di Shiraz
di Hafez
editore: Carocci
pagine: 343
Nella Shiraz del Trecento, in una corte dove si alternano principi gaudenti e principi bacchettoni, emerge il genio di Hàfez (1319-1390), il più grande lirico persiano da qualcuno paragonato a Petrarca, ammirato da Goethe e da Emerson che lo conobbero in traduzione. Lo "stilnovo" hafeziano canta le grazie di un bellissimo e innominato amico, in cui, a seconda delle prospettive ermeneutiche adottate, è dato vedere vuoi un amore proibito, vuoi un simbolo dell'Amico divino, vuoi una controfigura del principe lodato. Poeta mistico o poeta epicureo? Le sue immagini ci appaiono comunque traslucide di realtà soprannaturali: il vino può rimandare a mistiche ebbrezze, il bel coppiere può ricordare il Dio del Corano (LXXVI, 21) che versa il vino ai beati; e la condotta trasgressiva, il peccato ostentato in barba alla legge e ai dottori, può magari sottilmente rinviare a una ricerca di santità. Ma sopra ogni cosa colpisce il frammentarismo strutturale e irriducibile di questa poesia, densa e tersissima, soffusa di quella grazia squisita e ineffabile che è nelle tante miracolose "sospensioni nel vuoto" che si producono nel passaggio da un verso all'altro, là dove l'autore sa spesso introdurre novità repentine di tono, cambi imprevisti di giro d'immagini, alternanze inattese di pensieri, arguzie, argomenti, ironie.
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Vino, efebi e apostasia
di Hafez
editore: Carocci
pagine: 324
Vino, efebi e apostasia sono un po' i tre pilastri, sotto il profilo tematico, della poetica persiana classica, che tipicamente predilige motivi "mal-famati" o bad-nâm, un termine dal trasparentissimo etimo indoeuropeo. Abilmente orchestrando questi elementi, Hâfez ha saputo produrre una poesia che si libra tra il Sensibile e il Sovrasensibile, tra il terreno e il celeste, qualcosa che incantò il vecchio Goethe, il quale rese omaggio a Hâfez nel suo West-Oestlicher Diwan e lo definì "il mio gemello orientale". Poeta edonista e cantore della vita libertina all'apparenza, le sue immagini sono traslucide di realtà soprannaturali: il vino può rimandare a mistiche ebbrezze, il bel coppiere può ricordare il Dio del Corano (LXXVI, 21) che versa il vino ai beati; e la condotta trasgressiva, il peccato ostentato in barba alla legge e ai dottori, può magari sottilmente rinviare a una ricerca di santità. Ma sopra ogni cosa colpisce il frammentarismo strutturale e irriducibile di questa poesia, le tante "sospensioni nel vuoto" che si producono nel passaggio da un verso all'altro, là dove l'autore sa spesso introdurre sorprese, novità repentine di tono, cambi imprevisti di giro d'immagini, alternanze inattese di pensieri, arguzie, argomenti, ironie.
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Poesie e canzoni
di Oswald von Wolkenstein
editore: Carocci
pagine: 120
Questa breve antologia di componimenti autobiografici di Oswald von Wolkenstein intende presentare il trovatore tardomedievale sudtirolese attraverso alcune canzoni su viaggi ed avventure, poesie sull'alternarsi delle stagioni, sulla gioia e la fatica del vivere, la terra natale, l'amore, nonché attraverso alcune riflessioni filosofiche e religiose. Spiccano in particolare la complessità e l'originalità, ma anche l'intensità espressiva della vena lirica e musicale del cavaliere-poeta, così lontano eppure così vicino per le tematiche trattate e le impressioni rievocate. Le poesie, in traduzione italiana con testo in tedesco protomoderno a fronte, sono accompagnate da commenti letterari e stilistico-linguistici. Una introduzione critica sulla vita e le opere di Wolkenstein, sulle edizioni e i manoscritti e sugli aspetti linguistici e musicali dei suoi componimenti completa questa prima traduzione italiana.
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Da Roma a Taprobane. Dai Collectanea rerum memorabilium. Testo latino a fronte
di C. Giulio Solino
editore: Carocci
pagine: 191
Evocazione favolosa di terre vicine e lontane, i "Collectanea rerum memorabilium" di Solino - un letterato della tarda età imperiale romana (III sec.d.C.) - costituiscono una sorta di caleidoscopio che mescola dati naturalistici e curiosità, mostri e meraviglie, allineando sullo stesso piano di credibilità quanto percepito dai sensi e quanto narrato dalla tradizione. Sarà proprio questa dimensione bizzarra e affabulatrice a fare la fortuna del testo, che viene tradotto per la prima volta in italiano dal Rinascimento, fino al Flaubert della "Tentazione di sant'Antonio".
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