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Eleuthera

Sotto il Beaubourg

di Albert Meister

editore: Eleuthera

pagine: 180

Mentre le Autorità (rigorosamente con la maiuscola!) s'ingozzano di canapè e salatini all'inaugurazione del prestigioso Centre Beaubourg, un'assemblea caotica, ludica e vociante fonda in profondissimi sotterranei un immaginifico "contro-beaubourg" scatenato contro la Cultura Spettacolo-Merce-Potere celebrata ai piani alti. Grazie alla trovata fanta-letteraria, quello che è stato uno dei più brillanti sociologi parigini ci propone, in tutta la sua ricchezza e contraddittorietà, una spassosa e sgangherata utopia post-sessantottarda, con cui delinea una più che realistica cultura autogestionaria.
13,00

Bakunin, il demone della rivolta. Tra insurrezioni, complotti e galere i tumulti, le contraddizioni e l'incontenibile passione rivoluzionaria dell'anarchico russo

di Alessio Lega

editore: Eleuthera

pagine: 191

Michail Bakunin (1814-1876), nato nobile e morto in miseria, attraversa impetuosamente il suo secolo in nome di un'idea esagerata di libertà che sconvolge l'immaginario politico europeo. Pensatore rivoluzionario che tempra le sue idee nel fuoco dell'azione, accorre in difesa delle barricate di mezza Europa, collezionando condanne a morte in vari imperi e sopravvivendo a carcerazioni durissime. Deportato in Siberia, scappa - su slitte, cavalli, treni e velieri - per tornare lì dove la rivoluzione lo chiama: in un'Europa in ebollizione in cui lo aspettano altre barricate e altre insurrezioni. Vinto ma non domato, muore usurato da una vita segnata da mille sfide mentre irresistibilmente - sta progettando nuove rivoluzioni e nuovi mondi.
14,00

Il cinema del no. Visioni anarchiche della vita e della società

di Goffredo Fofi

editore: Eleuthera

pagine: 108

Se è vero che la grande arte ha sempre in sé qualcosa di anarchico, di critica dell'esistente, di contestazione dell'ordine sociale dato, il cinema ha sempre avuto due anime: quella consolatoria, ovvia, tesa a intorpidire le menti (prevalente), e quella non conciliata, provocatoria, critica del "mondo cosi com'è" (minoritaria). Ed è di quest'ultima che si occupa Fofi, di quel cinema che ha cercato l'oltre e il fondo, che ha esplorato territori e linguaggi capaci di mettere a nudo ogni maschera del potere, ogni cultura dell'accettazione, ogni mercato dell'intelligenza e dell'immaginazione. Tanti gli esempi di questo rapporto diretto o indiretto tra cinema e anarchia che possono essere rintracciati in film e registi sia del passato, a partire da maestri come Vigo e Bunuel, sia del presente, in autori come Kaurismàki, Oshima o Cipri e Maresco. Ne viene fuori un sorprendente affresco che ci dà conto di quell'inesausto filone della sfida e della grazia che continua sotterraneamente ad agire nel cinema del nostro tempo.
10,00

La scrittura etnografica. Esperienza e rappresentazione nella produzione di conoscenze antropologiche

di Vincenzo Matera

editore: Eleuthera

pagine: 175

Che tipo di oggetto narrativo è un resoconto etnografico? Quali sono le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche? Quale sapere trasmette? Il lavoro dell'etnografo, secondo una visione canonica, prevede tre fasi: la raccolta dei dati sul campo, la loro elaborazione teorica, la scrittura. Per molto tempo l'aspetto della scrittura è stato escluso dalla considerazione critica della prassi etnografica, in base a una presunta neutralità del medium rispetto all'oggetto rappresentato. Ma la scrittura non è uno strumento neutro, anzi è impregnato di significati ideologici, politici e culturali. Partendo dall'ipotesi che il lavoro di scrittura di un etnografo implichi una particolare visione del mondo e della conoscenza, questo libro si interroga sulle relazioni fra strutturazione conoscitiva, quindi produzione di sapere, formulazione linguistica, quindi produzione di testo, e realtà esterna, quindi riferimento al contesto empirico dell'etnografia.
14,00

Democrazia diretta

di Murray Bookchin

editore: Eleuthera

pagine: 101

In questo lungo crepuscolo della democrazia rappresentativa, l'idea stessa di politica - un tempo partecipazione attiva di un'
12,00

Mente locale. Per un'antropologia dell'abitare. Con DVD

di La Cecla Franco

editore: Eleuthera

pagine: 144

L'abitare è una continua e attiva interazione dell'uomo con l'ambiente che lo circonda, un'attività pari per ricchezza e impli
15,00

Un Pisolo in giardino. Segni, sogni, simboli alla periferia dell'abitare

di Pantaleo Raul

editore: Eleuthera

pagine: 128

La quotidianità abitativa delle nostre periferie è contrassegnata dalla presenza di nanetti, fate, mostri, rapaci e figure geo
13,00

La vita all'ombra del Jolly Roger. I pirati dell'epoca d'oro tra leggenda e realtà

di Gabriel Khun

editore: Eleuthera

pagine: 287

L'enorme attenzione che i pirati hanno ricevuto negli ultimi anni non si limita al grande schermo o al reparto giocattoli dei
16,00

Campi, fabbriche, officine

di Pëtr A. Kropotkin

editore: Eleuthera

pagine: 239

L'importanza di questa riflessione a tutto campo sull'integrazione tra città e campagna e tra lavoro manuale e intellettuale sta nell'aver anticipato di oltre un secolo molti dei problemi con cui ci confrontiamo oggi. Dietro le soluzioni proposte da Kropotkin, che sfidano con ironica semplicità il pensiero totalitario e la sua costruzione piramidale dello spazio e dell'immaginario sociale, c'è una concezione dell'uomo e del vivere in società che delinea i contorni di una civiltà ecologica quanto mai attuale dopo il dissennato saccheggio del mondo e dell'animo umano cui abbiamo assistito. Come ben evidenzia Colin Ward nel suo lavoro di attualizzazione della visione kropotkiniana, la forza di questo classico anarchico sta nel fornirci gli strumenti teorici e pratici che ci consentono di prefigurare una società più equa e sostenibile, capace di riappropriarsi del suo futuro.
15,00

L'anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re

di Clastres Pierre

editore: Eleuthera

pagine: 120

L'indagine sulla dimensione politica è il cuore della speculazione etnologica di Clastres: da dove viene il dominio dell'uomo
14,00

Il manicomio chimico. Cronache di uno psichiatra riluttante

di Piero Cipriano

editore: Eleuthera

pagine: 255

Oggi il manicomio non è più costituito da fasce, muri, sbarre, ma è diventato astratto, invisibile. Si è trasferito direttamente nella testa, nelle vie neurotrasmettitoriali che regolano i pensieri. Il vero manicomio, oggi, sono gli psicofarmaci. Stiamo oltretutto assistendo a una vera e propria mutazione antropologica: agli psichiatri, e alle case farmaceutiche, non bastano più i malati da curare, ma servono anche i sani. Lutto, tristezza, rabbia, timidezza, disattenzione, non sono stati d'animo fisiologici, ma patologie da curare con il farmaco adatto. Cipriano sottopone a una critica severa i principali dogmi della psichiatria "moderna": a cominciare dalla diagnosi, ovvero l'urgenza burocratica di considerare "malattia" qualunque disagio psichico, a cui segue l'immancabile prescrizione di un farmaco. E quando i farmaci non sono sufficienti, ritorna l'uso nascosto delle fasce e dell'elettrochoc. È questo il nuovo manicomio, meno appariscente, più discreto, in cui diagnosi e psicofarmaco dominano la scena.
15,00

Non siamo mai stati moderni

di Bruno Latour

editore: Eleuthera

pagine: 230

Embrioni congelati, fiumi inquinati, virus dell'AIDS, buco dell'ozono... questi "oggetti" appartengono alla natura o alla cultura? Una volta le cose sembravano più semplici: alle scienze naturali spettava occuparsi della natura, alle discipline sociali della società. Ma quella divisione tradizionale non riesce più a dar conto della proliferazione di questi oggetti ibridi. Ne deriva un senso di angoscia che attanaglia i filosofi contemporanei, post-moderni, moderni o anti-moderni che siano. E se avessimo sbagliato strada? In effetti, la società "moderna" non ha mai funzionato coerentemente con la grande spaccatura su cui si fonda la sua rappresentazione del mondo: la radicale opposizione tra natura e cultura. E infatti i "moderni" non hanno mai smesso di creare ibridi che appartengono a entrambi gli ambiti. Non siamo dunque mai stati moderni, conclude Latour, ed è appunto quel paradigma fondatore che bisogna rimettere in discussione per riuscire a capire noi stessi e il mondo. Prefazione di Giulio Giorello.
16,00

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