Arte
Sulla fotografia
di Lewis Carroll
editore: Abscondita
pagine: 74
Una grande affinità legò Lewis Carroll e il suo fantastico universo alla fotografia. La morte del soggetto, la sua resurrezione al di là del reale, l'arresto del tempo, la presenza di ciò che è assente e l'assenza di ciò che è presente, tutti questi paradossi Carroll li visse un'infinità di volte dietro il suo obiettivo. La fotografia svolse un'altra funzione per il grande poeta: quella di essere la camera di compensazione della sua vita amorosa frustrata. Noi fotografi siamo una genia di bricconi, di guardoni e di ladri. Ci troviamo ovunque non siamo desiderati; tradiamo segreti che nessuno ci confida; spiamo senza vergogna ciò che non ci riguarda e ci appropriamo di cose che non ci appartengono. E, a lungo andare, ci ritroviamo possessori delle ricchezze di un mondo che abbiamo depredato. Fu dunque la fotografia che permise a Lewis Carroll, a questo pastore tentato dal maligno, di esorcizzare i demoni che lo perseguitavano. Grazie alla fotografia, la cattura dell'immagine poteva surrogare il possesso. "Era fatale" scrive André Bay, uno dei suoi più profondi conoscitori, "che Carroll facesse intervenire questo schermo tra l'inaccessibile fanciulla e la sua brama di averla. Egli la possedeva attraverso l'obiettivo". (Dallo scritto di Brassaï). Il volume raccoglie una serie di scritti sulla fotografia usciti su diversi periodici tra il 1855 e il 1899 e un saggio di Brassaï sulla fotografia dell'autore di Alice.
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Giovanni Barozzi. Liber Ordinarius Divinorum Officiorum et Consuetudinum Ecclesiae Pergami (1456-1464)
editore: Silvana
pagine: 200
Emerge dall'Archivio Capitolare della Diocesi di Bergamo un particolare documento, testimone di storia locale, ma che consente di aggiungere una tessera al mosaico più grande della storia della città nel XV secolo e della storia del culto tra la fine del medioevo e l'età moderna. Pur occupandosi nella sua prima parte di questioni rituali e procedurali di vescovo, capitolo di San Vincenzo (cattedrale) e capitolo di Sant'Alessandro e nella seconda del minuzioso rituale della messa pontificale, cioè presieduta dal vescovo, questo brogliaccio della metà del XV secolo, redatto al tempo del vescovo Giovanni Barozzi, si inserisce nel clima sociale e religioso della Bergamo di quel tempo.
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Robert Mapplethorpe. Fotografia a mano armata
di Jack Fritscher
editore: Johan & levi
pagine: 348
New York, autunno 1978. Giovedì sera, alle otto spaccate, Robert Mapplethorpe, elegante e sfrontato nella sua giacca di pelle nera, scende le scale e fa il suo ingresso nella sala principale del famigerato Mineshaft, il brulicante club sotterraneo per soli uomini tempio e ricettacolo di ogni forma di perversione. È il decennio famelico e scintillante dell'emancipazione gay: arte e sesso sono legati a doppio filo e il pronostico warholiano sui quindici minuti di celebrità è un imperativo esistenziale. Mapplethorpe, il fotografo scandaloso e provocatorio per eccellenza, brandisce la sua Hasselblad come fosse un revolver e mira dritto al lato oscuro di quegli anni, di cui è insieme testimone e protagonista: nudi statuari o corpi fasciati in latex e corde, scene leather e pratiche feticiste, fino agli autoritratti luciferini. Un "fuorilegge" venuto dall'Inferno, che ha preso d'assalto i dogmi della società americana ed è diventato, nonostante i tentativi di censura, uno tra gli artisti più acclamati del Ventesimo secolo dopo la sua morte per AIDS nel 1989. Questa di Jack Fritscher - amante e compagno di Mapplethorpe alla fine degli anni settanta e direttore della prima rivista che pubblicò le sue controverse immagini - non è una biografia in senso stretto: è il ritratto di un'epoca dal cuore selvaggio, raccontata nei suoi estremi e bizzarrie attraverso una scrittura sincopata, ironica, fatta di dialoghi fulminei e ritratti allucinati.
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Vivian Maier fotografa
editore: Contrasto
pagine: 136
Un bravo Street photographer deve possedere molti talenti: un occhio per il dettaglio, per la luce e la composizione, un tempismo impeccabile, un atteggiamento partecipe e umano verso gli altri e un'instancabile capacità di continuare a scattare per riuscire a cogliere ogni istante. È già difficile trovare tutte queste qualità in un fotografo professionista che dispone di una buona preparazione e vive a contatto con colleghi e mentori, ed è ancora più raro trovarle in una persona priva di formazione specifica e senza una rete di relazioni professionali. Vivian Maier invece possedeva queste doti. Bambinaia di professione, fra gli anni Cinquanta e Novanta ha scattato più di centomila fotografie in diverse parti del mondo dalla Francia a New York e Chicago senza mai mostrarle a nessuno. Sono immagini straordinarie, di ampio respiro e di ottima qualità che raccontano con ironia, sensibilità e dinamismo le mille sfaccettature della vita urbana americana nel periodo della rinascita postbellica. Oggi possiamo ammirare queste fotografie grazie a John Maloof, uno studioso di storia che alcuni anni fa si aggiudicò una cassa di negativi a una vendita all'asta di Chicago, riportando così alla luce la straordinaria opera della Maier. Questo volume presenta una raccolta di immagini inedite provenienti dall'incredibile archivio fotografico di Vivian Maier. Prefazione di Geoff Dyer.
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Bernardo Buontalenti e la Grotta Grande di Boboli
editore: Maschietto editore
pagine: 176
La monografia presenta è incentrata sulla Grotta Grande nel Giardino di Boboli in Palazzo Pitti, opera straordinaria del tardo Rinascimento fiorentino, e sulla figura del suo autore, il poliedrico artista, architetto e designer Bernardo Buontalenti. Il volume è diviso in due parti. La prima contiene otto saggi, dove i maggiori esperti italiani della materia trattano dei significati della Grotta, analizzano le sculture e gli affreschi, di grande valore artistico, in essa contenuti, presentano nuove ipotesi sulla funzione dell'eccentrico edificio e ricostruiscono il rapporto tra il potere mediceo e l'idea del 'freddo', che la Grotta esprime e simboleggia. La seconda parte è interamente visiva e presenta un 'viaggio meraviglioso', per immagini, all'interno dei tre ambienti che compongono la Grotta, realizzato dal fotografo e art director Luca Stoppini.
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Reinventare Ikea
editore: L'Ippocampo
pagine: 216
Se la vostra cucina è troppo simile a quella dei vicini, se non sapete come inserire un tocco rétro nel soggiorno o desiderate
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Arredamento d'interni industrial vintage
di M. Eugenia Silva
editore: Loft media publishing
pagine: 492
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Il restauro dei portali di San Petronio a Bologna. Studi e approfondimenti
editore: EDIFIR
pagine: 232
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Fotografia europea 2016. La via Emilia. Strade, viaggi, confini. Ediz. italiana e inglese
editore: Silvana
pagine: 260
L'1 febbraio del 1986 si apriva a Reggio Emilia la mostra Esplorazioni sulla via Emilia, progetto che univa fotografia, letteratura, musica e cinema intorno al tema della storica strada che va "dal fiume al mare". La mostra si inseriva pienamente nel clima sociale e culturale di quegli anni, destinata a divenire un punto di riferimento per la fotografia di paesaggio italiana. Oggi, a trent'anni di distanza, Fotografia Europea prende spunto dalle numerose suggestioni proposte dalla mostra per avviare una rinnovata riflessione per immagini sia sulla stessa via Emilia che sui concetti e sulle tematiche legate alla strada, ai luoghi di transito e di confine. Tre decenni sono trascorsi in cui sono cambiati tanto il mondo quanto i modi di rappresentarlo: globalizzazione e digitalizzazione del mondo, e quindi anche dei modi di tentare di capirlo e rappresentarlo. Questa edizione di "Fotografia Europea" unisce la celebrazione della mostra storica alla ricerca di nuove chiavi di lettura del presente.
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Boccioni e il futurismo
di Roberto Longhi
editore: Abscondita
pagine: 118
"Mi conosco un poco in arte italiana, e vi posso assicurare che di grandi scultori non ne abbiamo avuti molti; ma alcuni grandissimi, addirittura che bastano. Sono Giovanni Pisano, Giotto, Jacopo della Quercia, Antonio Rizzo, Michelangelo. Eppoi di grande tradizione scultoria, di grande stile - perché voi credete bene al grande stile, lo so - più nulla. Ho già detto di passata perché non si può pretender nulla da Bernini: varrebbe la pena di cercare più tardi se non fosse per fermarci a Rosso che per quanto grande ci appare troppo spaesato per poterlo includere in questo glaciale menu di grandezze? Non credo. Bisogna dunque cercare tutti i modi - dalla impersonalità storica più irreprensibile ai pugni alle bastonate - per far comprendere a chi spetta di comprendere, in Italia, che a quella schiera magica va aggiunto al più presto, subito, il nome di Boccioni - questo grande scultore."
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