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Cda & Vivalda: Licheni

Everest 1996. Cronaca di un salvataggio impossibile

editore: Cda & Vivalda

pagine: 300

Il 10 maggio 1996 due spedizioni raggiunsero faticosamente gli 8.848 metri della cima dell'Everest. Il ritorno fu drammatico e cinque persone persero la vita in una bufera di inaudita violenza. La tragedia avrebbe raggiunto dimensioni maggiori senza l'intervento della guida russa Anatolij Bukreev, che da solo nella tormenta, di notte, senza ossigeno, riuscì a portare in salvo tre persone. Un'azione di salvataggio senza precedenti, al di là delle possibilità fisiche e umane conosciute. Everest 1996 non è solo la cronaca puntuale, documentata e avvincente della salita, ma è anche l'esposizione del conflitto profondo tra due modi di intendere l'alpinismo d'alta quota, nello scontro di uomini e culture che parlano linguaggi diversi, messi drammaticamente alla prova sulla più alta vetta della terra. Everest 1996 è anche il tributo di verità che dobbiamo a uno dei più forti scalatori di ottomila dei nostri tempi.
19,00

Avventure di montagna

di Emilio Salgari

editore: Cda & Vivalda

pagine: 160

La popolarità di Salgari è legata alla smisurata forza della sua fantasia che gli permetteva di spaziare in mondi lontani o vi
16,50

Dove va il vento quando non soffia

di Dusan Jelincic

editore: Cda & Vivalda

pagine: 335

Ritorna Dusan Jelincic col racconto dell'esperienza sul suo terzo ottomila, il Gasherbrun II (8035 m.) salito nel 2003, dopo il Broad Peak e l'Everest. Triestino di nascita, ma sloveno di origine, soffre questa condizione di straniero in patria, costretto a scontrarsi con pregiudizi e incomprensioni. Primo triestino comunque ad aver salito un ottomila, quando viene invitato ad aggregarsi ad una spedizione composta dai triestini Marco Tossutti, Sandra Canestri e Miro Chert e dai tarvisiani Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich, aderisce con entuasiasmo. Fa parte della spedizione anche Gianbattista Galbiati di Bergamo. Ma per il suo carattere schivo e introverso, Jelincic affronta questa avventura con timore reverenziale verso colleghi più famosi di lui. Il libro riflette questo suo atteggiamento introspettivo, pieno di dubbi e sempre alla ricerca di risposte alle sue domande interiori, non solo alpinistiche ma anche filosofiche e politiche. Il libro ci restituisce non solo un alpinista di valore, ma anche un uomo di grande spessore, acuto osservatore del mondo che lo circonda, in particolare quello dei nativi e degli sherpa, dell'organizzazione pletorica e talora contradditoria delle spedizioni viste dal di dentro, delle rivalità tra cordate di nazionalità differenti, ma anche dello spirito di cameratismo e di solidarietà che nonostante tutto questo mondo degli scalatori sa esprimere.
23,00

Senza di lui

di Katia Lafaille

editore: Cda & Vivalda

pagine: 217

Un libro non convenzionale
19,50

L'altra faccia della mia persona. Storie di vette e alpinisti

di Massimo Mila

editore: Cda & Vivalda

pagine: 196

Nel centenario della nascita di Massimo Mila, torna l'attesa riedizione della "Storia dell'Alpinismo Italiano", scritta dal gr
19,00

Berhault

editore: Cda & Vivalda

pagine: 208

Un intenso ritratto del grande scalatore francese attraverso la vita e le imprese di Patrick Berhault. Uno sguardo ai favolosi anni di fine Novecento che hanno rivoluzionato l'alpinismo e inventato l'arrampicata.
18,00

Mio padre Hermann Buhl

di Kriemhild Buhl

editore: Cda & Vivalda

pagine: 236

Nel 1953 Hermann Buhl conquistava, in solitaria, il Nanga Parabat, l'ottomila più ambito da austriaci e tedeschi. La sua seconda spedizione sull'Himalaya, al Chogolisa nel 1957, gli sarebbe i i però costata la vita. Il grande alpinista austriaco lasciava moglie e tre figlie. In una testimonianza biografica commovente Kriemhild Buhl, la primogenita, racconta il coraggio di vivere della madre e il diventar grandi delle tre sorelle, senza padre ma comunque sempre all'ombra della sua leggenda.
23,00

Studenti in cordata. Storia della SUCAI 1905-1965

di Lorenzo Revojera

editore: Cda & Vivalda

pagine: 360

C'era una volta la goliardia con i suoi riti dissacratori. Ma agli inizi del Novecento nelle aule uniaversitarie ci fu anche chi inventò la festa della matricola in montagna e le vacanze alpine sotto la tenda. Nacquero gruppi di scalatori con la sigla SUCAI; un capitolo dimenticato ma brillante della storia dell'alpinismo.
29,00

La via del drago. La mia storia d'amore con Claudio Barbier

di Anna Lauwaert

editore: Cda & Vivalda

pagine: 360

Claude Barbier è stato uno dei più grandi scalatori del dopoguerra, traghettatore dell'alpinismo dalla visione eroica del dopoguerra a una dimensione critica, imperfetta, sperimentale. Barbier ha anticipato di circa quindici anni la filosofia e le prestazioni della nuova i arrampicata libera e sportiva. Nell'estate del 1961, in un solo giorno, ha scalato in solitaria le cinque pareti nord delle Cime di Lavaredo. Fantascienza. Ma questo libro non si occupa tanto del fuoriclasse, quanto dell'uomo. Questo racconto è eccezionale perché dipinge un alpinista attraverso gli occhi della sua donna, Anna Lauwaert, descrivendolo non con il metro delle imprese ma con la misura dei sentimenti, dunque spogliandolo dei paramenti del campione e presentandolo nudo, disarmato, talvolta addirittura impresentabile.
20,00

Corde gemelle

editore: Cda & Vivalda

pagine: 176

Le avventure di corda di due gemelli narrate in chiave ironica e arguta ed accompagnate da 'samiveliane' vignette.
16,00

L'ossessione dell'Eiger

di John jr. Harlin

editore: Cda & Vivalda

pagine: 320

La parete nord dell'Eiger è il sogno di tutti gli alpinisti di punta
25,00

Prigioniero dell'Annapurna

di Jean-Christophe Lafaille

editore: Cda & Vivalda

pagine: 178

È il 1992. Jean-Christophe Lafaille, dopo gli exploit sportivi messi a segno sulle Alpi, è alla sua prima spedizione himalayana, portato dal fortissimo connazionale Pierre Béghin a quella che sarebbe diventata una vera vocazione all'alta quota. I due francesi tentano l'Annapurna per una via nuova. Ma a 7000 metri, costretti a ripiegare nella bufera, Béghin cade per la rottura di una protezione. Inizia così per Lafaille un'epica marcia verso la salvezza. Nonché una "storia privata" con l'Annapurna, allo scopo di poter un giorno mettere piede sulla sua cima. Il che accade esattamente dieci anni dopo, il 15 maggio 2002. Il libro racconta l'avvincente relazione tra un uomo e una montagna. La faticosa ripresa, fisica e psicologica, dopo la morte del compagno e la propria sopravvivenza strappata con i denti, i difficili rapporti con l'ambiente alpinistico, i tentativi a vuoto delle spedizioni successive, la volontà incrollabile di ritrovare se stesso attraverso il compimento di un'ascensione. Jean-Christophe Lafaille scomparirà il 27 gennaio 2006 sul Makalu, suo dodicesimo ottomila, scalato in solitaria.
16,00

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