fbevnts Tutti i libri editi da Zandonai - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 3
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Zandonai

Berlino

di Ales Steger

editore: Zandonai

pagine: 125

La Berlino raccontata da Ales Steger in questi trentuno episodi - corredati da foto dello stesso autore - non è solamente la città che ognuno di noi può aver visitato o anche solo immaginato attraverso i libri e i film, ma è il ritratto di un anno di permanenza del giovane poeta e scrittore sloveno nella capitale tedesca e delle sue flanerie attraverso i suoi luoghi più segreti e bizzarri. I brevi testi del libro - a metà tra il racconto di viaggio, la guida letteraria e il taccuino filosofico - nascono da incontri girovaghi con le persone e le memorie della capitale, che nonostante i grandi cambiamenti non può e non vuole mascherare le ferite del proprio passato.
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15,00

Lontano da loro

di Laurent Mauvignier

editore: Zandonai

pagine: 89

Luc ha vent'anni. Ama il cinema, soprattutto i vecchi film e gli attori di un tempo, e detesta la realtà che lo circonda. È duro imparare la propria parte nel mondo, soprattutto se si è figli di un operaio e di una casalinga dediti a un rassegnato conformismo, e si vive in una cittadina di provincia, specchio di quella "France profonde" di cui Mauvignier disegna qui un ritratto impietoso. Per questo Luc ha deciso di andarsene "lontano da loro", lontano dalle loro presenze e dai loro sguardi, nell'intento di ricominciare tutto da capo. Per un po' sembra crederci, ma ben presto, imprigionato in una solitudine sempre più radicale, smetterà di sperare che la fine di qualcosa preluda a un nuovo inizio. Uno struggente racconto a più voci, in cui ciascuno dei protagonisti - davanti a un gesto che coglie del tutto impreparati e fa crollare ogni certezza - aggiunge le inconfondibili note del proprio dolore a una composizione straordinariamente cadenzata e di grande intensità ritmica.
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11,50

Via Pola

di Dragan Velikic

editore: Zandonai

pagine: 157

"La città delle ombre apre il suo cuore pietroso." Siamo a Pola, crocevia di popoli e culture differenti, la "Siberia marittima", come ebbe a definirla James Joyce, che la elesse a momentaneo quanto sofferto esilio e che appare tra i protagonisti di questo. In un vorticare di personaggi illustri e sconosciuti, reali e immaginari, costruttori folli e scrittori visionari, prostitute e psicopatici, si staglia, nella sua allucinata nitidezza, la figura di Bruno Gasparini, neuropsichiatra e memoria storica della città. Le confessioni dei suoi pazienti lo trascinano via via in un abisso di sogni malati, fino a farlo sprofondare nel gorgo di un'ossessione necrofila. A imprigionarlo come in una ragnatela è il fascino cupo di una Pola - scrive Claudio Magris nella sua Prefazione - "essenzialmente balcanica, lontanissima da quella della letteratura istriana italiana, in cui l'Adriatico è un soffio di gentilezza veneta".
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15,00

Nell

di Christine Lavant

editore: Zandonai

pagine: 198

Nei cinque racconti di Christine Lavant qui pubblicati "bellezza" e "tristezza" risplendono in egual misura: i protagonisti sono bambini e donne, i "piccoli" evangelici, quelli che con timore e tremore ancora credono "che prima o poi un incantesimo ci tocchi e ci rapisca dalla terra e dal mondo degli uomini". Ma i miracoli, sempre attesi, giungono per lo più troppo tardi e i suoi personaggi si trovano a dover stringere accordi con Dio, implorandolo e persino minacciandolo, consapevoli che cambiamento e capacità d'amore sono raggiungibili solo a patto di varcare gli estremi confini del dolore. La narrativa di Christine Lavant si innalza costantemente al di sopra del mondo visibile e il suo linguaggio, pervaso da una luce quasi dolorosa e teso come un arco verso il mondo spirituale, si fa preghiera. E le preghiere sono simili agli uccelli: libere e difficili da catturare, eppure messaggere di una salvezza inattingibile.
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16,00

Una primavera difficile

di Boris Pahor

editore: Zandonai

pagine: 333

Maggio 1945
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18,00

Il poeta e gli antichi dei

di Walter F. Otto

editore: Zandonai

pagine: 147

Il libro, risalente al 1942, testimonia uno dei momenti più alti e concentrati della riflessione di Walter Friedrich Otto e potrebbe essere affiancato, per tematica e profondità, al famoso testo di Friedrich Schiller "Sulla poesia ingenua e sentimentale" (1796). Ne condivide infatti l'interrogativo essenziale, vale a dire: è possibile la poesia in un'epoca in cui gli antichi dèi, che ne sono stati la vera fonte, sembrano ormai fuggiti, o sono comunque assenti? Il contrasto, che talvolta si configura come vero e proprio conflitto, è perciò quello tra l'eccessivo sentimentalismo dell'età moderna e contemporanea da un lato, e l'aridità di tale sentire dall'altro. Un'aridità che il poeta cerca di aggirare e superare ricorrendo ora al contenuto poetico per eccellenza (la mitologia) ora all'interiorità individuale e ispirata. Goethe e Hölderlin costituiscono, agli occhi di Otto, due eccezioni fondamentali a tale disincantato destino dell'Occidente, perché declinano, sia pure in modo diverso, la medesima eccezionalità che - in ciò Otto riprende Nietzsche - ha caratterizzato sin dalle scaturigini l'anima dei Greci. Il volume è corredato da un'Introduzione di Gianni Carchia, che ne inquadra il significato all'interno dell'opera di Otto, e da una Premessa di Giampiero Moretti, che evidenzia le problematiche legate alla sua ricezione nel contesto degli studi di estetica e di ermeneutica dalla seconda metà del Novecento ai giorni nostri.
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15,00

Figure della Mitteleuropa e altri scritti d'arte e di architettura

di Marco Pozzetto

editore: Zandonai

pagine: 450

Vengono qui raccolti per la prima volta gli scritti di Marco Pozzetto, da tempo ormai introvabili perché sparsi tra riviste, c
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45,00

I latitanti

di Gilberto Forti

editore: Zandonai

pagine: 235

"Il latitante è qualcuno che deve tentare di sopravvivere sforzandosi di non esistere deve imparare la lezione degli animali e accantonare quella degli uomini, anche dei più sapienti. Negli animali, credo, c'è una naturale accettazione del destino, ma anche una naturale inclinazione a difendersi fino all'ultimo prima che il destino si compia. La fortuna, poi, è arbitra per gli animali come per i latitanti." Così, nel racconto che dà il titolo a tutta la raccolta, Gilberto Forti ci restituisce in pochi tratti la misura vincolante a cui la guerra riduce persone e cose. La dimensione della sopravvivenza non coincide con quella della vita, tuttavia ha il pregio di non nasconderne la precarietà, come ben sanno i latitanti che si ritrovano sospesi, nella loro sub-esistenza, tra una "morte apparente" e una tumultuosa vita interiore. Di questo sfasamento, così come del tormentato rapporto fra memoria e oblio, testimonianza e silenzio, si nutre la scrittura di Forti che nei suoi momenti di asciutto lirismo non si esaurisce mai in un esercizio - seppur alto - di rievocazione storica o biografica. Anzi, da queste storie di giovinezza e di latitanza, ambientate per lo più fra le montagne dell'Appennino emiliano e durante la guerra partigiana, promana un alone di atemporalità che sta a indicare quanto la memoria, individuale e collettiva, sia intaccata da una rimozione necessaria.
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16,00

Destierro

di Carlo Cazzola

editore: Zandonai

pagine: 105

Chi subisce il destierro - l'espatrio - si mette in salvo, perdendo però ogni contatto diretto con le proprie origini. Il destierro costringe all'esercizio costante del ricordo, prolunga le sofferenze patite altrove, è nostalgia e silenzio. Anni settanta. Durante una vacanza estiva sul golfo di Policastro, una donna - un'esule sudamericana - sta vivendo senza saperlo le sue ultime ore. La morte giunge improvvisa e la separa per sempre dal marito. Dopo oltre vent'anni egli ritorna con il ricordo a quel 21 agosto e ripercorre a ritroso la storia del loro legame, fino a quel pomeriggio di primavera in cui conobbe una giovane argentina di passaggio a Roma. Al centro della vicenda è lei, alle prese con un passato segnato dal sequestro, dalla tortura e dalla fuga dall'Argentina in mano alla giunta militare, e minata da una malattia genetica - il Lupus - a cui non c'è rimedio. Nel ricordo delle ultime ore che precedono e seguono la sua scomparsa, in un dialogo immaginario con la donna perduta, l'uomo sembra intuire perché la memoria, anche quando inganna, sia l'unica protezione contro la morte.
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11,00

Il rogo nel porto

di Boris Pahor

editore: Zandonai

pagine: 236

Il percorso creativo di Boris Pahor, scrittore sloveno e cittadino italiano, ruota in prevalenza intorno al destino della gent
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18,00

Séraphita

di Honoré de Balzac

editore: Zandonai

pagine: 147

Considerata da Mircea Eliade "l'ultima grande creazione letteraria europea che abbia come motivo centrale il mito dell'androgino", Séraphita è ben di più: è l'opera in cui Balzac dà voce, con una tensione quasi febbrile, a un'erotica del sapere di stampo mistico, intonata alle teorie di Swedenborg. Séraphìta-Séraphitùs - essere che unisce in sé le nature del maschile e del femminile - "è un angelo giunto alla sua ultima trasformazione, che infrange il suo involucro per ascendere al Cielo"; egli è amato da un uomo e da una donna, ai quali rivela che hanno in realtà amato, trasferendolo in lui, l'amore che li legava reciprocamente e che, dopo tale esperienza iniziatica, resta loro in eredità. Non a caso il romanzo è un ripetuto atto di congedo: l'angelo purissimo è un esiliato nel mondo che si sottrae via via alle miserie terrene, mentre l'amore invisibile è colto in una continua dissolvenza, nel suo presentarsi impalpabile agli uomini. Del resto lo stesso Balzac aveva dichiarato che proprio questo romanzo, "la dottrina in azione del Buddha ha cristiano", poteva costituire la più efficace confutazione di un diffuso errore interpretativo nella lettura delle sue opere, vale a dire ritenerlo uno scrittore attento a considerare l'uomo principalmente nella sua natura mortale.
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Diabolus in musica. Prose ed elzeviri musicali

di Giorgio Vigolo

editore: Zandonai

pagine: 113

Il volume, pensato da Giorgio Vigolo già nel 1967, raccoglie una scelta di testi inediti, molti dei quali scritti per la trasmissione radiofonica "Musica e Poesia". Vigolo non mira a tradurre i fatti musicali in un linguaggio didascalico e informativo, né si limita a indagarne il dato squisitamente tecnico: la sua prosa musicale racconta e genera storie, inseguendo per dir così il significato "diabolico" della musica, versatile musa capace di trasmigrare in altre forme artistiche, come l'architettura (che Goethe chiamava "musica ammutolita") e la poesìa. Poeta e narratore, studioso del Belli e indimenticato traduttore di Holderlin, Vigolo apre, con i suoi atteggiamenti linguistici, le suggestioni letterarie e filosofiche, e la sua padronanza musicale frutto di estesi e meditati studi, un nuovo e illuminante spazio alla critica musicale. Brevi, veloci e di squisito gusto letterario, questi saggi restituiscono con maestria l'atmosfera poetica delle opere musicali e captano ciò che nella musica si nasconde: l'anelito di assoluto, la dimensione ritmica come memoria dei suoni e le inquietudini etiche, specie fra Barocco e Romanticismo, quando il suono aereo e spirituale convive con la pietra, il peccato e la morte.
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