Il Mulino
I limiti della potenza. Etica e politica nella teoria internazionale di Hans J. Morgenthau
di Lorenzo Zambernardi
editore: Il Mulino
pagine: 251
Hans Morgenthau è conosciuto principalmente per "Politica tra le nazioni", ritenuto il grande manifesto del realismo nelle relazioni internazionali contemporanee. In questa sede è tuttavia presentato un Morgenthau parzialmente diverso, capace di una riflessione non circoscritta a un unico campo di studi. I suoi interessi, infatti, spaziavano dalla filosofia delle scienze sociali all'analisi della politica estera, dal diritto internazionale e amministrativo alla filosofia politica. Altrettanto ricca la sua esperienza di intellettuale, che ha incrociato sia altri grandi filosofi e giuristi del secolo scorso come Hans Kelsen, Leo Strauss e Hannah Arendt, sia statisti come Henry Kissinger, Golda Meir e Arthur Schlesinger Jr. A questa complessa e affascinante figura di pensatore della politica è qui dedicato un esemplare saggio critico.
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La casa degli italiani
di Massimo Baldini
editore: Il Mulino
pagine: 225
La casa è la più significativa forma di investimento dei risparmi di buona parte delle famiglie italiane. Come la crisi immobiliare negli Stati Uniti ha rivelato, ciò che accade nel settore delle abitazioni è di fondamentale importanza per il buon andamento dell'economia nel suo complesso. Questo volume fornisce un'introduzione all'analisi economica della casa, secondo diverse prospettive, fn un costante confronto con la realtà degli altri paesi ricchi, si mostra come la casa incida sui bilanci delle famiglie italiane e il percorso attraverso cui si è giunti all'attuale assetto del mercato abitativo, con una netta prevalenza della proprietà sull'affitto. Particolare attenzione è dedicata ai casi di "disagio abitativo" delle famiglie. Se il mercato delle abitazioni è dominato dall'iniziativa privata, l'intervento pubblico è comunque centrale, sia in termini regolativi sia per il sostegno ai costi della casa. Si esamina quindi l'evoluzione delle politiche pubbliche, dai piani casa agli interventi che coinvolgono il sistema tributario.
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Slow Food. Una storia tra politica e piacere
di Geoff Andrews
editore: Il Mulino
pagine: 222
Nato nelle Langhe, in un triangolo che tocca Bra, Alba e Barolo, quelle stesse Langhe dove nel 1986 morirono 19 persone per aver bevuto vino al metanolo, Slow Food conta oggi oltre 100.000 sostenitori in 132 paesi, con sedi sulle colline del Wisconsin o nel centro di Cleveland. Come ha fatto questo movimento sorto ai margini della sinistra italiana, tra l'Arci e «il Manifesto», allorché Carlo Petrini introduceva Valentino Parlato e Massimo Cacciari al culto dei vini piemontesi, mentre imperversavano «Milano da bere» e Reaganomics, a mettere radici in paesi con tradizioni e culture tante diverse come gli Stati Uniti, la Germania, la Romania post-comunista, il Messico? Come ha saputo suscitare l'interesse di ristoratori e intellettuali metropolitani, contadini e no-global, gastronomi autodidatti e chef professionisti, attirando contemporaneamente i consumatori edonisti del primo mondo e gli agricoltori diseredati del terzo? Le risposte stanno forse nella capacità di offrire - con il richiamo alla genuinità, ma anche al piacere del cibo - un'alternativa credibile alla globalizzazione della «fast life».
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Scientisti e antiscientisti. Perché scienza e società non si capiscono
di Massimiano Bucchi
editore: Il Mulino
pagine: 121
Che si parli di cellule staminali, di situazioni di fine vita o di Ogm, il dibattito pubblico è prigioniero di uno schema consolidato che vede contrapporsi i fautori di uno sviluppo illimitato della tecnoscienza e coloro che invocano degli argini all'invasione di campo della ricerca in ambiti tradizionalmente appannaggio di scelte e pratiche sociali, politiche o religiose. Paradossalmente i due fronti condividono una retorica della scienza, intesa come un blocco monolitico impermeabile a qualsiasi discorso che non sia quello della razionalità scientifica, quando in realtà i rapporti tra scienza e società sono molto più compromissori e frastagliati. Il cortocircuito tra dibattito specialistico e opinione pubblica, tra interessi economici, sensibilità sociali e priorità della ricerca erode i confini mentre entrambi i fronti sono attraversati da posizioni "contraddittorie": si può essere contro gli Ogm e a favore della ricerca sulle cellule staminali, negare il cambiamento climatico e sostenere l'energia nucleare o viceversa. È questo intreccio che alimenta l'antagonismo tra gli opposti scientismi in un illusorio gioco delle parti che impedisce di cogliere la vera natura delle sfide che si pongono oggi alla tecnoscienza e di valorizzarne il ruolo insostituibile.
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Il modernismo in Italia e in Germania nel contesto europeo
editore: Il Mulino
pagine: 498
L'8 settembre 1907 Pio X con l'enciclica "Pascendi Dominici gregis" condannava come eresia qualsiasi tentativo di conciliare annuncio cristiano e mondo moderno. L'enciclica papale e il decreto "Lamentabili sane exitu" davano a questa "eresia" il nome di "modernismo" individuandone la caratteristica comune nell'intento di trasformare il cattolicesimo in una sorta di cristianesimo non dogmatico e di protestantismo liberale. La temperie culturale della società europea in cui la "crisi modernista" vedeva la luce era quella di un progressivo processo di democratizzazione e di accoglimento di istanze liberali: l'appello per la libertà di pensiero, per la critica a ogni forma di autoritarismo, per l'adozione del metodo scientifico, per il rispetto del pluralismo, per i diritti delle donne, sollecitava le coscienze più avvertite del mondo cattolico a proporre tentativi di modernizzazione sociale del cattolicesimo. Tra queste coscienze più avvertite si potevano annoverare i nomi di Lucien Laberthonnière e Alfred Loisy in Francia, di George Tyrrell e di Friedrich von Hügel in Gran Bretagna, di Joseph Schnitzer e Hugo Koch (ma soprattutto, dal versante protestante, di Ernst Troeltsch e Adolf von Harnack) in Germania, di Antonio Fogazzaro, Ernesto Buonaiuti, Romolo Murri, Alessandro Casati, Stefano Jacini Jr in Italia. Il presente volume intende fare luce sul ruolo storico svolto dal modernismo cattolico.
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L'industria chimica italiana e l'IMI. 1951-1983
di Vera Zamagni
editore: Il Mulino
pagine: 329
In questo volume si affronta un importante snodo della storia economica dell'Italia postbellica: quello che vede il paese impegnato ad accogliere la rivoluzione americana della grande dimensione d'impresa. L'IMI partecipa in prima linea a tale avventura, finanziando l'ingrandimento di imprese pubbliche e private e la creazione di grandi impianti. Nel settore petrolchimico si fanno però sentire più che altrove i gravi limiti della nostra cultura imprenditoriale e di governo. Così, dopo un breve periodo di forte espansione, dalla fine degli anni sessanta i risultati diventano negativi, per farsi addirittura drammatici nel decennio successivo, in coincidenza con le due crisi petrolifere internazionali. Basandosi su uno spoglio sistematico della produzione giornalistica dell'epoca, oltre che sulle testimonianze di protagonisti interni all'IMI, Vera Zamagni ripercorre una delle pagine meno esaltanti della storia dell'Istituto Mobiliare Italiano; dalla quale però si possono trarre spunti di riflessione sull'evoluzione delle caratteristiche dell'economia, della società e della politica italiane nei decenni sessanta e settanta, oltre che sull'eredità che gli eventi di tali decenni hanno lasciato. Fortunatamente né il processo di sviluppo dell'Italia, né quello dell'IMI vennero bloccati dai "rovesci" della petrolchimica. Anzi, l'insuccesso fu foriero di cambiamenti importanti per l'economia italiana, che si ridirezionò verso i distretti industriali di piccole e medie imprese.
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Marcello II Cervini (1501-1555). Riforma della Chiesa, Concilio, Inquisizione
di Chiara Quaranta
editore: Il Mulino
pagine: 496
Fondata su un'ampia indagine documentaria, questa biografia ricostruisce il percorso umano e religioso di Marcello Cervini, papa Marcello II nel 1555, nei decenni che fecero da sfondo al dilagare in tutta Europa della Riforma protestante e alla drammatica crisi allora vissuta dalla Chiesa di Roma. Alla corte di Paolo III, di cui fu segretario e consigliere, il Cervini affinò i suoi talenti sul terreno diplomatico, fino a diventare una figura chiave della politica curiale. Destinato a incarichi di altissima responsabilità, egli fu chiamato a presiedere le prime sessioni del concilio di Trento che, proprio grazie alla sua energica azione, avrebbero sancito la definitiva condanna delle dottrine d'oltralpe. Il cruciale ruolo politico e religioso che egli ebbe nel guidare i lavori dell'assemblea consente di cogliere i drammatici conflitti che percorsero l'assemblea conciliare e ne influenzarono gli esiti, anche alla luce del suo ruolo di fiduciario dei Farnese e di autorevole esponente della congregazione del Sant'Ufficio istituita nel 1542. Questa ricerca rivela la molteplicità di strategie elaborate in quei decenni cruciali da un personaggio la cui elezione papale parve segnare una svolta nella storia della Chiesa di Roma, per confluire poi nel tenace mito agiografico dell'austero riformatore sottratto da una morte subitanea al compito di realizzare l'incisivo rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche lungamente auspicato.
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Tutti gli scritti
di Mario Albertini
editore: Il Mulino
pagine: 950
Dalla metà degli anni '80 il quadro dei rapporti internazionali si avviò verso rapidi mutamenti. Il piano per il disarmo mondiale proposto da Gorbaciov mise in gioco l'assetto bipolare tradizionale, ma non prefigurò ancora il suo superamento, possibile, per i federalisti, solo attraverso la creazione della Federazione europea e il rafforzamento delle altre grandi unità regionali. Di fronte ai grandi rivolgimenti nell'Est europeo e al crollo del Muro di Berlino, i federalisti sottolinearono la necessità di una accelerazione nella costruzione del potere politico europeo, non previsto dall Atto Unico, mentre i governi, con il Trattato di Maastricht, fissarono tappe precise per la creazione della moneta europea. Per i federalisti si trattava di sfruttare questo successo strategico per conseguire l'obiettivo politico, lo Stato europeo, anche prevedendo un nucleo federale, al fine di superare le resistenze dei paesi contrari o non ancora pronti alla cessione della sovranità. Albertini morì senza aver visto la realizzazione della moneta europea ma la battaglia a cui ha dedicato la sua vita continua, così come i suoi scritti continuano ad alimentare if dibattito sugli aspetti teorici e strategici del federalismo come strumento per superare la divisione del genere umano.
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Dizionario del sapere storico-religioso del Novecento
editore: Il Mulino
pagine: 1833
Cos'è successo agli studi sul fatto religioso nel Novecento? Qual è stata la parabola del loro sviluppo? Le interferenze fra s
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L'identità incompiuta. Paradossi dell'improvvisazione musicale
di Davide Sparti
editore: Il Mulino
pagine: 168
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Organizzare l'innovazione. Strategie di esternalizzazione e processi di apprendimento in Fiat Auto
di Francesco Zirpoli
editore: Il Mulino
pagine: 215
Negli anni Novanta le case automobilistiche iniziano ad esternalizzare la progettazione, oltre che la produzione di parti componenti, mantenendo all'interno solo il compito di regia nella progettazione dell'architettura complessiva dei modelli. Tale scelta ha comportato cambiamenti strategici e organizzativi spesso problematici. Su cosa i manager devono focalizzare la loro attenzione nel processo di esternalizzazione dell'innovazione? Quali sono le competenze che un'impresa deve sviluppare per gestire l'innovazione distribuita? Il volume risponde a tali interrogativi attraverso un'analisi empirica del caso Fiat Auto e del suo network di fornitori. Il livello di esternalizzazione della progettazione raggiunto da Fiat negli anni Novanta, il declino e la crisi, la rapidità con la quale l'impresa ha modificato la sua strategia di innovazione e il sorprendente "turnaround" fanno di Fiat un caso esemplare: studiarlo equivale ad osservare un "esperimento naturale" sui vantaggi e i limiti di una strategia di innovazione distribuita e sulle differenti opzioni che le imprese hanno per implementare tale strategia.
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America religiosa, Europa laica? Perché il secolarismo europeo è un'eccezione
editore: Il Mulino
pagine: 215
Secondo una prospettiva assai diffusa e radicata, la secolarizzazione sarebbe un portato inevitabile della modernità. Da questo punto di vista l'America, società moderna per definizione eppure profondamente religiosa, sarebbe un'eccezione tutta da spiegare. Questo libro rovescia completamente la prospettiva: è l'Europa l'eccezione rispetto al resto del mondo, che assiste oggi a una grande fioritura di movimenti religiosi cosiddetti "emozionali". Quello che va spiegato, dunque, è il radicale secolarismo delle società europee. Perché su questa sponda dell'Atlantico siamo convinti che per essere moderni occorra essere secolarizzati? La risposta non chiama in causa soltanto le coscienze, ma anche e soprattutto ragioni storico-istituzionali. Di qui un possibile insegnamento, che cozza contro il senso comune europeo: se vogliamo integrare le religioni nella società, meglio offrire loro accesso alla sfera pubblica. Per tale compito il nostro continente, con una storia improntata alla difesa "dalle" religioni, è meno attrezzato dell'America, la cui vicenda è ispirata alla difesa "delle" religioni.
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