fbevnts Tutti i libri editi da DeriveApprodi - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 13
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DeriveApprodi

Noi operaisti

di Mario Tronti

editore: DeriveApprodi

pagine: 132

"Ai capitalisti fa paura la storia degli operai, non fa paura la politica delle sinistre
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10,00 €

La rivista «Primo Maggio» (1973-1989)

editore: DeriveApprodi

pagine: 224

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20,00 €

La battaglia di Novara. 9-24 luglio 1922. L'ultima occasione di una riscossa antifascista

di Cesare Bermani

editore: DeriveApprodi

pagine: 352

Questo libro narra un fatto misconosciuto della storiografia sul fascismo-antifascismo nel nostro paese
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22,00 €

La violenza rivoluzionaria. Le esperienze di lotta armata in Francia, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti

di Isabelle Sommier

editore: DeriveApprodi

pagine: 154

Questo libro racconta gli esiti di quella parte del '68 che non si è esaurita in una modernizzazione dei costumi e delle istituzioni utile alla continuità di potere nelle democrazie occidentali. Il '68 "cattivo", quello minoritario dei "piccoli gruppi radicali ed estremisti", ha continuato la lotta teorizzando e praticando l'uso della violenza come mezzo indispensabile per un cambiamento rivoluzionario. È in questo contesto che Europa, Stati Uniti e Giappone vedono nascere e poi svilupparsi gruppi come la Frazione dell'armata rossa, Action directe, le Brigate rosse, la Weather Underground Organization, l'Armata rossa giapponese. Organizzazioni armate che questo libro analizza nelle loro variabili e analogie, attraverso uno sguardo che ne fa un fenomeno di tipo mondiale. Una prospettiva, dunque, che di ogni formazione armata consente di vedere la nascita, la crescita e la diffusione, come la crisi e il definitivo fallimento; le matrici ideologiche, le logiche della clandestinità, le forme di guerriglia... Un excursus su alcune pagine della nostra storia recente che ci rivela come i cosiddetti "anni di piombo" abbiano coinvolto tutti i principali Paesi dell'Occidente.
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Per farla finita con l'idea di sinistra

di Augusto Illuminati

editore: DeriveApprodi

pagine: 128

La devastante crisi della sinistra, sia parlamentare che extraparlamentare, mette in dubbio l'adeguatezza stessa di questa categoria. Le sue varianti socialista e socialdemocratica - entrambe legate all'esperienza industrialista-fordista novecentesca - avevano l'aspirazione di far progredire l'umanità in una mirabile scala ascensionale, dato che avevano la pretesa di incarnare una serie di valori universali (dalla democrazia rappresentativa al lavoro). Le cose sono andate in altro modo e viene da chiedersi se, oltre a correggere le strategie politiche, non si debbano abbandonare anche le premesse filosofiche. Per esempio, il mito hegeliano del riconoscimento e dell'emancipazione attraverso il lavoro, valido per interpretare l'accumulazione originaria e la Rivoluzione francese ma non la rivolta degli schiavi di Haiti o la formazione di una plebe eccedente nel corso della rivoluzione industriale. Si riaffacciano allora schemi alternativi che hanno segnato l'esordio della modernità: in primo luogo l'Esodo con il suo sfondo atlantico e l'appello alla riacquisizione dei beni comuni. Il termine "moltitudine", esorcizzato da Cromwell e Hobbes e difeso dai Levellers e Spinoza, torna anch'esso rapportato alla natura di nuovi commons, alla composizione precaria e meticcia del proletariato, alla prospettiva di una democrazia espansiva che dia voce a chi al presente non ha titoli.
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15,00 €

Pipe-line. Lettere da Rebibbia

di Antonio Negri

editore: DeriveApprodi

pagine: 212

Venti lettere, scritte nella sezione speciale del carcere romano di Rebibbia e rivolte a un giovane amico, in cui Toni Negri r
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17,00 €

Blackout e altro

di Nanni Balestrini

editore: DeriveApprodi

pagine: 160

"Differentemente dall'epica tradizionale, che canta il racconto delle Origini in toni favolosi proprio perché l'aedo si pone a
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13,00 €

Morti di scienza. Crimini, scienziati e scoperte

di Pierre Zweiacker

editore: DeriveApprodi

pagine: 259

Ci si può suicidare per un'equazione? Si può uccidere per un nuovo modello di telegrafo? Se chiedessimo ai criminologi ci direbbero di no. Ma questo libro prova il contrario. Immaginate scienziati in anticipo sull'epoca in cui vivono che non sopportano più l'incomprensione dei loro contemporanei. Geniali inventori, vittime del potenziale economico delle loro innovazioni, piratati da avidi investitori. Dispute di attribuzione che si trasformano in tragedie. La storia della scienza è disseminata di scene del crimine, esattamente come quelle di un romanzo giallo. Ma quelle qui raccontate sono tutte vere. Questo libro mostra come la ricerca scientifica sia il teatro di tragiche passioni, dove tra i ricercatori omicidi e suicidi sono la principale causa di mortalità, ben più degli incidenti sul lavoro. Un'altra storia delle scienze, insieme divertente e crudele, dall'antichità ai giorni nostri. Un libro per aneddoti e personaggi che per ogni scoperta scientifica ci rivela il suo "dramma" e il rivolo di sangue che l'accompagna.
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Vesti la giubba di battaglia. Miti, riti e simboli della guerra partigiana

di Filippo Colombara

editore: DeriveApprodi

pagine: 272

Durante la guerra di Liberazione, come in altre circostanze simili, lo scontro tra i contendenti avviene sul piano dell'offesa
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Bolzaneto. La mattanza della democrazia

di Massimo Calandri

editore: DeriveApprodi

pagine: 252

Genova, luglio 2001. In occasione delle manifestazioni che contestano il G8, 255 persone vengono "fermate" dalle forze dell'ordine e rinchiuse nella caserma di Bolzaneto, il "centro di temporanea detenzione". Tre giorni e tre notti che solo la storia potrà restituirci. "Grave compromissione dei diritti delle persone". "Comportamenti inumani e degradanti". "Una costante violazione delle libertà fondamentali". In una parola: tortura. Più in generale, uno "stato di eccezione", cioè la sospensione delle garanzie democratiche sancite dalla nostra Costituzione. Tutto ciò denunciano i Pubblici ministeri Patrizia Petruzzielio e Vittorio Ranieri Miniati, chiedendo la condanna di 45 tra generali e funzionari di polizia, ufficiali dell'Arma e guardie carcerarie, agenti, militari, medici. Ben sapendo che da sette anni c'è chi gioca con i tempi e fa spallucce, contando sulla prescrizione. Violenze, abusi psicologici, minacce, privazioni, offese: tutte accompagnate da un costante richiamo fascista, con i detenuti costretti a urlare "Viva il Duce!", esibendosi in umilianti sfilate con il braccio teso in un grottesco saluto romano, mentre un telefonino rimanda sinistra la musica di Faccetta nera. In questo libro Massimo Calandri, giornalista del quotidiano "la Repubblica" che dal primo giorno a oggi ha seguito come nessun altro operatore dell'informazione le vicende di Bolzaneto, raccoglie le sconvolgenti testimonianze delle vittime, la vergogna dei carnefici.
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Maggio '68 in Francia

editore: DeriveApprodi

pagine: 93

"La grandezza del maggio francese stava in quello che vedemmo nei giorni successivi, quando la maggioranza s'era fermata, gli operai cominciavano a invadere il centro e quella macchina infernale che si chiama metropoli cominciava a funzionare con altre regole, con altri ritmi. Perché continuava a vivere in un'atmosfera liberatoria, quasi di euforia, in cui tutti sembravano divenire qualcun'altro, qualcuno che fino ad allora era rimasto compresso e che ora prendeva respiro. I trasporti erano bloccati, ma la gente s'era inventata di tutto per muoversi, forse scopriva per la prima volta la città e si spostava per grandi insiemi sempre dialoganti, in una grande animazione. Dovevamo ogni giorno aggiustare i nostri schemi mentali, in fin dei conti non ci era mai capitato di vivere una situazione nella quale un'intera società spezza i ritmi, le convenzioni. Così, perché è stufa, ne ha abbastanza, vuoi andare altrove dal Piano in cui l'hanno costretta, e in fondo non le importa di come andrà a finire. Certo, il fronte operaio gli obiettivi concreti li aveva, seguiva la logica del conflitto e del negoziato, qui le cose tornavano, ma in realtà, a pensarci bene, quel che di eccezionale stava succedendo sotto i nostri occhi era qualcosa che non potevi classificare come 'rivoluzione', eppure sì, lo era, era la forma contemporanea di quella cosa lì, ma che nulla aveva a che fare con quel che sapevamo del 1789 in Francia o del 1917 in Russia".
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