DeriveApprodi
Camicie nere sull'Acropoli. L'occupazione italiana in Grecia (1941-1943)
di Marco Clementi
editore: DeriveApprodi
pagine: 365
Atene, 18 ottobre 1944. Le colonne tedesche lasciano la Grecia, mentre le forze partigiane assumono il controllo dei centri nevralgici. Georgios Papandreou, presidente del Consiglio del governo della Grecia libera, visita l'Acropoli commosso. Quattro donne in costume tradizionale sostengono per gli angoli la bandiera nazionale, una croce bianca su sfondo blu. Dopo tre anni di occupazione congiunta italo-tedesco-bulgara e a un anno dall'8 settembre, gli invasori sono costretti a partire. Ma perché un paese piccolo e innocuo come la Grecia era stato brutalmente attaccato dagli italiani nell'ottobre 1940 e poi occupato con l'aiuto dell'esercito nazista? E cosa comportò amministrare una nazione certo non ricca negli anni più duri della Seconda guerra mondiale? Per rispondere a queste domande Marco Clementi ha svolto una lunga ricerca negli archivi greci, recuperando una documentazione inedita e di estremo interesse per il dibattito storiografico italiano sulle guerre del duce. Queste pagine restituiscono, nella loro complessità e contraddizione, tutte le fasi della campagna di Grecia: dalle diverse forme di occupazione a seconda delle zone del paese, alla fame, provocata dagli italiani ma anche combattuta, fino alla repressione e alle rappresaglie del Regio esercito e alla protezione degli ebrei, ai quali fu in parte evitata la deportazione, almeno fino all'8 settembre.
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Compagna luna
di Barbara Balzerani
editore: DeriveApprodi
pagine: 128
Compagna luna, l'autobiografia di Barbara Balzerani, tra i massimi dirigenti delle Brigate rosse, è stato pubblicato per la pr
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La tortura in Italia. Parole, luoghi e pratiche della violenza pubblica
di Patrizio Gonnella
editore: DeriveApprodi
pagine: 141
La tortura è un crimine contro la dignità umana. Eppure non ovunque e non sempre è proibita. La sua interdizione legale è tutto sommato storia recente. Forse anche per questo assistiamo a frequenti smottamenti. E non è un caso che con l'11 settembre del 2001 ci si sia spinti fino a riproporne la legittimità. Con la progressiva riduzione della sovranità economica e politica degli Stati, assistiamo a un paradossale rafforzamento del loro potere punitivo che man mano si fa arbitrario e indifferente al sistema costituzionale e internazionale dei diritti umani. Come se la "sanzione punitiva" fosse l'unica prerogativa statuale rimasta. Da cui una diffusa impunità dei torturatori, che ha le proprie premesse nella necessità di segnare la vittoria del potere politico su tutto il resto. Costruito a partire dalle "parole chiave" che scandiscono l'universo della tortura, questo libro si propone come un'analisi della violenza pubblica intrecciata a quella dei concetti, delle norme e delle vicende individuali. La tortura non si consuma unicamente quando una persona è sottoposta a sofferenze e la sua pratica spesso non è riconducibile all'arbitrio di un "eccesso" di potere o a uno stato di eccezione. Per questo occorre allargare lo sguardo al sistema complesso che la produce, che la promuove, che la protegge. Prefazione di Eligio Resta. Postfazione di Mauro Palma.
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A sarà düra. Storie di vita e di militanza No Tav
editore: DeriveApprodi
pagine: 318
Da oltre un decennio, pressoché l'intera comunità della Val di Susa è mobilitata per impedire la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità (Tav). In contrapposizione a partiti politici, forze dell'ordine, magistratura e media, un movimento di massa non cessa di crescere e, iniziativa dopo iniziativa, consolida la consapevolezza di poter vincere. I militanti e le militanti del Centro sociale Askatasuna, insieme a molti altri protagonisti di questa lotta, raccontano le ragioni di un movimento che ha saputo costruire una diversa cooperazione sociale, produrre un'altra scienza, diffondere un sapere alternativo, traducendosi in una resistenza di massa. Il movimento no tav interpella il senso di alcune parole della politica, declinandole con nuovi significati: cos'è un'"istituzione", quando essa assume il volto della repressione di un'intera comunità? Cos'è la "democrazia", quando il parere del "maggior numero" viene del tutto ignorato? Cos'è lo "sviluppo", quando l'infrastruttura proposta è mera speculazione? Cosa sono le "risorse", quando il Tav appare come un gigantesco e insensato consumo di risorse naturali? Per le popolazioni della Val di Susa nel conflitto no tav è anzitutto in gioco un diverso modello di società, di economia e di politica. Un modello che già vive dentro le forme di una soggettività radicale e massificata che diventa punto di riferimento e proposta di metodo per un nuovo agire sociale e politico.
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La libera ricerca di Cesare Bermani. Culture altre e mondo popolare nelle opere di un protagonista della storia militante
editore: DeriveApprodi
pagine: 121
Cesare Bermani, tra i fondatori dell'Istituto Ernesto de Martino, è stato tra i primi ricercatori a utilizzare a fini storici e antropologici "fonti popolari" quali le narrazioni orali e i canti sociali. Questo libro raccoglie gli scritti di numerosi studiosi che, in un convegno dedicato all'importante figura di Cesare Bermani per la ricerca storica e sociale del Novecento italiano, hanno analizzato da diversi punti di vista il ricco e originale repertorio delle sue opere.
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Rousseau e gli altri. Teoria e critica della democrazia tra Sette e Novecento
di Alberto Burgio
editore: DeriveApprodi
pagine: 247
Il 2012 è un anniversario perfetto. Rousseau nacque nel 1712 e 250 anni ci separano dalla pubblicazione di opere che l'hanno reso celeberrimo. Ma perché oggi rileggere in particolare il "Contratto sociale"? Perché dalle sue pagine si sprigiona, insieme a una teoria radicale della democrazia, una critica attualissima della società borghese, incentrata sulla lotta contro i particolarismi. La modernità è sorta nel nome della libertà, dell'uguaglianza, della fraternità. Sappiamo com'è andata a finire. Nella sua battaglia per la giustizia sociale, Rousseau incontra Marx. Sussiste, tra loro, una prossimità intuitiva, che coinvolge i presupposti stessi della critica. Entrambi colgono la radice della violenza borghese nell'appropriazione privata di ciò che è comune, e nell'insieme dei rapporti di dominio che ne discende. La loro riflessione coglie dunque un punto ancora oggi, con ogni evidenza, essenziale. E qui si dà un paradosso. Uomini del Sette e dell'Ottocento lessero lucidamente processi allora in embrione, che ai nostri giorni squadernano effetti devastanti. Ma oggi tali processi sono perlopiù misconosciuti. Per questo è tempo di tornare a Rousseau. "Ben lontano dalle idee comuni", come egli scrive, il "Contratto sociale" offre strumenti formidabili per la ricostruzione di un pensiero critico.
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Le polaroid di Moro
editore: DeriveApprodi
pagine: 211
Ci sono immagini che persistono a lungo nella memoria individuale e collettiva. Immagini che segnano un'epoca, trascendendo le intenzioni e le finalità dei loro autori per vivere un'esistenza altra, legata al loro uso e riuso mediático. Così è accaduto alle due polaroid di Aldo Moro scattate durante il suo sequestro da parte delle Brigate rosse nel 1978. Foto entrate immediatamente nel circuito informativo internazionale, scatenando reazioni contrastanti sul piano politico, culturale, estetico. Nella prima sezione del libro viene narrato e analizzato il contesto storico, politico e sociale nel quale si è svolto l'evento, il progetto brigatista e i documenti strategici di "attacco al cuore dello Stato", la preparazione e lo svolgimento dell'azione militare, il trasporto di Moro nella "prigione del popolo", gli scatti della prima e della seconda polaroid e la loro diffusione ai giornali. Lo shock comunicativo determinato dalle immagini e l'ampio dibattito che esse suscitarono sui media e tra intellettuali e accademici. La seconda sezione è dedicata all'analisi delle interpretazioni artistiche ed estetiche delle due polaroid con contributi di sociologi, semiologi, esperti di comunicazione visiva, storici dell'arte e fotografi.
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Teatro Valle occupato. La rivolta culturale dei beni comuni
editore: DeriveApprodi
pagine: 95
Dalle piazze spagnole a quelle arabe, da occupywallstreet alla primavera italiana dei referendum, mobilitazioni e tumulti superano la dimensione della protesta ed esprimono il bisogno di una reale alternativa sociale. Al Valle, il più antico Teatro di Roma, si respira lo stesso anelito. La sua occupazione, a opera di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, sperimenta un nuovo modello di produzione culturale nel tentativo di superare governance amministrativa e logica del profitto privato. La "Fondazione Teatro Valle Bene Comune" è infatti la prima istituzione di rilevanza europea a essere gestita secondo un principio di autogoverno. Un prototipo riproducibile in settori diversi: dai musei ai centri di ricerca, dalle scuole agli ospedali. Lo statuto della "Fondazione Teatro Valle", che trascrive in forma giuridica la rivendicazione di un "bene comune", presenta due elementi radicalmente innovativi: la gestione partecipata della cittadinanza e l'autogoverno delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo. Sui contenuti e la valenza di questo statuto, nel libro vengono chiamati a esprimersi, oltre agli occupanti, il giurista Ugo Mattei, la filosofa Federica Giardini e il drammaturgo Rafael Spregelburd.
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Crak capitalism
di John Holloway
editore: DeriveApprodi
pagine: 282
"Oggi, forse più che mai, il mondo è di fronte a un bivio. Da una parte, una chiusura spaventosa. Chiusura delle vite, delle aspettative, delle possibilità, delle speranze. Questo è il nucleo dell'attacco capitalista. Questi sono i tempi dell'austerità. Dovrete imparare a vivere nella realtà. Non aspettatevi di trovare facilmente un lavoro. Non aspettatevi di trovare una borsa che vi permetta di studiare. Non aspettatevi neanche di studiare, se i vostri genitori non hanno i soldi. Soprattutto non sognate di creare un mondo diverso. Questa è la dura realtà oggi, scordatevi dei vostri sogni. Ci potevate giocare quando eravate bambini, adesso no, questa è la crisi finanziaria, questo è il regno del denaro. Guardatevi intorno, non c'è alternativa, non c'è altra possibilità che quella di accettare la disciplina del denaro. Guardate gli italiani, guardate i greci, siete stati avvertiti! Forse, se soffrite in silenzio, se lavorate duro, anche senza essere pagati per niente all'inizio, se lasciate perdere i vostri sogni sciocchi, forse allora tra qualche tempo ci sarà per voi un futuro nel capitalismo, se siete fortunati. Dall'altra parte, c'è una spinta decisa verso l'apertura. No, non accetteremo. Non accetteremo le misure di austerità, non accetteremo la disciplina del denaro, non accetteremo la morte della speranza. Non accetteremo le diseguaglianze oscene di questo mondo in cui viviamo...
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Pixel. La realtà oltre lo schermo dei media
editore: DeriveApprodi
pagine: 156
"Quanta fiducia nelle notizie resta nei lettori di giornali, nei teleutenti, nei frequentatori della rete? Da alcuni anni, in un lasso di tempo che è coinciso con la progressiva eclissi delle grandi visioni del mondo, sembra di essere, insieme, pieni e vuoti. C'è una ridondanza di notizie (pieno) che ha come effetto una sorta di indifferenza (vuoto), tanto che forse abbiamo persino perso interesse per la loro verificabilità. Che cosa succede oltre la cortina sgranata dei pixel? Si ha la sensazione che là, "oltre", si sia fatto molto sottile il confine tra informazione corretta e informazione di basso profilo e contenuto, mentre dilagano noninformazione e chiacchiera, pseudo-notizie e fiction. A volte sembra che tutt'insieme queste zoomorfie mediatiche costituiscano un'unica grande bolla in cui il fruitore viene inghiottito, si perde e si assuefa all'indistinzione tra realtà e costruzione manipolatoria di una realtà parallela (se non più decisamente: invenzione). Oggi sembra necessario porre con forza il tema di un codice della notizia che stabilisca quale sia una notizia e quale non lo sia. Questo discorso vale sia per i media tradizionali, sia per quelli nuovi ed emergenti, ma dovrebbe interessare soprattutto le persone in carne e ossa che adoperano i media come voce critica e libera da condizionamenti. Bisogna fare luce sugli angoli bui di inerzia e assuefazione che l'impero delle emozioni mediatiche crea in tutti noi, non soltanto nei patiti dei reality o nei lettori/spettatori...
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Daddo e Paolo. L'inizio della grande rivolta. Roma piazza Indipendenza2 febbraio 1977
editore: DeriveApprodi
pagine: 144
Dall'ottobre 1976 al gennaio 1977 contro la riforma Malfatti e il governo Andreotti, appoggiato dai comunisti, parte la protesta di studenti e ricercatori: le università vengono occupate, da Palermo a Napoli, da Roma a Bologna. C'è un nuovo soggetto politico in Italia, la generazione che va dai venti ai trent'anni. È il frutto della scolarizzazione di massa, dell'urbanizzazione delle periferie, della diffusione della militanza e di un'opinione di sinistra nei quartieri e nei luoghi di lavoro. Questa ricomposizione di classe diventa biografica. Daddo viene da una buona famiglia borghese romana che abita in un quartiere alto, alla Balduina, dove ci sono medici, avvocati, professori universitari; Paolo viene da Primavalle, un quartiere che sta sempre al limite tra la dignità proletaria e il degrado sottoproletario. La loro amicizia, la loro comune militanza è il prodotto di queste trasformazioni: entrambi stanno tradendo le loro origini, i loro quartieri, i loro destini. Per farsi strada, questo nuovo soggetto economico e politico sa che solo l'estremismo, l'illegalità, la violenza è il mezzo. Lo sa d'esperienza, non di testa. Contro tutto e contro tutti: contro i fascisti, contro la scuola, contro i riformisti, contro lo Stato, contro i padroni, contro la sinistra istituzionale. E il 2 febbraio 1977- A Roma c'è una manifestazione contro l'aggressione fascista del giorno prima all'Università. A piazza Indipenza si spara. Un fotografo continua a fare scatti...
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Il ghiaccio era sottile. Per una storia dell'Autonomia a
di Marcello Tarì
editore: DeriveApprodi
pagine: 216
Nel turbinio dei sommovimenti sociali e politici degli anni Settanta, l'Autonomia è riuscita a mettere insieme Marx con l'anti
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