Zandonai
Suppliziario salgariano
editore: Zandonai
pagine: 112
Tra coraggiosi ribelli, intrepidi capitani di navi in burrasca e combattenti formidabili, la fantasia di Salgari ha generato personaggi destinati a sedurre generazioni intere di lettori, e a diventare icone, quando non di moralità, almeno di una certa attitudine nei confronti dell'esistenza. Ebbene, è proprio di tali eroi senza macchia e della loro allure che il Suppliziario rifiuta di dar conto - salvo qualche rara eccezione - con rigorosa fermezza. I protagonisti di questi settantotto impressionanti episodi, infatti, sono poveri sventurati e feroci criminali, tronfi sovrani e umili servitori, comparse spesso anonime accomunate da una parentesi di agonia o da una fine straziante. Dopo oltre un secolo di assoggettamento ai più noti compari, essi ricevono un meritato tributo qui, in questo catalogo di spaventevoli supplizi, selezionati tra le pagine sahariane più truculente ed efferate. È a loro, oltre che alla memoria del "re dell'avventura", che questo repertorio della crudeltà umana è dedicato, nella speranza che il sovrano distacco del suo indimenticato autore possa rappresentare un valido antidoto all'imperante voyeurismo. Con un'introduzione di Santi Urso.
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Freelander
di Miljenko Jergovic
editore: Zandonai
pagine: 192
Quando tutto nella vita è andato storto, come al professor Karlo Adum, vedovo e pensionato, il quale ormai fa affidamento solo su una buona e vecchia Volvo che in trent'anni non lo ha mai piantato in asso, è forse giunto il tempo di mettersi in viaggio, e di portare con sé una pistola. Al volante della sua fedele amica, il professore percorre i chilometri che separano Zagabria da Sarajevo, la città natale da cui manca da quasi mezzo secolo. Davanti ai suoi occhi sfilano rovine, campi minati, ciminiere arrugginite e i bizzarri abitanti di una terra che non gli appartiene più. In questo pungente e disincantato romanzo on the road dominano, esplosivi, gli slanci, gli sdegni, le ossessioni e lo spirito ilare di un autore come Jergovic, che quando scrive mette in gioco l'intera esistenza.
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Guerra senza battaglie. Una vita sotto due dittature
di Heiner Müller
editore: Zandonai
pagine: 370
A oltre quindici anni dalla morte, Heiner Müller resta, insieme a Bertolt Brecht, il maggiore drammaturgo tedesco del Novecento e tra i più acuti interpreti delle travagliate sorti del proprio Paese, prima e dopo la svolta del 1989. "Una vita sotto due dittature", come recita il sottotitolo di questa intensa autobiografìa, riassume il percorso di un artista multiforme e controverso, che dopo l'inquieta giovinezza nella Germania hitleriana ha attraversato, da protagonista suo malgrado, l'intera vicenda storica della DDR, dalla nascita fino al clamoroso tracollo. La sua vita e la sua opera si rivelano emblematiche per indagare il complesso rapporto fra un intellettuale del suo calibro e il potere, da cui è scaturita una singolare commistione di atteggiamenti opposti: fedeltà e dissenso nei confronti del regime, vocazione al conflitto e opportunismo strategico. Dal suo racconto - conciso e quasi epigrammatico, ricco di aneddoti e battute fulminanti - affiora via via, in un gioco straniante di maschere, l'autoritratto di un Paese, la DDR, schiacciato tra utopia e repressione, prigioniero di illusioni e inganni che l'autore svela con implacabile lucidità. Un Paese amato e odiato, contro il quale Müller ha combattuto, con le sole ma affilatissime armi del paradosso e dell'ironia, un tipo di guerra particolare, quella che non prevede battaglia.
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Kapò
di Aleksandar Tisma
editore: Zandonai
pagine: 325
Alla follia della distruzione che impera nel lager c'è chi si è adattato e ha accettato di ritardare la propria morte affrettando quella altrui: il kapò. In questo straordinario romanzo Tisma descrive - con potenza letteraria e un rigore documentario- la caparbia vitalità e la forza animalesca che consentono a Vilko Lamian, ebreo battezzato e assimilato, di sopravvivere a Jasenovac e Auschwitz cambiando identità e trasformandosi nel kapò Furfa. Ora, dopo la guerra, tormentato dal ricordo dei suoi misfatti e dal terrore della vendetta postuma della storia, ma soprattutto ossessionato dalla figura di una delle sue vittime, Helena Lifka, si mette sulle tracce della donna, convinto che solo lei possa giudicarlo e magari assolverlo. Tisma indaga qui - sollevandosi nettamente al di sopra di ogni contingenza e con una sensibilità lancinante nel registrare il frantumarsi dell'identità - ciò che resta di un uomo quando è costretto ad attingere alle sue estreme risorse, a scacciar via da sé ogni timore e senso di pietà. E la sua opera è prodigiosamente all'altezza del compito: ferisce, viviseziona, scuote le certezze, ci tiene all'erta contrastando l'oblio.
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Microliti. Testo tedesco a fronte
di Paul Celan
editore: Zandonai
pagine: 172
"Microliti sono, pietruzze appena percepibili, lapilli minuscoli nel tufo denso della tua esistenza - e ora tenti, povero di parole e forse già irrevocabilmente condannato al silenzio, di raccoglierli a cristalli? Rifornimenti sembri attendere - donde dovrebbero venire, di'?" Così Paul Celan descrive nel 1956 i suoi frammenti in prosa, siano essi aforismi sulla natura della poesia e sull'identità ebraica, o sapidi apologhi che hanno come bersaglio la società letteraria, o ancora narrazioni fulminanti ed emblematiche. Il tentativo di riunirli in un libro - tentativo a cui il poeta stesso rinunciò in vita - è riuscito solo, con grande fatica e altrettanto amore, alla generazione successiva. Nel presente volume i microliti celaniani vengono resi, in prima traduzione mondiale, nella loro nuda e fatidica sequenza cronologica. E sprigionano così, a immagine pura della pura vita che li generò, tutta la lapidaria forza della scrittura di Celan.
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Ludwig
di David Albahari
editore: Zandonai
pagine: 125
Due scrittori belgradesi, un tempo amici inseparabili, sono ora avvinti da un odio incontenibile. Il primo, Ludwig, un vanaglorioso ex autore di best-seller di fama internazionale, in pieno declino fisico, continua a essere idolatrato dal pubblico e dalla critica, e a calcare come una star la scena letteraria e mediatica. Il secondo è l'anonimo io-narrante di questo sofferto e incalzante monologo, un perdente di talento ma in profonda crisi creativa, quasi predestinato al ruolo di cavalier servente dell'amico, più istrionico e spregiudicato di lui. Un morboso gioco delle parti che culmina nell'acquisto di una pistola e in un inganno dalle tinte paradossali: l'appropriazione indebita di un libro mai scritto, il plagio di un'opera soltanto immaginata. E una città come Belgrado, provinciale regina del kitsch e della stampa scandalistica, feroce e umanissima al tempo stesso, è la cornice perfetta di questo grottesco intrecciarsi di verità e finzione. Chi è il traditore e chi il tradito?
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Mia è la vendetta
di Friedrich Torberg
editore: Zandonai
pagine: 83
In una nebbiosa giornata di novembre del 1940, sul molo del New Jersey, un uomo attende i suoi amici provenienti dall'Europa. Più volte la sua attenzione è attratta dalla figura scarna e curva di uno straniero sulla quarantina che si aggira inquieto nella sala arrivi e sul pontile di sbarco, trascinando vistosamente la gamba sinistra. Quando gli chiede chi stia aspettando, lo straniero risponde che sono tanti, settantacinque, quelli che dovrebbero arrivare, eppure non giunge mai nessuno. A tormentare lo straniero è il ricordo degli eventi accaduti poco tempo prima in un lager nazista sul confine olandese, dal quale è fuggito. Il comandante del campo Wagenseil sceglie una vittima dopo l'altra tra gli ottanta ebrei lì rinchiusi, e tortura le sue prede nel corpo e nell'anima al punto che esse decidono di darsi la morte. Nella baracca in cui i prigionieri si ritrovano ammassati si accende il dibattito fra due gruppi contrapposti: gli uni - rappresentati dal candidato rabbino Joseph Aschkenasy - ritengono di dover andare incontro al proprio ineluttabile destino lasciando la vendetta a Dio, gli altri pensano invece sia opportuno reagire. Perché mai non aggredire l'aguzzino durante i suoi interrogatori e, dato che non c'è via di scampo, non trascinare anche lui nella morte? In questa narrazione, pubblicata nel 1943 durante l'esilio negli Stati Uniti, Torberg porta ai suoi più radicali esiti il dramma della non resistenza ebraica e il tema della legittima difesa.
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Sfinge
di Anne Garréta
editore: Zandonai
pagine: 149
Immersa nelle luci notturne di Parigi e New York "Sfinge" è la storia di una passione divorante e anomala in cui molto viene occultato: dalla prima all'ultima pagina, infatti, il lettore non sa se i due amanti siano un uomo e una donna, oppure due uomini, o ancora due donne. E questo imprime al libro uno stile folgorante e raffinato - a tratti quasi oracolare - che consente ad Anne Garréta di sfoderare la sua stupefacente dimestichezza con gli enigmi dell'eros e una perfetta padronanza del gioco letterario. È difficile non finire irretiti da queste pagine cariche a un tempo di sensualità e di morte: quel che la carne unisce, l'incerta identità dei due protagonisti separa, lasciandoci senza difese dinanzi alle abissali domande suscitate in noi da una divinità inconoscibile, quella sfinge che è l'amore.
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Minotauro
di Péter Nádas
editore: Zandonai
pagine: 221
Suscitano una sottile inquietudine questi labirintici racconti di Péter Nádas, perché scavano nel profondo delle nostre paure. Soprattutto quella che dovremmo avere di noi stessi, incapaci come siamo di conoscere e rispettare i nostri limiti, e sempre in procinto di cader vittime di un elemento mostruoso che può culminare in follia distruttiva. Nádas esplora con rara penetrazione psicologica quel fragile spazio interiore nel quale conformismo e repressione sociale possono facilmente incidere solchi di violenza e abuso. Lo sperimentano soprattutto i suoi giovani protagonisti, costretti a confrontarsi con l'enigmaticità delle azioni degli adulti, e con una delle tentazioni più radicate nell'animo umano: esercitare voracemente il potere assecondando il minotauro che è in noi.
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La donna sulla pietra
di Ivo Andríc
editore: Zandonai
pagine: 138
Come pochi altri scrittori Andric si rivela maestro nel suscitare gli interrogativi estremi dell'esistenza toccando le sensazioni più semplici ed esplorando le evidenze quotidiane. Non a caso ogni racconto di questa raccolta ci offre il ritratto di una protagonista donna, quasi che l'autore scandagliasse nelle pieghe più intime dell'animo femminile e dietro le mura domestiche proprio per avvertirci che la vita e il destino degli esseri umani non sono fenomeni facilmente accessibili. Anzi, essi appaiono bifronti: la parte in chiaro, quella rivolta al mondo, ne sottende sempre un'altra, interamente in ombra, da cui promanano le forze più indomabili. Eppure le donne di questo libro si svelano tutte in un gesto, in un'esitazione, in un inatteso moto di rivolta: dalla cantante lirica alle prese con il dramma dell'invecchiamento ma capace di una potente catarsi poetica, alla moglie maltrattata che rivendica il suo diritto alla scelta, fino alla sconosciuta della quale ci viene descritta solo la danza che i suoi piedi compiono sotto il tavolo di un ristorante, osservata da un solitario avventore a cui quei piedi, irrequieti e separati dal resto del corpo, sembrano mossi da "fili invisibili, seguendo un testo sconosciuto, al ritmo di una musica impercettibile, nello spirito di una regia fantastica". Un Andric inedito, lontano dall'epos balcanico che lo ha reso celebre, ma vicinissimo alle radici segrete della sua arte narrativa.
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