Il Mulino
Eclisse della socialdemocrazia
di Giuseppe Berta
editore: Il Mulino
pagine: 156
A un passo dalle regionali italiane di marzo, banco di prova del nuovo partito democratico, e in vista dell'altro esame cruciale per la sinistra europea che saranno le elezioni inglesi di giugno, l'analisi severa e stringente di Berta è riproposta in una nuova edizione integrata e aggiornata. Nel corso del ventesimo secolo la socialdemocrazia ha rappresentato il grande progetto di correggere ed equilibrare l'evoluzione capitalistica con una forte spinta alla giustizia sociale. Con il welfare e l'economia mista la socialdemocrazia ha segnato una lunga e positiva stagione di "democrazia ugualitaria" nella politica europea e anche americana. Ma nell'Europa contemporanea essa ha finito per smarrire quell'istanza di equità che l'aveva caratterizzata, finendo per candidarsi niente più che a una gestione modernizzatrice dell'economia, come ha fatto in particolare il New Labour di Blair. È parso insomma che non vi fosse altra prospettiva che amministrare il capitalismo, assecondare l'evoluzione economica. Ora che la crisi globale ha infranto l'illusione che la macchina dell'economia generi da sé maggior benessere per tutti, la socialdemocrazia è muta.
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Il modernismo in Italia e in Germania nel contesto europeo
editore: Il Mulino
pagine: 498
L'8 settembre 1907 Pio X con l'enciclica "Pascendi Dominici gregis" condannava come eresia qualsiasi tentativo di conciliare annuncio cristiano e mondo moderno. L'enciclica papale e il decreto "Lamentabili sane exitu" davano a questa "eresia" il nome di "modernismo" individuandone la caratteristica comune nell'intento di trasformare il cattolicesimo in una sorta di cristianesimo non dogmatico e di protestantismo liberale. La temperie culturale della società europea in cui la "crisi modernista" vedeva la luce era quella di un progressivo processo di democratizzazione e di accoglimento di istanze liberali: l'appello per la libertà di pensiero, per la critica a ogni forma di autoritarismo, per l'adozione del metodo scientifico, per il rispetto del pluralismo, per i diritti delle donne, sollecitava le coscienze più avvertite del mondo cattolico a proporre tentativi di modernizzazione sociale del cattolicesimo. Tra queste coscienze più avvertite si potevano annoverare i nomi di Lucien Laberthonnière e Alfred Loisy in Francia, di George Tyrrell e di Friedrich von Hügel in Gran Bretagna, di Joseph Schnitzer e Hugo Koch (ma soprattutto, dal versante protestante, di Ernst Troeltsch e Adolf von Harnack) in Germania, di Antonio Fogazzaro, Ernesto Buonaiuti, Romolo Murri, Alessandro Casati, Stefano Jacini Jr in Italia. Il presente volume intende fare luce sul ruolo storico svolto dal modernismo cattolico.
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L'industria chimica italiana e l'IMI. 1951-1983
di Vera Zamagni
editore: Il Mulino
pagine: 329
In questo volume si affronta un importante snodo della storia economica dell'Italia postbellica: quello che vede il paese impegnato ad accogliere la rivoluzione americana della grande dimensione d'impresa. L'IMI partecipa in prima linea a tale avventura, finanziando l'ingrandimento di imprese pubbliche e private e la creazione di grandi impianti. Nel settore petrolchimico si fanno però sentire più che altrove i gravi limiti della nostra cultura imprenditoriale e di governo. Così, dopo un breve periodo di forte espansione, dalla fine degli anni sessanta i risultati diventano negativi, per farsi addirittura drammatici nel decennio successivo, in coincidenza con le due crisi petrolifere internazionali. Basandosi su uno spoglio sistematico della produzione giornalistica dell'epoca, oltre che sulle testimonianze di protagonisti interni all'IMI, Vera Zamagni ripercorre una delle pagine meno esaltanti della storia dell'Istituto Mobiliare Italiano; dalla quale però si possono trarre spunti di riflessione sull'evoluzione delle caratteristiche dell'economia, della società e della politica italiane nei decenni sessanta e settanta, oltre che sull'eredità che gli eventi di tali decenni hanno lasciato. Fortunatamente né il processo di sviluppo dell'Italia, né quello dell'IMI vennero bloccati dai "rovesci" della petrolchimica. Anzi, l'insuccesso fu foriero di cambiamenti importanti per l'economia italiana, che si ridirezionò verso i distretti industriali di piccole e medie imprese.
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Marcello II Cervini (1501-1555). Riforma della Chiesa, Concilio, Inquisizione
di Chiara Quaranta
editore: Il Mulino
pagine: 496
Fondata su un'ampia indagine documentaria, questa biografia ricostruisce il percorso umano e religioso di Marcello Cervini, papa Marcello II nel 1555, nei decenni che fecero da sfondo al dilagare in tutta Europa della Riforma protestante e alla drammatica crisi allora vissuta dalla Chiesa di Roma. Alla corte di Paolo III, di cui fu segretario e consigliere, il Cervini affinò i suoi talenti sul terreno diplomatico, fino a diventare una figura chiave della politica curiale. Destinato a incarichi di altissima responsabilità, egli fu chiamato a presiedere le prime sessioni del concilio di Trento che, proprio grazie alla sua energica azione, avrebbero sancito la definitiva condanna delle dottrine d'oltralpe. Il cruciale ruolo politico e religioso che egli ebbe nel guidare i lavori dell'assemblea consente di cogliere i drammatici conflitti che percorsero l'assemblea conciliare e ne influenzarono gli esiti, anche alla luce del suo ruolo di fiduciario dei Farnese e di autorevole esponente della congregazione del Sant'Ufficio istituita nel 1542. Questa ricerca rivela la molteplicità di strategie elaborate in quei decenni cruciali da un personaggio la cui elezione papale parve segnare una svolta nella storia della Chiesa di Roma, per confluire poi nel tenace mito agiografico dell'austero riformatore sottratto da una morte subitanea al compito di realizzare l'incisivo rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche lungamente auspicato.
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Tutti gli scritti
di Mario Albertini
editore: Il Mulino
pagine: 950
Dalla metà degli anni '80 il quadro dei rapporti internazionali si avviò verso rapidi mutamenti. Il piano per il disarmo mondiale proposto da Gorbaciov mise in gioco l'assetto bipolare tradizionale, ma non prefigurò ancora il suo superamento, possibile, per i federalisti, solo attraverso la creazione della Federazione europea e il rafforzamento delle altre grandi unità regionali. Di fronte ai grandi rivolgimenti nell'Est europeo e al crollo del Muro di Berlino, i federalisti sottolinearono la necessità di una accelerazione nella costruzione del potere politico europeo, non previsto dall Atto Unico, mentre i governi, con il Trattato di Maastricht, fissarono tappe precise per la creazione della moneta europea. Per i federalisti si trattava di sfruttare questo successo strategico per conseguire l'obiettivo politico, lo Stato europeo, anche prevedendo un nucleo federale, al fine di superare le resistenze dei paesi contrari o non ancora pronti alla cessione della sovranità. Albertini morì senza aver visto la realizzazione della moneta europea ma la battaglia a cui ha dedicato la sua vita continua, così come i suoi scritti continuano ad alimentare if dibattito sugli aspetti teorici e strategici del federalismo come strumento per superare la divisione del genere umano.
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Dizionario del sapere storico-religioso del Novecento
editore: Il Mulino
pagine: 1833
Cos'è successo agli studi sul fatto religioso nel Novecento? Qual è stata la parabola del loro sviluppo? Le interferenze fra s
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L'identità incompiuta. Paradossi dell'improvvisazione musicale
di Davide Sparti
editore: Il Mulino
pagine: 168
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Organizzare l'innovazione. Strategie di esternalizzazione e processi di apprendimento in Fiat Auto
di Francesco Zirpoli
editore: Il Mulino
pagine: 215
Negli anni Novanta le case automobilistiche iniziano ad esternalizzare la progettazione, oltre che la produzione di parti componenti, mantenendo all'interno solo il compito di regia nella progettazione dell'architettura complessiva dei modelli. Tale scelta ha comportato cambiamenti strategici e organizzativi spesso problematici. Su cosa i manager devono focalizzare la loro attenzione nel processo di esternalizzazione dell'innovazione? Quali sono le competenze che un'impresa deve sviluppare per gestire l'innovazione distribuita? Il volume risponde a tali interrogativi attraverso un'analisi empirica del caso Fiat Auto e del suo network di fornitori. Il livello di esternalizzazione della progettazione raggiunto da Fiat negli anni Novanta, il declino e la crisi, la rapidità con la quale l'impresa ha modificato la sua strategia di innovazione e il sorprendente "turnaround" fanno di Fiat un caso esemplare: studiarlo equivale ad osservare un "esperimento naturale" sui vantaggi e i limiti di una strategia di innovazione distribuita e sulle differenti opzioni che le imprese hanno per implementare tale strategia.
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America religiosa, Europa laica? Perché il secolarismo europeo è un'eccezione
editore: Il Mulino
pagine: 215
Secondo una prospettiva assai diffusa e radicata, la secolarizzazione sarebbe un portato inevitabile della modernità. Da questo punto di vista l'America, società moderna per definizione eppure profondamente religiosa, sarebbe un'eccezione tutta da spiegare. Questo libro rovescia completamente la prospettiva: è l'Europa l'eccezione rispetto al resto del mondo, che assiste oggi a una grande fioritura di movimenti religiosi cosiddetti "emozionali". Quello che va spiegato, dunque, è il radicale secolarismo delle società europee. Perché su questa sponda dell'Atlantico siamo convinti che per essere moderni occorra essere secolarizzati? La risposta non chiama in causa soltanto le coscienze, ma anche e soprattutto ragioni storico-istituzionali. Di qui un possibile insegnamento, che cozza contro il senso comune europeo: se vogliamo integrare le religioni nella società, meglio offrire loro accesso alla sfera pubblica. Per tale compito il nostro continente, con una storia improntata alla difesa "dalle" religioni, è meno attrezzato dell'America, la cui vicenda è ispirata alla difesa "delle" religioni.
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Confini e identità. La costruzione sociale dei diritti umani
di Willem Doise
editore: Il Mulino
pagine: 180
Ricerca, studio e vita si fondono in questo volume in cui Willem Doise ripercorre oltre mezzo secolo di psicologia sociale con uno sguardo biografico. I temi portanti di una intera vita di studioso - a partire dalle relazioni tra autoritarismo, dogmatismo e atteggiamento verso l'unificazione europea dei primi anni della carriera accademica fino ad arrivare agli ultimi studi su come ci rappresentiamo i diritti umani - vengono proposti dall'autore secondo una prospettiva del tutto unica: radicata nella società e al tempo stesso individuale. Ne risulta un'opera intima e originale dove vita e ricerca si fondono nel dare conto dei meccanismi e dei principi con cui l'uomo definisce se stesso, i propri confini sociali e costruisce i principi alla base della difesa della propria umanità.
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Voto di classe. Posizione sociale e preferenze politiche in Italia
di Maurizio Pisati
editore: Il Mulino
pagine: 234
Da tempo sociologi e giornalisti ripetono che le società occidentali sono entrate in una fase in cui le tradizionali appartenenze sociali si dissolvono a favore di una crescente individualizzazione. Fra le vittime illustri di tale trasformazione ci sarebbero le classi sociali, ormai incapaci di esercitare influenza sulle scelte elettorali. Questo quadro corrisponde alla realtà e, per quanto ci concerne più da vicino, alla realtà italiana? Solo in parte. Di fatto siamo di fronte a due processi contrastanti: da un lato, le estremità della gerarchia sociale, borghesia e classe operaia, si sono scostate dai partiti con cui avevano legami privilegiati, manifestando propensioni sempre più simili a quelle dell'elettorato medio; dall'altro, le due classi medie, impiegati e piccola borghesia urbana, che in passato avevano mantenuto a lungo una posizione mediana anche sul piano politico, hanno cominciato a fecalizzare le rispettive preferenze: i colletti bianchi sul centro-sinistra, i piccoli imprenditori sul centro-destra. Solo in questo senso si può parlare di un aumento del voto di classe. Che però avviene più in negativo che in positivo, più per avversione che per adesione. Questo libro ci mostra come.
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Vaticano II in rete
editore: Il Mulino
pagine: 352
Un gruppo di cattolici laici e impegnati nella loro Chiesa sente il bisogno di ricostruire una memoria "di base" di quel lungo e complesso processo di eventi che ha attraversato il cattolicesimo tra il 1959 e il 1965 con il Concilio Vaticano II e da inizio a un intenso scambio epistolare di riflessioni, testimonianze, letture, documenti che viaggiano, mese dopo mese, via rete e sono raccolti in questo volume. È il primo di una serie intesa a rivivere le varie fasi del Concilio ed è il frutto di un anno di lavoro, dall'ottobre 2008 al settembre 2009, scandito dalle ricorrenze del cinquantenario dell'elezione di papa Roncalli e dell'annuncio del Vaticano II. Il libro ripropone con forza l'attualità del Concilio e mette a confronto l'idea di Chiesa che esso delineò con la realtà ecclesiale di oggi, senza tacere gli inciampi sul cammino ecumenico di questi ultimi anni. Anche per questo la formula della coedizione Claudiana-Mulino e il dialogo intrecciato nell'introduzione con la Moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede, acquistano un significato ecumenico preciso.
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