Fandango Libri
Chucho
di Grégoire Polet
editore: Fandango Libri
pagine: 111
Barcellona, salite ripidissime sul versante del Montjuïc, il quartiere popolare Poble Sec e la sua gente. Agosto, un caldo infernale, un ragazzino cammina nei vicoli affollati di turisti. È Chucho, non ha famiglia, non ha genitori, non ha altro che i suoi undici anni e un paio di Nike fiammanti ai piedi. Un regalo della Polacca, la ragazza per cui rimorchiava clienti di nascosto dal suo protettore. Adesso la Polacca è stata uccisa, il suo stomaco l'hanno trovato diversi isolati più in là, e nessuno sa chi è stato. Ma forse la vita di Chucho inaspettatamente sta per cambiare. Hans, l'ultimo uomo che è stato con lei, ha promesso che lo porterà via. Viene da un mondo lontano, è tedesco, bello, rassicurante, ricco e insieme voleranno a New York. Di colpo la realtà circostante, le strade, le case si sgretolano per lasciar spazio all'immaginazione. Alla speranza di un futuro. Ai toni da favola Grégoire Polet accosta un realismo crudo. Frasi stringate, sequenze cinematografiche per una storia che si svolge tutta in ventiquattro ore. Ventiquattro ore rocambolesche, tra incontri, sogni, inseguimenti, in cui Chucho conoscerà l'illusione e la disillusione, in un'indelebile iniziazione alla vita.
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L'arte dell'inganno
di Vittorio Giacopini
editore: Fandango Libri
pagine: 281
Di lui si conosce solo la firma: B. Traven (e già quella "B" è un indovinello). Nessuna fotografia, niente interviste, solo una ridda di ipotesi confuse. Milioni di copie vendute e niente indizi. Lo chiamano lo scrittore fantasma e su di lui si diffondono improbabili leggende. Si dice che sia un americano espatriato, un anarchico tedesco, Jack London redivivo, un esploratore artico, un lebbroso. Critici e giornalisti, curiosi, cominciano a cercarlo dappertutto. Lui resta nell'ombra. Dal suo eremo messicano Traven diventa il maestro segreto di tutta una generazione di reclusi o, volendo, di impostori. Salinger, Pynchon, Lessing, Pessoa, lo stesso von Arcimboldi di Bolano: tutti incespicano correndo dietro la scia della cometa. Imitatissimo e in fondo inimitabile, Traven - il virtuoso degli pseudonimi, l'uomo enigma più che un esempio è un monito beffardo. Il romanzo racconta la sua fuga rocambolesca mentre sulla scena si alternano mute comparse e grandi protagonisti della storia: Eric Musham e Rosa Luxemburg, George Grosz, Frida Kahlo e Tina Modotti, Luis Bunuel. B. Traven è colui che ha inventato "la scomparsa dello scrittore" come dato essenziale della biografia di un autore: l'inganno della Letteratura, l'inganno (e l'arcano) della Politica. Da cosa stesse scappando non è chiaro. Non aveva mai cercato il successo o la fama. Solo gloria. La gloria ridicola e perfetta dell'anonimato.
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La cura
di Andrés Beltrami
editore: Fandango Libri
pagine: 198
In una casa sul mare, una giovane donna, schiva e solitaria, assiste il padre malato con la stessa devozione che riserva ai suoi fiori, confinati al caldo, in una serra. Tra quelle alte mura, avamposto di una terra chiusa e inospitale, c'è solo silenzio, un lento rincorrersi di gesti che si ripetono uguali da anni, da quando suo padre è immobilizzato in un letto. Una notte un uomo che sa di vento e di sale forza l'immota tranquillità di quella casa, spingendosi al di là del cancello, oltre il recinto che separa e che allontana, ma il cane, custode di quel regno, lo aggredisce ferendolo a un fianco. È straniero, parla una lingua sconosciuta, ha sul corpo i segni di un lungo viaggio e negli occhi l'ombra di un passato doloroso. Da quando, da qualche giorno, una misteriosa nave color petrolio è approdata nel porto a ostruire l'orizzonte, la giovane donna non pensa ad altro che a partire. Aprire la porta a quell'uomo indifeso, spaventato, bisognoso delle stesse cure di cui suo padre non può più fare a meno, farlo entrare senza chiedersi perché, rappresenta la sua grande occasione. Lei vorrebbe una vita altrove, lui nasconde una storia. "La cura" è il romanzo di un amore fatto di silenzi, che vive di gesti, perché se non c'è una lingua da condividere, le parole si fanno deboli, fragili, inconsistenti.
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Il suono del colore
di Gianni Clerici
editore: Fandango Libri
pagine: 138
Clerici ha dotato la cronaca sportiva di grazia, in un tempo dove i commenti sono adrenalinici, sopra le righe, roboanti e vacui. Clerici ha usato la grazia attraverso una scrittura ricolma di rimandi, simile alle sue telecronache trapuntate di sospiri e aneddoti. Tutto questo lo porta sulle strade della poesia, che altro non è che una rottura delle convenzioni, o come scrive l'autore un'arte che "non tiene conto di ragione". Questo libro è un intimo e segreto diario dove sono raccolte liriche che disegnano una piccola ricetta che consola il cuore e i sentimenti. Ogni verso sembra scaturire dalle esperienze personali di Clerici con l'arte, il tennis e la propria biografia.
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Due amici
di Carlo Mazzoni
editore: Fandango Libri
pagine: 196
Matteo e Gio sono due amici che crescono insieme. Si aspettano a ogni angolo sperano che per ogni talento ricevuto, ne possano restituire dieci. Il racconto tocca le strade bagnate per andare a scuola, le estati al mare, la patente e l'Italia da attraversare. La loro vita è stata scandita da litigi e reciproche attese. Gio e Matteo si somigliano al punto da non esistere se non come impronta, uno dell'altro. La stessa ansia, lo stesso impegno, la stessa forza di volontà. Un confronto continuo che li obbliga a una sincerità assoluta e faticosa. In questo romanzo ci sono il coraggio, la voglia e la paura di chi compie trent'anni. "Due amici" è la storia di un legame umano, stupendo e indissolubile, stretto da catene. Le menti si penetrano, i caratteri si confondono - le catene, appunto, stringono, stringono. La nostalgia, l'ambizione, l'amore di una donna indimenticabile. Le catene stringono ancora. I due amici. Le catene fanno male, molto, sembra di morire invece, solo questo è vivere.
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Chi ha fatto quel film?
di Peter Bogdanovich
editore: Fandango Libri
pagine: 1315
Robert Aldrich, George Cukor, Allan Dwan, Howard Hawks, Alfred Hitchcock, Chuck Jones, Fritz Lang, Joseph H. Lewis, Sidney Lu-met, Leo McCarey, Otto Preminger, Don Sie-gel, Josef von Sternberg, Frank Tashlin, Edgar G. Ulmer, Raoul Walsh. Dopo il grande successo di critica e pubblico di "Chi ce in quel film?" dove Peter Bogdanovich conversava con alcuni fra i più grandi attori americani, in questo nuovo volume, "Chi ha fatto quel filmi?" l'autore intervista e ritrae sedici grandi registi di Hollywood che hanno fatto la storia dei primi cento anni del cinema mondiale. Grazie allo stile accessibile, alla modalità della conversazione e alla grande competenza di un intervistatore che è un loro "pari", i registi si sentono liberi di descrivere in dettaglio le loro motivazioni, il metodo di lavoro e perché no, le follie che gli hanno permesso di girare i più bei film del ventesimo secolo contribuendo alla creazione di un memorabile compendio sulla settima arte.
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Palomba vintage
di Johnny Palomba
editore: Fandango Libri
pagine: 149
Johnny Palomba è nato a Bogotà in Colombia alla fine degli anni 60. Dopo una vita epica e rocambolesca in giro per mezzo mondo a libro paga dei servizi segreti di almeno 20 stati differenti, arriva a Roma dove decide di vivere stabilmente e approfondire gli studi sulla "lingua" parlata nella Capitale. È autore con Fandango Libri di 8 raccolte di "recinzioni", vere e proprie recensioni di film in slang romano. In questo volume: le recensioni dei film delle ultime due stagioni cinematografiche, una speciale retrospettiva sui grandi classici del cinema, e una serie di esclusivi documenti frutto della sua continua e incessante attività di dossieraggio. Dal 2008 lohnny Palomba è direttore di Fandangowebradio, la radio web della Fandango. Per motivi di sicurezza ma anche per autocensura Johnny Palomba non mostra mai il suo vero volto.
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La prova
di Eleanor Catton
editore: Fandango Libri
pagine: 377
"Un tabù è qualcosa che vuoi ma non puoi avere. Un tabù è qualcosa di proibito perché ripugnante. O perché sacro. Un tabù è qualcosa di cui non si può parlare. Che fa sentire a disagio. È qualcosa per cui non ci sentiamo pronte." Alla Abbey Grange, una scuola tutta al femminile, nessuno sa come mettere a tacere la fuga di notizie sullo scandalo sessuale che ha coinvolto Mr Saladin, stimato professore di Musica, e la giovane Victoria. Sull'amore clandestino che si è consumato tra le pareti dell'Istituto si fantastica da giorni, e l'idea di cosa possa essere accaduto al di là della porta schermata della Sala Prove alimenta le ossessioni, le paure, le morbosità di un gruppo di adolescenti, disturbate non troppo dall'inquietante ipotesi si sia trattato di un abuso, quanto dall'assurda consapevolezza di non esserne rimaste coinvolte. Se è vero che tutto il mondo è teatro, quello che va in scena ad Abbey Grange è l'intrigante e pruriginosa ricostruzione di ciò che è successo, dettaglio dopo dettaglio, attraverso gli occhi curiosi, ossessionati e disarmati di chi avrebbe preferito essere al centro esatto di quella vicenda, nel ruolo di protagonista più che di spettatore. Ma i baci di Mr Saladin e Victoria, confinati all'oscurità di una macchina parcheggiata sotto casa o al buio degli angoli ciechi dei corridoi, prendono brutalmente troppa luce quando la vicina Scuola di Recitazione decide di portare in scena, per lo spettacolo di fine anno, la materia incandescente di quello scandalo.
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Statale 18
di Mauro F. Minervino
editore: Fandango Libri
pagine: 238
La statale 18 è una delle tante strade del sud. Tre regioni e quasi 600 chilometri. La prima Salerno-Reggio Calabria della storia. Ma la statale 18 non è solo una strada. È la linea mobile di un nuovo confine interno. Il domicilio affollato e instabile di un'Italia in cui ogni cosa pare destinata a scivolare ancora più giù. Un percorso tra terra e mare, disseminato di ostacoli, che scorre in mezzo al traffico e insidie mortali, tra scorci ancora incantevoli e brutture spaventose. Ovunque le follie dell'abusivismo, la gestione scriteriata delle coste cementificate, ma anche i mali e le contraddizioni vecchie e nuove di centri popolosi e comunità che davanti al mare della storia, ai panorami mozzafiato e alle bellezze deturpate covano i germi di un'inquietudine distruttiva e livellatrice. A pochi chilometri dalla più famosa e famigerata Salerno-Reggio Calabria, questa lunga striscia di asfalto che unisce i centri più intensamente abitati della Calabria tirrenica, è oggi la traccia più fedele di una regione e di un paese irrisolto destinati a rincorrersi nello specchio infranto del meridione contemporaneo. Su questa stessa strada Minervino disegna le tappe di un viaggio pubblico e privato, insieme alla gente che percorre e abita questi luoghi di transito come fossero le borgate di una sola città alienata e invisibile. In mezzo a un paesaggio fragoroso e immobile che ogni giorno ribolle e appassisce.
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Il compagno Astapov
di Ken Kalfus
editore: Fandango Libri
pagine: 403
I grandi cambiamenti sociali e tecnologici dei primi decenni del ventesimo secolo mutarono radicalmente il mondo e la sua percezione. Ken Kalfus ci racconta in un romanzo grottesco, visionario, implacabile, l'inizio di questa nuova era e le incredibili implicazioni che ne conseguirono, grazie alla straordinaria impresa di un ragazzo ambizioso alle prese con due morti d'eccezione, quella di Tolstoj e quella di Lenin. Tutto ha inizio nel 1910 nella cittadina di Astapovo, presa d'assalto da curiosi e giornalisti che vogliono assistere agli ultimi giorni di vita del grande e venerato scrittore. Tra gli astanti ci sono anche un giovane operatore cinematografico, Gribsin, e un macabro anatomista dedito alla pratica dell'imbalsamazione, Vorobèv. I due sembrano essere gli unici ad aver intravisto nella facoltà dirompente che hanno le immagini le possibilità che la comunicazione offre alla causa rivoluzionaria. Un nuovo potere, ora, è a portata di mano. Energico affresco sulla storia russa di inizio secolo, ma anche riflessione su una società dominata dall'apparenza, Il compagno Astapov segna uno dei momenti migliori dell'opera di Ken Kalfus, da molti considerato fra i più grandi scrittori americani viventi.
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Il farmaco
di Gilda Policastro
editore: Fandango Libri
pagine: 234
Enza ha un fascino indefinibile, occhi "che hanno solo lei e i gatti", un'andatura dai passi lievi. Infermiera dalla vita privata apparentemente comune, trascorre le sue giornate in un ospedale di provincia. Il primario non può fare a meno di notarla. I suoi assistenti lo chiamano Bardamu, il nickname che egli stesso adopera nelle chat per agganciare le destinatarie dei suoi assalti erotici e farne oggetti simbolici delle depravazioni più torbide. Ma Enza, Enza diventa per lui una vera ossessione: vorrebbe sottometterla, umiliarla, con un desiderio accanito di supremazia. Neanche la donna, però, è del tutto esente da lati oscuri: c'è come un guasto, dietro i suoi gesti e i suoi pensieri, che nessun farmaco sembra in grado di curare. La relazione con suo marito Mario è violenta, routinaria, eppure indispensabile ai rispettivi equilibri mentali. Sul lavoro, Enza passa dall'essere un angelo tra le corsie a un carnefice privo di pietà per le sofferenze degli altri. Gilda Policastro attraverso una ricercata alternanza di scrittura prosaica e lirica accompagna il lettore in un viaggio spudorato e insieme pietoso nella malattia, condizione che si sovrappone alla salute fino a identificarsi pienamente con essa. Enza, Bardamu, il cieco, Mario e tutti gli altri personaggi, medici e malati, sadici e masochisti, sono abitati da analoghe zone d'ombra e accomunati da ferite nascoste che forse solo il farmaco più potente di tutti, l'amore, potrebbe curare. Se esistesse.
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The Paris Review. Interviste
editore: Fandango Libri
pagine: 486
Da quando è stata fondata, nel 1953, The Paris Review ha avuto il merito di restituire all'attenzione dei lettori conversazioni appassionanti, dal valore letterario inestimabile, realizzate con le più grandi voci del nostro secolo, istantanee di vita che li ritraggono nella loro quotidianità, ragionamenti a metà tra la querelle filosofica e le chiacchiere da bar su metodo, arte, scrittura e tradizione. Dalla convinzione di William Faulkner secondo cui la formula da seguire per diventare un grande romanziere sia quella che mescola con audacia "novantanove percento di talento, novantanove percento di disciplina, novantanove percento di duro lavoro", fino alle acute osservazioni di Gabriel Garda Màrquez per il quale "già nel primo paragrafo si risolvono la maggior parte dei problemi legati al romanzo", The Paris Review raccoglie un campionario vastissimo di racconti, aneddoti, ricordi di autori dallo straordinario valore che non si tirano indietro davanti agli affondi insoliti, arguti, provocatori, spesso intimi di chi li intervista. Introduzione di Orhan Pamuk.
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