Carocci: Lingue e Letterature Carocci
Ottiero Ottieri. Un caso letterario
di Fabrizio Di Maio
editore: Carocci
pagine: 102
Inclassificabile e originale, al di fuori di qualsiasi categoria o etichetta ordinaria, Ottieri rappresenta un importante caso nel panorama della letteratura italiana del secondo Novecento. Lo scrittore ha colto nel profondo i mutamenti della realtà contemporanea riflettendovi il proprio malessere personale con un abile dosaggio di sarcasmo, dolore e passione. I suoi scritti si articolano in tre tematiche principali - la fabbrica, la clinica, la politica - e raccontano la condizione operaia durante la ricostruzione postbellica, l'alienazione dell'uomo moderno, la malattia mentale, la corruzione nel mondo politico italiano. Ottieri struttura le sue opere in una "sinfonia" nella quale i testi si collegano tra loro in quanto parte di un progetto letterario fortemente voluto dall'autore fin dall'adolescenza. La sua vocazione sociologica modella il carattere militante di una letteratura agonistica, feroce, vernacolare, che non si rassegna al Male, inteso come sofferenza psichica, né ai potenti del Palazzo. Una letteratura realistica e allucinatoria, ironica e depressa, "non bella" (come l'autore stesso la definiva) eppure, o forse proprio per questo, indispensabile.
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Desde el Umbral-Sulla soglia. Carmen Martín Gaite: la narrativa, la poesia e il teatro
di Elisabetta Sarmati
editore: Carocci
pagine: 135
La traiettoria artistica della scrittrice Carmen Martín Gaite percorre l'arco di tutto il Novecento letterario spagnolo, dalla sua opera prima "El libro de la fiebre" (1949), all'ultimo romanzo "Los parentescos", pubblicato postumo nel 2001. La presente monografia si propone come una nuova finestra aperta sulla produzione di una delle scrittrici che reinterpretò con maggiore originalità le principali correnti artistiche e di pensiero del secolo scorso.
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Eduardo e Pirandello. Una questione «familiare» nella drammaturgia italiana
di Dario Tomasello
editore: Carocci
pagine: 108
Sul discrimine pericoloso, rappresentato dal teatro come pratica, si gioca questa monografia che legge Eduardo De Filippo - in occasione del trentennale della morte - in filigrana, attraverso l'esempio pirandelliano. Inopinatamente, tuttavia, si potrebbe dire anche il contrario: come non sia possibile leggere, in molti casi, Pirandello, se non a posteriori e, in particolare, attraverso l'esempio di Eduardo. La genealogia Pirandello-Eduardo, familiare nel senso anche di "consuetudinaria" (con tutti i rischi connessi a una lettura "pigra" di ciò che sembra costantemente, nonché grossolanamente, sotto i nostri occhi), si muove spesso sul terreno insidioso e affascinante di un altrove non precisato, basandosi sulle ragioni della morte più che su quelle della vita. La morte che interviene come campitura privilegiata dell'ultimo discorso di Eduardo: il discorso sul "gelo" di quelle "abitudini teatrali" inscritte dentro il blasone della tradizione italiana e, in particolare, dentro la "crudeltà" del costume attoriale del maggiore dei De Filippo.
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Dire il silenzio: la poesia di Andrea Zanzotto
di Niva Lorenzini
editore: Carocci
pagine: 958
Il motivo del silenzio è uno dei grandi temi che attraversano l'intero sviluppo della poesia di Zanzotto. Questo volume si propone di seguirne un tracciato che, dai pieni anni Cinquanta a oggi, illustra per fasi, attraverso la diretta ricognizione sui testi, il trasformarsi delle condizioni di percezione e verbalizzazione del mondo. Si passa così dal mutismo di una natura riconsegnata a se stessa dopo le atrocità dei conflitti mondiali, al progressivo sgretolarsi della parola nell'ecosistema devastato dei nostri giorni, sino al suo sciogliersi progressivo, in balbettii e tracce grafiche, ai limiti della scomparsa. Storia della cultura e pratica di poesia si danno così in parallelo, tappa per tappa, indagati da un punto di vista inconsueto e coinvolgente. Il volume si arricchisce di testimonianze epistolari affidate a post-it, fax, brevi lettere, che del poeta restituiscono l'immagine affabile e sornionamente scherzosa ben nota a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e praticarlo.
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Identità nere e cultura europea. La narrativa di Bernardine Evaristo
di Ester Gendusa
editore: Carocci
pagine: 239
Facendo capo alla critica letteraria e alle teorie sviluppatesi nell'ambito dei Gender Studies e dei Black British Studies, il volume indaga le sperimentazioni formali e le specificità tematiche che fanno della narrativa di Bernardine Evaristo, scrittrice e teorica inglese, uno dei casi più originali dell'attuale panorama letterario britannico. Donne di etnia mista, adolescenti neri e omosessuali caraibici nella Londra contemporanea, imperatori libici e amanti sudanesi nella Britannia romana, africani dell'Europa moderna, schiave bianche in metropoli distopiche: dai romanzi emergono così modelli identitari segnati da complesse relazioni di genere ed etnico-razziali attraverso cui la scrittrice, con singolari soluzioni stilistiche, dà voce alle (micro)storie non narrate del presente britannico e della Storia europea. Lungo un'articolata operazione trasformativa di rivisitazione di discorsività dominanti, la Evaristo infatti immette negli attuali circuiti rappresentativi una presenza etnica nera - sovente ricostruita su basi storiche documentate - che ritrae come costitutiva dell'identità culturale europea.
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Il Rinascimento perduto. La letteratura latina nella cultura italiana del Quattrocento
di Christopher S. Celenza
editore: Carocci
pagine: 273
Com'è possibile che molta della migliore produzione intellettuale del Quattrocento italiano, la letteratura e la filosofia in lingua latina degli umanisti, sia così poco conosciuta? Perché gran parte di ciò che i pensatori quattrocenteschi consideravano "filosofia" non è giudicata tale anche oggi? Celenza, esplorando "cosa" si sia davvero perduto della cultura rinascimentale, trova le risposte a questi interrogativi nelle idee elaborate dall'illuminismo, dalle storiografie nazionaliste dell'Ottocento e dall'assetto dei curricula universitari. L'autore lascia poi la parola agli umanisti - in particolare Marsilio Ficino, Lorenzo Valla, Angelo Poliziano, Leonardo Bruni -, analizzando quali fossero le loro idee di filosofia, saggezza, imitazione, ortodossia e status sociale. Il suo recupero del "Rinascimento perduto", il "lungo quindicesimo secolo" che va da Petrarca a Bembo, consente una generale rivalutazione dell'opera degli umanisti italiani e aiuta infine a comprendere la loro continuità con il passato medievale e con figure canoniche del pensiero occidentale più tardo.
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Quando il tempo si fa lento. L'attesa amorosa nel romanzo del Novecento: Marcel Proust, Thomas Mann, Gabriel García Márquez
di Elisabetta Abignente
editore: Carocci
pagine: 175
Come aspetta chi è innamorato? E come si racconta l'attesa amorosa in forma di romanzo? Cogliendo gli spunti offerti da Roland Barthes sul discorso amoroso, questo libro si propone di definire un modello di rappresentazione dell'attesa d'amore nel romanzo del Novecento attraverso il confronto fra tre grandi opere narrative: "Alla ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust, "Giuseppe e i suoi fratelli" di Thomas Mann e "L'amore ai tempi del colera" di Gabriel García Marquez. Lo studio dell'attesa nervosa e claustrofobica del ritorno di Albertine, "être de fuite" per definizione; l'esame della paziente attesa biblica di Giacobbe e Rachele reinterpretata dall'intensa riscrittura manniana; infine lo sguardo critico sull'attesa iperbolica, lunga più di mezzo secolo, di cui è protagonista Fiorentino Ariza nel romanzo più sentimentale e più ironico di García Marquez, dimostrano come la dimensione dell'attesa amorosa abbia costituito per i tre autori una sfida rappresentativa e un'occasione per riflettere sugli strumenti che ha a disposizione chi scrive per descrivere e narrare l'attesa.
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Il romanzo arabo al cinema. Microcosmi egiziani e palestinesi
di Aldo Nicosia
editore: Carocci
pagine: 135
Che apporto ha dato il romanzo arabo al cinema mediorientale? Quattro best-sellers, scritti dagli anni Sessanta fino all'inizio del ventunesimo secolo, in Egitto e Palestina, hanno dominato la scena culturale dell'intero mondo arabo anche grazie ai loro adattamenti cinematografici. A "Uomini sotto il sole", di Kanafani, è ispirato uno dei più forti film di denuncia della tragedia palestinese, che arricchisce il testo fonte di nuovi sensi e valenze. "Miramar", del premio Nobel Mahfuz, e "L'Airone", di Aslan, propongono narrative polifoniche e microcosmi nazionali perdendo sul grande schermo funzioni simboliche e carica sovversiva; nel contempo indicano i percorsi ideologici dell'Egitto del post-1967 e i valori estetici del neorealismo degli anni Novanta. Infine, il microcosmo di "Palazzo Yacoubian", di al-Aswani, offre preziosa materia per l'omonimo film, ma deve comunque subire l'influenza delle congiunture socio-politiche dell'Egitto contemporaneo e delle (auto)censure su temi scottanti come omosessualità, terrorismo e corruzione politica.
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Il postmoderno nella letteratura argentina. Fernández, Borges, Bioy Casares
di Emanuele Leonardi
editore: Carocci
pagine: 126
Le opere di Fernàndez, Borges e Bioy Casares sembrano anticipare, di vari decenni, categorie e concetti che, negli anni Sessanta del XX secolo, costituirono il fondamento della riflessione postmoderna. Ci riferiamo in particolare alle traiettorie del pensiero che presero i nomi di "decostruzione", "differenza", "simulazione" e "rizoma", categorie che si fecero portatrici di quell'arte del dubitare che contraddistinse il lavoro di studiosi come Foucault, Derrida, Lyotard, Deleuze, Guattari e Baudrillard. Nell'opera dei tre autori argentini viene messa in discussione ogni possibile soluzione definitiva sui misteri del mondo, ogni sentiero di sapienza individuato dalla filosofia o dall'epistemologia, fino a voler sgretolare anche la costruzione letteraria e il sogno di riscatto che essa rappresenta, sconfinando in quello che potrebbe dirsi accanito e disperato scetticismo. Non è così, dal momento che una simile idea di letteratura sembra rispondere invece a una profonda esigenza intellettuale: istigare, rendere indispensabile e vivifico il dubbio, come forma suprema dell'intelligenza e come unico possibile riscatto che è concesso al pensatore, al filosofo, allo scrittore.
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«La promessa d'un semplice linguaggio». Lingua e stile nella poesia di Amelia Rosselli
di Daniela La Penna
editore: Carocci
pagine: 207
Oggetto di questo studio è la dinamica delle relazioni interdiscorsive che Amelia Rosselli imbastisce in "Variazioni belliche", "La libellula", "Serie ospedaliera" e i testi francesi e inglesi raccolti in "Primi scritti". Queste opere furono composte in un arco di tempo piuttosto circoscritto, ma la loro disamina permette di gettare un cono di luce più ampio sull'intricata storia editoriale e sulla complessa configurazione stilistica e tematica della scrittura rosselliana. L'analisi si sofferma non solo sul dialogo intertestuale organizzato dall'io lirico rosselliano con alcune figure fondamentali per la creazione del lessico della modernità letteraria (Arthur Rimbaud, James Joyce, Eugenio Montale), ma anche sulla pratica di una scrittura trans-linguistica che si invera nelle opere esaminate. Amelia Rosselli si conferma una trobairitz colta e sperimentale, capace di tessere originali trame linguistiche in cui rifondare il lessico poetico del Novecento europeo.
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Il gusto della letteratura. La dimensione gastronomico-alimentare negli scrittori italiani moderni e contemporanei
di Dora Marchese
editore: Carocci
pagine: 182
Addentrarsi nella dimensione gastronomico-alimentare dei testi letterari offre una prospettiva privilegiata attraverso cui indagare l'autore, l'epoca, la società. Partendo dall'analisi di opere e momenti salienti della nostra letteratura, il volume individua funzioni e usi della rappresentazione del cibo nel romanzo, nel teatro e nel cinema. Dal periodo risorgimentale - con i caffè e le osterie, cruciali luoghi d'incontro di uomini e idee, con le sue rivoluzioni e i suoi eroi: Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II, ma anche Artusi che ha influenzato capolavori come Pinocchio e "I promessi sposi" alla straordinaria esperienza di narratori anagraficamente vicini ma stilisticamente lontani - come Verga, d'Annunzio, Pirandello attraversando il Futurismo - dove la cucina è sorprendente sintesi di un'esperienza artistica totale e totalizzante - per approdare al secondo Novecento con i siciliani Tomasi di Lampedusa, Vittorini, Brancati, con il "visionario" Calvino e il "pluristilista" Gadda. Una galoppata fra i secoli XIX e XX che vede evolversi significati e significanti assegnati al cibo in uno dei momenti più delicati della storia italiana.
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Luigi Pirandello e l'«altro». Una lettura critica postcoloniale
di Alessandra Sorrentino
editore: Carocci
pagine: 142
L'interesse di Pirandello per il processo di unificazione nazionale italiano è cosa nota; proprio da questo nasce l'esigenza, alla luce delle nuove interpretazioni in sede storica delle vicende unitarie, di riguardare anche all'opera pirandelliana da un nuovo punto di vista. La prospettiva interdisciplinare di questa analisi tiene conto sia dei risultati della più recente ricerca sulla storia del Risorgimento italiano, sia del dibattito attorno alla figura dell'altro in sede filosofica. Nel presente volume si accetta come valida la proposta di storici italiani e stranieri di rianalizzare le modalità di elaborazione del discorso sul Mezzogiorno d'Italia prima, durante e dopo il 1861, mettendo l'accento sull'importanza della creazione di un'immagine del Sud come "altro" dal resto della neonata nazione italiana. Lo strettissimo rapporto tra la nuova prospettiva storica e l'approccio poststrutturalista alla figura dell'"altro" amplia necessariamente la riflessione dalla più circoscritta analisi della stretta relazione tra l'opera pirandelliana e l'Unità italiana ad una più estesa riflessione sui rapporti tra l'opera pirandelliana e la figura dell'altro. Prefazione di Dominique Budor.
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